
Una tessera del mosaico che potrebbe spingere l’Europa a fare scelte giuste
Stefano Rolando
Versione audio : https://www.ilmondonuovo.club/cremlino-aggressivo-contro-il-quirinale/
Versione scritta (16.2.2025) https://stefanorolando.it/?p=10268
(questa versione: https://stefanorolando.it/?p=10306)
Per spiegare i passaggi di una crisi non bastano mai le immagini pur eclatanti che scivolano davanti ai nostri occhi. E non bastano nemmeno i titoli anche a forte impatto, a volte imperiosi, che propongono i media.
Serve recuperare dagli organi di informazione (dalla carta stampata alla rete) alcuni dettagli delle voci espresse, delle dichiarazioni degli attori in campo. Per riflettere e valutare.
Ed è quel che sto per fare. Sia pure per punti essenziali. Nel momento in cui il blitz, per ora telefonico, di Trump per stabilire rapide intese con Putin, tese ad escludere Europa e la stessa Ucraina dal negoziato preliminare, trovano a mio parere nella crisi di rapporti che è insorta tra il Cremlino e il Quirinale una pietra di inciampo.
Questo podcast è fatto per due terzi da citazioni.
E per un terzo da cosa queste citazioni fanno emergere per dare un senso alla successione di notizie dirompenti e di peso che provengono da angoli diversi del palcoscenico.
Partiamo da mercoledì 5 febbraio. Il luogo è l’ Aula Magna della Università di Aix-Marseille.
Dopo gli interventi del Rettore e del Prolusore della cerimonia di consegna di una laurea honoris causa, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, togato di rosso e di nero, ricevuto tocco, medaglia e diploma, prende la parola prima con un francese di cortesia per qualche minuto e poi in italiano, per un discorso ragionato e calibrato sulle crisi maggiori del nostro tempo. Con le similitudini che l’analisi storica concede pur senza mai ripetere formalmente contesti e svolgimenti.
Ecco il passaggio – che va dal minuto 40’32” al minuto 42’53” di quella cerimonia, con cui Sergio Mattarella metterà in moto un’inusuale aggressiva replica da parte del Cremlino. Vicenda che nel fine settimana sta sulle prime pagine dei giornali per ragionevoli motivi.
https://www.quirinale.it/elementi/127309
Da 40’32” a 42’53”
Due minuti di Mattarella.
| Una riflessione sul futuro dell’ordine internazionale non può prescindere da un esercizio di analisi che, guardando alle incertezze geopolitiche che oggi caratterizzano il nostro mondo, richiami alla memoria la successione di eventi, di azioni o inazioni, che condussero alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale. La storia non è destinata a ripetersi pedissequamente, ma dagli errori compiuti dagli uomini nella storia non si finisce mai di apprendere. La crisi economica mondiale del 1929 scosse le basi dell’economia globale e alimentò una spirale di protezionismo, di misure unilaterali, con il progressivo erodersi delle alleanze. La libertà dei commerci è sempre stata un elemento di intesa e di incontro. Molti Stati non colsero la necessità di affrontare quella crisi in maniera coesa, adagiandosi, invece, su visioni ottocentesche, concentrandosi sulla dimensione domestica, al più contando sulle risorse di popoli asserviti d’oltremare. Fenomeni di carattere autoritario presero il sopravvento in alcuni Paesi, attratti dalla favola che regimi dispotici e illiberali fossero più efficaci nella tutela degli interessi nazionali. Il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto – anziché di cooperazione – pur nella consapevolezza di dover affrontare e risolvere i problemi a una scala più ampia. Ma, anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura. |
Poi il Presidente aggiunge – qui cito io le parole pronunciate – questa chiosa: «La strategia dell’appeasement non funzionò nel 1938. La fermezza avrebbe, con alta probabilità, evitato la guerra. Avendo a mente gli attuali conflitti, può funzionare oggi? Quando riflettiamo sulle prospettive di pace in Ucraina dobbiamo averne consapevolezza».
Il secondo angolo del palcoscenico è a 3.333 chilometri da Marsiglia. A Mosca.
Circa la rabbiosa replica del Cremlino mi affido ora alle parole di avvio della corrispondenza del Corriere della Sera del 14.2.2025. Scrive Cesare Zàpperi.
| Un attacco diretto e pesante. Parole durissime arrivano dalla Russia contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che certo non si esprime a titolo personale, attacca frontalmente il capo dello Stato italiano definendo «invenzioni blasfeme» le parole pronunciate dal capo dello Stato durante una lezione all’università di Marsiglia, lo scorso 5 febbraio. «È strano e folle sentire invenzioni così blasfeme dal presidente dell’Italia, un paese che sa in prima persona cosa sia veramente il fascismo». Così ha commentato Zakharova. «Il nostro Paese è stato sottoposto a un attacco mostruoso da parte della Germania di Hitler. Il nostro paese non solo è stato in grado di espellere il nemico dal suo territorio, ma lo ha anche scortato a casa, distruggendolo. E allo stesso tempo ha liberato l’Europa dal nazismo e dal fascismo». La portavoce della diplomazia russa afferma inoltre che, “per qualche ragione, Mattarella non ha ricordato da quale parte stava il suo Paese durante la Seconda guerra mondiale e quale «contributo» vi ha dato. «Non lo sapeva, non conosce bene la sua storia? Non credo», aggiunge Zakharova. «Tutto ciò che Mattarella ha detto durante la sua lezione all’Università di Marsiglia», ha concluso la portavoce, «offende la memoria non solo di tutti gli italiani che hanno combattuto contro il fascismo durante la Grande Guerra Patriottica e dei loro discendenti sia in Russia che in Italia, ma anche di tutti coloro che conoscono la storia e non accettano queste inaccettabili e criminali analogie». |
Terzo angolo dell’improvvisato teatro è Roma. Da Palazzo a Palazzo.
Palazzo Chigi non prende troppo tempo dietro alle percezioni politiche. La premier italiana interviene per prima.
Palazzo Chigi. Nota di agenzia.
| La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha diffuso un comunicato un paio d’ore dopo l’attacco russo: «Gli insulti della portavoce del Ministero degli Esteri russo, che ha definito “invenzioni blasfeme” le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, offendono l’intera Nazione italiana, che il Capo dello Stato rappresenta. Esprimo la mia piena solidarietà, così come quella dell’intero Governo, al Presidente Mattarella, che da sempre sostiene con fermezza la condanna dell’aggressione perpetrata ai danni dell’Ucraina». |
Il silenzio è l’’inevitabile primo posizionamento del Quirinale. Anche perché l’affronto non viene formalmente dallo zar, ma da una giornalista un po’ sulfurea portavoce del ministro degli Esteri. Per questo in assenza di repliche dirette meglio leggere quel che scrive il quirinalista dello stesso Corriere della Sera Marzio Breda. Che interpreta quel silenzio e introduce questo commento:
Leggo.
| Nel 2017, ben prima che Mosca avviasse la guerra contro l’Ucraina, Putin e Mattarella s’incontrarono al Cremlino. In agenda c’erano le crisi di Siria e Libia, ma i due accennarono pure a quanto accadeva nella capitale sul fiume Dnepr, su cui pendeva irrisolta la questione della Crimea. «Sono pronto a fare un accordo, solo che a Kiev non c’è un interlocutore affidabile», disse Putin, in risposta a una sollecitazione dell’ospite. Non l’ha mai trovata, la controparte giusta per lui. Così il 24 febbraio 2022 ha fatto scattare l’offensiva militare. Chissà se il nostro capo dello Stato se l’aspettava. Di sicuro, posto che gli avesse creduto e fosse poi rimasto sorpreso del blitz, c’è che da allora non ha mai smesso di condannare l’invasione e di sostenere le ragioni per una «pace giusta». L’ha fatto anche a Marsiglia, dieci giorni fa. E ieri, a scoppio ritardato, si è ritrovato a sua volta bersaglio di un pesante attacco russo. Mediatico e politico. Nel quale la portavoce del ministro degli Esteri, Maria Zakharova, lo accusa di aver pronunciato parole «blasfeme» e di essersi concesso «paralleli offensivi, scandalosi e palesemente falsi» tra la Federazione russa e la Germania hitleriana. «Analogie criminali», ha aggiunto. Inutile aspettarsi reazioni dal Quirinale. Dove si fa sapere però che Mattarella è rimasto «assolutamente sereno», rimandando chi volesse approfondire le ragioni della sua tranquillità (e grande pazienza) alla lettura di quel discorso del 5 febbraio. Non resta dunque che recuperare il passaggio chiave del lungo testo — una lectio magistralis sui nuovi equilibri mondiali — per capire che il parallelo tracciato dal presidente poneva un tema di metodo. E che pertanto l’attacco di Mosca è stato come minimo il frutto di un fraintendimento, se non un pretestuoso tentativo di ingerenza per dividere la politica italiana. Il presidente evocava i cupi anni Trenta, quando – come abbiamo sentito – «anziché la cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura». Frasi da inserire in una densa riflessione incentrata sull’accomodamento pacificatorio (lui ha usato l’espressione inglese appeasement) che creò parecchie illusioni, anche se di fatto anticipò la Seconda guerra mondiale. Insomma, nessun legame tra Putin e Hitler, ma uno scontato abbinamento al concetto di «guerre di conquista», com’è considerata quella mossa contro Kiev dalla Federazione russa. |
Grosso modo questo il perimetro delle prime voci in campo.
Ne arriveranno altre: da Monaco e da Bruxelles. Vediamo, ma provando a tirare noi qualche conclusione.
Perché, appunto, non ci resta che fare qualche nesso tra le notizie e provare a cogliere brevi spunti di interpretazione dei significanti prevalenti di questa scossa politica. Al di là degli aspetti rituali che appartengono alla forma – a volte vellutata, a volte violenta – delle procedure diplomatiche. E comunque tenendo aperta una riflessione su ciò che Breda chiama “un tema di metodo“. Cioè, la somiglianza che vi è nelle guerre di conquista e di depredazione, al di là di altri aspetti storici che non rendono somiglianti stati e regimi.
- Mentre Trump e Putin (non propriamente due eleganti statisti) si parlano, immaginando un’agenda esclusiva ed escludente (fuori l’Europa, fuori la stessa Ucraina, dal negoziato) per definire in termini di forza non di diritto un’intesa, la rabbiosa replica del Cremlino cavalca la fase di disprezzo per l’Italia e la Germania che sono due componenti ineludibili oggi delle voci in campo per trovare una sintesi europea che legittimi il ruolo dell’Europa. Cioè, di chi non solo ha speso denaro e mezzi per sostenere la causa ucraina ma che ospita in territori sicuri almeno 3 milioni di ucraini sfuggiti a massacri, bombardamenti e carneficine. Putin è un soggetto in guerra che salta sull’offerta di dialogo di Trump per delegittimare sia il nemico frontale (l’Ucraina) sia un sistema che sull’opposizione all’invasione ha sin qui tenuto con una stabilità.
- Parallelamente vanno tenute in considerazione le notizie provenienti da Monaco – il perimetro si allarga – cioè dalla conferenza diciamo occidentale sulla sicurezza in cui gli Stati Uniti sono rappresentati dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio e dal generale Keith Kellogg (il capo del presidio USA per la guerra russo-ucraina che nella sua bio tiene a far sapere che non ha nulla a che vedere con il signor Will Keith Kellogg fondatore della nota azienda dei cornflakes). Vance prosegue la linea della Casa Bianca. I media dicono: “A testa bassa contro l’Europa”. E la situazione obbliga Zelensky presente a Monaco a dire “ La verità è che Trump non ha un vero piano”. E Vance coglie l’occasione tedesca per vedersi con la leader dell’AFD, Alice Waidel, l’estrema destra che va alle elezioni con l’incoraggiamento di Elon Musk e ora con un vero e proprio endorsement del governo americano.
- Dal punto di vista interno italiano, così come emerge dalla solidarietà inequivoca al Capo dello Stato da parte della Presidente del Consiglio ma anche l’insieme delle forze politiche di maggioranza e opposizione (Lega esclusa) c’è un allineamento al sostegno della coerenza critica verso Putin che rinsalda un quadro che – a fronte dell’iniziativa di Trump – avrebbe potuto profilare sfilacciamenti.
- Dal punto di vista europeo l’insieme di questi fatti ha messo Ursula van der Lyen in condizioni di non rischiare ambiguità. A Monaco ha detto: “Il popolo ucraino, come noi, ha il massimo interesse a vedere una pace giusta e duratura; è particolarmente vero che i Paesi europei dovranno garantire la sicurezza e assumersi la responsabilità della ricostruzione. Siamo fermamente al fianco dell’Ucraina. Insieme ai nostri numerosi partner internazionali vogliamo garantire che possa decidere da una posizione di forza le condizioni a cui tutte le parti deporranno le armi. Il futuro dell’Ucraina è anche il futuro dell’Europa“. E ora a Bruxelles sono in corso febbrili consultazioni per assumere una linea condivisa. Il tema è annunciato: la pace deve essere “giusta”, non – come con intuizione intitola Ezio Mauro su Repubblica – “imperiale”.
- Per quanto le cose qui riepilogate mettano i brividi – scegliere di raccontarle è come dire che in queste ore la rappresentazione del Festival di Sanremo non copre esattamente tutto il nostro bisogno di capire come e dove va il mondo – brividi che hanno tuttavia anche qualche elemento produttivo. Cioè, fanno intravedere un potenziale che potrebbe portare a scelta il quadro politico europeo che esce dalle elezioni in condizioni di prevalente stallo e di continue fratture. Ho detto intravedere, che è solo un filo meno pessimistico dei principali commentatori. Che l’Italia sia parte convinta di queste scelte sarà tutto da vedere. Ma in qualche modo l’incidente tra il Cremlino e il Quirinale e la provocazione della linea della Casa Bianca sia verso il negoziato di pace sia verso il quadro politico interno tedesco, potrebbero rappresentare fattori di una fase di “primum vivere” di cui anche all’Italia potrebbe convenire di allinearsi. Perché è pur sempre un allinearsi da protagonista.
- In coda. Naturalmente la questione dei dazi pesa più delle schermaglie politiche nel generare fronteggiamenti. E, guarda caso, in virtù del loro forte export, proprio Italia e Germania rischiano di essere i paesi più colpiti.