
Stella (Savona) – La tomba di Carla e Sandro Pertini
Trentacinque anni fa moriva a Roma Sandro Pertini, tra gli eroi dell’antifascismo e tra i capi della Resistenza, socialista turatiano fedele al suo partito, integerrimo rappresentante delle istituzioni repubblicane servite come parlamentare, vicepresidente della Camera dei Deputati, poi presidente della Camera stessa e, infine, dal 1978 al 1985, presidente della Repubblica.
I funerali, in forma privata, si svolsero a Stella, il comune di nascita di Sandro Pertini, dove la casa natale e la tomba di famiglia sono luoghi di continua frequentazione di italiani memori.
Quando ho potuto – anche attraverso la Fondazione Sandro Pertini, voluta da Carla e presieduta da Umberto Voltolina – ho espresso la mia testimonianza e la mia riconoscenza nei confronti di una personalità che è stata parte della mia vita fin da ragazzo e poi per sempre.
Oggi – riordinando un po’ della ampia documentazione (messa a disposizione di un documentario che si sta girando e rispetto a cui sia io che Umberto abbiamo fornito parole e immagini trasformando in set il mio soggiorno milanese) –

Umberto Voltolina
riprendo qui tre fotografie che per me sono l’alfa e l’omega di una storia che ha la forma delle relazioni virtuose tra nonno e nipote, ma nella sostanza furono rapporti di valori adulti, scambiati con un uomo che non era un “nonno” (rappresentazione mediatica abituale in Italia) ma aveva dedicato la gioventù ad una battaglia senza quartiere e della gioventù aveva dunque quell’idea.
Nessuna sdolcinatezza.
Queste tre fotografie hanno dunque nessi profondi e simbolici. Certamente nella mia vita.


Le prime due riguardano il primo giorno e l’ultimo giorno del settennato di Sandro Pertini al Quirinale. Dal 1978 al 1985.
Riguardano l’uscita, a sera, dalla porta di casa nostra a Roma (con Carla e Renata che si intravedono dietro) dopo un frugalissimo brindisi.
E riguardano l’uscita da casa Pertini a rue Pastorelli a Nizza, dopo la partenza da Roma appena lasciato il Quirinale.
Racchiudono anni di speciale attenzione, in viaggi, missioni, domeniche di quiete privata, incontri pubblici e privati, spesso trepidante, quasi sempre sorretta da buon umore, pur in tante preoccupazioni civili, nella consapevolezza che non per “ragioni di Stato” ma per l’esigenza di un “privato sicuro” (tema che Carla aveva sempre visto dal primo all’ultimo giorno), c’era chi dava la massima importanza a questa finalità.
Qui le foto indicano me con il Presidente; ma ebbe pari senso la vicinanza e l’amicizia tra Carla e Renata, con un sostegno costante che aveva a che fare anche con la scelta di dare una certa attuazione alla laurea in Psicologia che Carla aveva preso oltre a quella di terminare i suoi studi in Scienze Politiche al “Cesare Alfieri” a Firenze.
La terza foto è una delle ultime di Sandro Pertini. Il suo 91° compleanno.

Ed è sul terrazzino della casa in piazza Fontana di Trevi (non così facile arrivare fin lì, che qui con Carla e Renata e con il maresciallo Gennaro Jovine fidatissimo di casa Pertini, per salutare i cittadini che si sbracciano dalla piazza.
Qui sotto la lapide che il Comune di Roma ha posto all’ingresso del palazzo in piazza.

Queste foto sono la storia di un richiamo costante a valori ineludibili che la mia generazione (quasi tutta) avrebbe voluto avere da figure così integre per mantenersi lontana da derive.
Queste foto segnalano che la trasformazione professionale del mio percorso (dalla Rai, in cui ero dirigente nel 1978 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in cui ero stato chiamato nel 1985 come direttore generale) non era stata nemmeno lambita da questa relazione fraterna che risaliva agli anni più giovanili.
Come se fossero storie parallele, in cui tuttavia la coscienza di sistema agiva per poter assolvere ad alcuni compiti con concretezza e responsabilità.
Nel 35° della sua scomparsa ricordo a me stesso (anche qui per l’influenza che quel testo e quella rappresentazione ebbe nella nostra formazione) l’espressione che Bertold Brecht mette in bocca a Galileo “sventurata è la terra che ha bisogno di eroi”. Il senso di predicare quella “normalità” dei valori civili, ci fu chiaro. Ma una larga parte degli italiani riconobbe l’eroismo senza tregua che aveva ispirato per anni un socialista ligure irriducibile per chiudere i conti con un dittatore nefasto. Una medaglia che Sandro Pertini non si è messa da solo sul petto. E che tanti hanno accolto come una proposta di pensiero.
