Partitodiazione. Tre interventi di Stefano Rolando

 

Roma, 21 novembre 2017

Centrosinistra in stallo

Stefano Rolando, presidente del Consiglio nazionale del partitodiazione, ha commentato oggi il punto di stallo del negoziato tra i soggetti politici che si ritengono compresi nell’arco del centrosinistra:

Gli azionisti furono intransigenti. La memoria del loro operato, nella Resistenza e alla Costituente, segnala sempre posizioni nette, contro l’adattamento tra il vecchio e il nuovo, per un rinnovamento profondo del paese dopo una guerra terribile e un fascismo che aveva cacciato l’Italia nell’abisso. Abbiamo di recente ripreso quel nome rispettando storie, stili, tensioni, speranze. Lo sguardo ai nodi attuali dell’Italia – che hanno ancora poco tempo per essere sciolti – pongono temi non inferiori quanto a rischi e ad involuzioni possibili. Ma qui non appare giusto né l’opportunismo dei mestieranti della politica, né il protagonismo di chi cerca visibilità con la vecchia logica di estremizzare le proprie posizioni, né la percezione di un’autosufficienza ormai negata dai fatti. Qui una “posizione netta” deve operare fin che possibile per una realistica convergenza elettorale del centrosinistra legata senza ambiguità alla vocazione europea“.

 

Roma, 3 ottobre 2017

Formazione degli organi del Partitodiazione.

Dichiarazione sulla crisi catalana

Comunicato stampa

Si è svolta oggi a Roma nella sede di via Boezio 14  l’Assemblea Costitutiva del partitodiazione (www.partitodiazione.it), che ha eletto gli organi dirigenti, in particolare la Direzione e la Segreteria. E’ stato eletto presidente il prof. Stefano Rolando che, in relazione alla difficile situazione politica spagnola, ha dichiarato:

Il principio dell’auto-determinazione dei popoli è stato un costante punto di riferimento del Partito d’Azione, sin dalla prima fondazione nel 1853 da parte di Giuseppe Mazzini. Per questo motivo, consapevoli della specificità della storia identitaria catalana, riteniamo che le rivendicazioni autonomiste andavano seguite con la più grande attenzione non solo dalla Spagna, ma anche dalle Istituzioni europee. La posizione dell’Europa avrebbe potuto preparare una sponda di ragionevole verifica delle condizioni di un’autonomia nel quadro degli equilibri generali della Unione. Una posizione che invece si è auto-emarginata perché, come già troppe volte accaduto, è rimasta bloccata da eccesso di prudenze. Resta vero che forme e contenuti del referendum catalano sono discutibili, così come è vero che in questa fase della storia emergono in Europa eccessi di sovranismo che non sono nella direzione giusta per aiutare il consolidamento europeo. Il negoziato nazionale era possibile ed è saltato prima per scelta del governo spagnolo, poi per azioni di brutalità poliziesca che riaprono nella memoria spagnola ed europea ferite lontane ma non del tutto rimarginate. Purtroppo il presidente Rajoy non è stato assolutamente convincente in questa circostanza, scontando vecchi e nuovi errori, né invocando le ragioni (pure formalmente esistenti) del diritto e della costituzione, né dando per scontata una forza della Spagna monarchica che non è né politica né economica. È parimenti chiaro che esiste una componente sociale catalana unionista, le cui volontà non devono essere ignorate, meno che mai coartate. Noi ci richiamiamo alla storia del Partito d’Azione che al conflitto civile spagnolo del 1936 prese parte con i combattenti di Giustizia e Libertà dalla parte dei repubblicani contro i fascisti del generale Franco. La situazione creata ci preoccupa e ci mobilita. Manterremo una vigile attenzione sulla vicenda catalana, perché le soluzioni che si discuteranno non diminuiscano la qualità democratica dell’insieme delle comunità iberiche e la prospettiva federalista della costruzione dell’Europa”.

 

Roma 4 luglio 2017

75° anniversario della fondazione del Partito d’Azione.

Intervento del prof. Stefano Rolando

Roma 4 luglio 2017

Siamo qui – malgrado il sole cocente e lo sferragliare dei tram romani – con evidente comune emozione. 75 anni sono più o meno la vita di un essere umano. Un arco di tempo che contiene tre generazioni. Dunque un arco storico in cui si passano molte consegne, si tramandano un certo numero di valori, si consegnano carte.

La costituzione del Partito d’Azione fu un punto di congiunzione tra la  storia dell’antifascismo militante e militare di Giustizia e Libertà  e l’imminenza della rigenerazione della classe dirigente italiana (come comincerà ad avvenire dopo il 25 luglio del ’43).

Dunque azione e rigenerazione.

Tra i misteri-non misteri dell’Italia del ‘900 resta quello dalla precoce dissoluzione del PdA solo cinque anni dopo. Quando, come ha spiegato poco fa Enzo Marzo,  una maggioranza che non si reputava maggioranza mise fine ad una storia per entrare, con molte influenze, in altre storie: certamente quelle dei socialisti e dei repubblicani, ma anche quella di altre formazioni (liberali, socialdemocratici, radicali, persino ambiti cristiani e comunisti).

Ringrazio di cuore gli organizzatori che hanno reso possibile il recupero per tutti noi al tempo stesso semplice e solenne di questa data. Le mie parole si limitano al saluto che desidero portare da parte della Fondazione Francesco Saverio Nitti, che presiedo.

Nitti, come si sa,  non fu parte dell’azionismo. Ma la “matrice nittiana” è una espressione riconosciuta dagli storici come tratto essenziale della formazione culturale di una parte molto significativa di quel gruppo di grandi italiani che hanno contribuito a liberare, ricostruire e costituzionalizzare l’Italia. Cinque anni possono essere niente nel corso di un secolo e della storia. Ma il loro peso dipende ovviamente da quello che sta dentro questo intenso breve periodo.

In quel periodo l’azionismo commistionava culture liberalsocialiste e liberaldemocratiche; proponeva con urgenza il tema della modernizzazione dello Stato; assumeva il tema di un nuovo e diverso meridionalismo; lanciava il tema dell’Europa che la sinistra di origine marxista comprese con grande ritardo; esprimeva il tema dell’antifascismo “analitico”, cioè capace di non mettere confini solo ideologici tra profili e storie e destinata ad una politica delle competenze non solo della agitazione.

Voglio qui anche ricordare che un altro Nitti – Francesco Fausto – era al confino di Lipari con Carlo Rosselli ed Emilio Lussu, fondando con loro e con Alberto Tarchiani nel 1929 Giustizia e Libertà.

E con Tarchiani sarebbe poi stato in America Alberto Cianca, consuocero di Nitti e parte della rete antifascista italiana attorno a casa Nitti a Parigi, per perorare la causa dell’antifascismo presso il governo americano e poi per sostenere l’avviamento del Piano Marshall. Per queste ragioni Cianca non era nel gruppo della prima ora qui a via Canina ma fu nella rappresentanza azionista alla Consulta, anzi fu ministro per la Consulta nel governo del tempo.

Queste storie, come detto,  raccordano almeno tre generazioni. Ormai anche più. Chi vi parla a 19 anni, nel 1967,  nel Partito Repubblicano di Ugo La Malfa era segretario dei giovani repubblicani milanesi e molti di quei ragazzi si chiamavano e si consideravano “post-azionisti” Lo dico non per questo piccolissimo aneddoto in sé, ma per aleggiare il pensiero di tanti (abbiamo sentito poco fa il messaggio dello stesso Giorgio La Malfa) attorno a molte e diverse esperienze che nel corso degli anni hanno pensato che prima o poi si sarebbe potuta riprendere la pagina non ancora scritta di quella storia interrotta. Naturalmente non è questo l’argomento di questa giornata simbolica. Oggi gli occhi sono quelli della memoria che tuttavia – come deve fare la memoria – vigila sul futuro.

(Membro del Comitato promotore di partitodiazione – Presidente Fondazione “Francesco Saverio Nitti” )

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