Il dilemma del re dell’ Epiro. Album delle figurine n. 28, venerdì 10 agosto 2018.

A pagina 98 del libro-intervista “Il dilemma del re dell’Epiro” è scritto:

“Parliamo allora qui di come – essendo ormai dimostrato dopo dieci anni di grande cantiere lo “yes we can” che ci aveva animati – il tema della “resistenza” si faceva più sottile. Cioè non più giustificato dall’antica cultura del “loro passano, tu resti ma resti solo se stai il più zitto possibile”.
Quella vicenda delle “canne al vento” aveva ispirato tanta gente, generazioni di funzionari. Ma ormai si trattava di alzare l’asticella, di fronte ad un quadro di dimostrazioni che erano partite da noi, al centro, ma avevano anche trovato risposte nel territorio come i funghi.
E sempre più in quegli anni avevamo intrecciato rapporti con il territorio che dimostravano che, quando c’era un dialogo non “verticale” centrato su scambi di esperienza e anche su quel tanto di legittimazione che serve a tutti per consolidare le proprie esperienze, anche i territori più “secessionisti” sono stra-disponibili a sedersi al tavolo dello Stato. Non lo sono affatto quando arrivano funzionari che vogliono comandare senza nulla da dare in cambio, né risorse, né metodo, né idee.
Dunque io percepivo, alla fine di quel decennio, una sorta di spaccatura in due ma a macchia di leopardo delle pubbliche amministrazioni.
Resistevano ai cambiamenti le amministrazioni che dovevano risolvere nel loro sistema istituzionale e professionale immense questioni legate alla parola in rapporto al cittadino (principalmente la sanità e la giustizia); resistevano amministrazioni che avevano affidato, delegato, tutto il loro potere comunicativo alle categorie professionali (principalmente quella dell’istruzione); resistevano le amministrazioni che presidiavano corpi militarizzati (sia pure nel quadro di un loro dibattito interno a cui avevo largamente partecipato e che aveva animatori di alto livello, penso ad esempio al periodo di presidenza del Centro Alti Studi Militari svolta dal generale Carlo Jean); resisteva ma in una forma tutta sfuggente l’amministrazione degli Esteri, che avvertiva il problema (posso citare per quegli anni l’impegno e il coraggio che esercitò – se posso dirlo, proprio su temi che avevo sollevato io nel rapporto costante con l’ambiente diplomatico – l’ambasciatore Renato Ruggiero nelle sue funzioni di segretario generale della Farnesina) nel senso di voler trovare forme per affrontare anche loro evidenti bisogni ma possibilmente senza dovere dipendere troppo da regole uniformi e con regia altrove; resistevano le amministrazioni in cui i vertici amministrativi non avevano fatto cambiamenti culturali da un pezzo e che non volevano trovarsi con modifiche dei modelli organizzativi che introducevano, magari anche solo a livelli bassi, culture amministrative che li avrebbero potuti spiazzare.
Quest’ultimo sarà, in generale, il fattore decisivo dei ritardi che si protrarranno anche dopo il varo della legge 150 che arriverà solo nel 2000. E sarà il fattore condiviso, in sostanza, dalla Ragioneria generale dello Stato che non avrebbe sopportato la formazione di una diffusa dirigenza (fondata su una cultura non giuridico-amministrativa) comunque troppo costosa. L’artiglieria arriverà ovviamente proprio attorno all’applicazione della 150
”.

Foto

• Con Carlo Jean (foto del 1966 in una conferenza al gruppo dirigente Olivetti a Ivrea, presente anche Pierluigi Celli).


• Dal 1994 – mentre il primo articolato di quella che sarà la legge 150 è in gestazione – l’Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale (fondata a Milano nel 1990) promuove a Bologna il Salone della comunicazione pubblica , creando per la prima volta un terreno di racconto e narrativa per la P.A. che “cambia verso”, rispetto alla cultura del “silenzio&segreto” e inizia a creare condizioni di servizio ai cittadini. Qui all’apertura della prima edizione: con Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri) e Giorgio Bernini (ministro Commercio Estero), con Pierluigi Bersani (presidente della Regione Emilia Romagna).

• Nel 1990 nella sede della Stampa estera a Roma la presentazione del nuovo soggetto sociale e professionale rappresentato dalla Associazione della Comunicazione pubblica e istituzionale: Stefano Rolando (istituzioni centrali nazionali) presidente, vicepresidenti Gerardo Mombelli (istituzioni internazionali), Guglielmo Trillo (partecipazioni statali) e Roberto Vallini (enti territoriali). Citazione a pag. 138.

• Cinque anni dopo, al COMPA, il Dipartimento Informazione ed Editoria presenta – poco prima dell’avvio dell’era internet in Italia – il servizio permanete interattivo in rete realizzato sperimentalmente come primo portale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la collaborazione dell’Agenzia Giornalistica Italia (gruppo ENI).          Nella foto la conferenza stampa a Bologna con l’a.d. AGI M. Lainè e la direttrice del Servizio Informazione del DIE Mirella Boncompagni.

 

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