Il dilemma del re dell’Epiro. Album delle figurine n. 21, Venerdì 3 agosto  2018

A pagina 84 del libro-intervista “Il dilemma del re dell’Epiro” è scritto:

Per dieci anni mi sono chiesto tutti i giorni quale fosse lo spazio di modernizzazione possibile nel rapporto con il sistema imprenditoriale dei media e professionale del giornalismoC’è un tempo sociale, che è quello della percezione del paese (magari anche dei corpi intermedi organizzati) di un cambiamento di rotta dello Stato (prestazioni, servizi, linguaggi) che può suturare alcune delle note “distanze” con le istituzioni. C’è un tempo politico in cui l’esercizio di un potere – come anche quello amministrativo in cui si gestiscono bilanci di qualche entità in forme sinergiche tra amministrazione e politica –  ha un ciclo segnato, salvo rare eccezioni e salvo complicità di interessi che fanno parte non solo della fisiologia del potere. C’è poi un tempo tecnico in cui la modernizzazione comprende percezione, adattamento e utilizzo delle innovazioni al servizio di processi e prodotti amministrati. Questi tre tempi hanno una loro fasatura, delle loro relazioni, un certo modo di influenzarsi a vicenda. Resta nelle mie considerazioni, appunto di “bilancio”, che l’arco di tempo 1985-1995 ha permesso di chiudere una partita in attivo, pur nella consapevolezza che essa non avrebbe messo al riparo quella modernizzazione dal rischio di deperimento o persino di azzeramento. Ma ci sono storie nella vita delle istituzioni che devono prescindere dagli uomini che le incarnano nel senso di essere impersonificate dalla cultura astratta dell’istituzione stessa, da quella che Carlo Donolo chiamava “l’intelligenza delle istituzioni indipendentemente dagli uomini che hanno contribuito a definirla”.

 

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Nella prima parte di quel decennio editori di giornali e giornalisti avevano a capo figure di rilevanti qualità con cui il dialogo era possibile sui paradigmi istituzionali, pur essendo già evidente – prima dell’arrivo di internet – il fiato corto del sistema: Giovanni Giovannini presidente della FIEG (in posa scherzosa) e Miriam Mafai presidente della FNSI (in posa seriosa).

 

  

Con il giornalismo italiano un dialogo a tutto campo centrato sull’evoluzione giuridica, tecnologica e professionale dell’editoria. Ecco i due maggiori antagonisti (tra di loro) nell’interpretazione dell’etica borghese: Indro Montanelli ed Eugenio Scalfari, entrambi ad un evento promosso dalla Presidenza del Consiglio a Villa Madama.

 

 

 

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