l dilemma del re dell’Epiro. Album delle figurine n.27, giovedì 9 agosto 2018.

A pagina 93 del libro-intervista “Il dilemma del re dell’Epiro” è scritto:


“A cavallo dei due decenni il rapporto che avevo stabilito con il Ministro della Pubblica Istruzione – anzi al servizio del Ministro della Pubblica Istruzione – era assai forte, soprattutto grazie al concorso delle nostre strutture nel sostenere i programmi delle Settimane della cultura scientifica che, con il coordinamento del prof. Paolo Galluzzi, il ministro Antonio Ruberti aveva potentemente accelerato. Non fu difficile avere una occasione per essere interpellato dallo stesso ministro in ordine all’ipotesi avanzata dai tre atenei (Torino, Siena, Salerno) sul varo dei nuovi corsi di laurea in Scienze della Comunicazione
.

Il punto di vista, che cercai di esprimere, fu oggetto di analisi interna al Dipartimento e anche di ascolto di alcune categorie che erano rappresentate nelle nostre commissioni. Poi divenne anche un draft più articolato, ancorché informale. Nel favore netto per la prospettiva che si stava disegnando, il caveat che profilai al Ministro riguardava tre punti: l’insufficienza di un punto di partenza limitato a tre città (e dunque anche tre mercati del lavoro), salvo Torino, periferici alla parte più rilevante del mercato del lavoro nel settore, cioè in particolare Milano e Roma; l’evidenza del carattere multidisciplinare del settore che doveva in un certo senso forzare un po’ le rigidità separatiste dei raggruppamenti disciplinari; l’ attenzione al mercato del lavoro nel campo regolatorio che in altre parti del mondo presentava già caratteri importanti mentre da noi era ancora limitato ai nostri uffici governativi e a una piccola struttura di garanzia ( che, come si sa, era alla vigilia di grandi espansioni).

Antonio Ruberti, uno dei migliori ministri in quel settore, colse aspetti che la sua amministrazione non aveva forse evidenziato. E optò per rimandare la decisione sull’istanza dei tre atenei precursori avviando una commissione di orientamento che fu costituita per decreto e affidata alla presidenza del filosofo prof. Pietro Rossi, dell’università’ di Torino, forse per rassicurare quel prestigioso ateneo in ordine ai suoi progetti.

Feci parte ex-oficio di quella commissione proprio in rappresentanza dell’unica amministrazione dello Stato che allora aveva una competenza esplicita nel settore. I rappresentanti accademici ebbero la maggioranza delle presenze, limitando il numero degli esperti e delle voci di impresa che forse avrebbe dovuto essere più robusto. Svettava tra gli accademici la presenza del prof. Umberto Eco, che era rispettato ma anche temuto per la libertà di giudizio che esprimeva su qualunque tema al di là di vari interessi costituiti. Grazie al grande lavoro che avevamo svolto in occasione della Buchmesse nel 1988 (e anche grazie ad altri precedenti eventi, tra cui lo “sforzo sterile” di una commissione voluta dal presidente Francesco Cossiga per una ipotesi di riformulazione dello stemma della Repubblica) il rapporto con Eco era di amicizia e in quella vicenda si consolidò su punti che poi si rivelarono cruciali”.

Foto

Con il ministro dell’Università e della RST Antonio Ruberti

Scienza spazio aperto – la collana dedicata alla promozione della cultura scientifica.

Con Umberto Eco (qui in occasione della Buchmesse 1988).

Umberto Eco, ” compagno di banco” in quella Commissione ministeriale,  è stato un formidabile produttore di disegnini che ho gratuitamente

Con il Presidente Francesco Cossiga (la foto è di alcuni dopo al CIrcolo del Esteri, a Roma).

 

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