Nel corso dell’ultima settimana l’enciclica di Papa Leone XIV° e la Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia alzano la soglia del dibattito pubblico sia sul fronte etico-politico sia su quello economico-finanziario in materia di Intelligenza Artificiale. Due argomentazioni diverse che spostano “oltre” lo scontro polarizzato tra allarmisti e ottimisti e impongono all’Italia di essere parte senza ambiguità di una strategia europea che ha avuto nell’IA ACT del 2024 un avvio ora entrato nel vivo dello scontro tra globalizzazione e deglobalizzazione.
Stefano Rolando
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Proprio in questi giorni mi è capitato di concludere la scrittura di un’analisi del dibattito pubblico che fa da contesto alle difficili scelte tra iper-allarmisti e iper-ottimisti in materia di IA. Un brano di un testo collettaneo della mia Università IULM a Milano, che sorveglia il tema da tempo e vuol capire meglio i risvolti soprattutto sui giovani, sulla formazione e sugli studenti.
E proprio in questi giorni due testi, di ben altra portata e complessità, hanno cambiato molte carte in tavola di quel dibattito pubblico.
Ho quindi cestinato una parte dello scritto e l’ho adeguato a questo nuovo spartito. Ho ancora nelle orecchie questo piccolo sforzo e ad esso attingo per il mio podcast settimanale. Essendo, credo, il tema più significativo della settimana per parlare di “rappresentazione”.
Naturalmente non attingo in senso letterale, perché un conto è scrivere – soprattutto nei format universitari – un conto è parlare ad ascoltatori di varia e diversa modalità di accoglienza (che World Press, grazie anche alla ripresa di Spotify degli audio di Mondo Nuovo, ha stimato l’anno scorso in 80.000 persone). E vado appunto ad orecchio per riproporvi qualche commento e qualche considerazione.
Dunque, Il 25 maggio è il pontefice di Roma, Papa Leone XIV°. a chiedere al mondo di “disarmare l’IA”. E il 29 maggio è il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, a invitare in modo pressante governi e operatori economico-finanziari ad investire sugli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale perché, a fronte di allarmanti notizie sulla crescita rallentata, si considera “primaria la responsabilità dell’intervento pubblico per accompagnare ora con decisione la trasformazione tecnologica che riguarda questo ambito”.
Naturalmente il “disarmo” invocato da papa Leone XIV° non è concepito in una cultura luddista. Ma per stabilire priorità sulle fonti del pensiero: “Cercare in sé stessi non nell’algoritmo”. Ma anche per prendere in considerazione gli assetti di potere nel sistema industriale ed economico tra quelli che producono e quelli che subiscono la velocità di sviluppo dei processi in atto.
È stato il quotidiano Le Monde – anch’esso in questi giorni – a definire la polarizzazione del dibattito tra ottimisti e allarmisti e a considerare l’Enciclica di Leone XIV non parte del polo allarmista ma in fin dei conti una voce alta e complessa che si colloca in una posizione intermedia, cioè vedendo i rischi e i pericoli e prendendo di punta gli eccessi strategici, ma – scrive Le Monde – “per spostare oltre i termini stessi del dibattito”.
Su un altro livello e su temi più circoscritti si può dire che anche la relazione del Governatore Panetta punti “oltre”. Ponendo al sistema di impesa (ma anche al quadro istituzionale) il tema di una progettazione più strategica degli investimenti e quindi anche con forme più negoziali.
Insomma, co-decisione e partecipazione sono temi attigui delle due perorazioni pubbliche.
Il dato fornito nei due capitoli della Relazione di Bankitalia che riguardano l’IA è che si limiterebbe al 16% del nostro sistema di impresa l’agire in questo settore con reale impegno strategico. E dall’altro lato l’enciclica presentata in Vaticano non si ferma all’ipotesi di correzioni importanti degli orientamenti strategici e finanziari, ma comprende largamente le voci del sociale nel ripensamento e nell’allargamento del processo decisionali. Tre quarti dei cinque capitoli e delle 245 argomentazioni di Leone XIV sono considerazioni dedicate a giovani, formazione, disinformazione, occupazione e salute.
Un testo parla al mondo intero, l’altro all’auspicio di una necessaria sinergia tra Italia ed Europa.
Se Bankitalia vede maggiori rischi nello “star fuori”, il Papa vede maggiori rischi nello “star dentro” in forma di subordinazione all’oligarchia digitale e alla politica che sostiene questo strapotere disallineato alla democrazia.
Ma a ben guardare c’è un altro tema sotteso – argomentato in forma diversa ma Ispirato dalla stessa preoccupazione – nei due testi, che potrebbe essere così inquadrato. Ne abbiamo fatto cenno più volte. È evidente che l’onda della globalizzazione che è diventata traino generale dopo l’avvento di internet ha portato soluzioni e determinato paure. Anche paure di soccombere in una competitività sempre più diseguale. E quelle paure hanno ad un certo punto preso la forma di un processo inverso, quello della deglobalizzazione. Che ha sollecitato la copertura di resuscitate politiche tese a produrre nuovo protezionismo. Parlo delnazionalismo e del sovranismo che si sono affermati nel mondo e con violenza divisiva in America e in Europa.
La controtendenza prodotta riguarda anche la riduzione dello spazio di manovra delle politiche di sviluppo. Cavalcare le paure ha accentuato e anche deformato un po’ il tema della sicurezza, che resta comunque tema serio che deve indurre a politiche concrete e pragmatiche. Ma che è diventato “rifugio” (questa la parola usata dal governatore Panetta) per politiche di investimenti alla fine chiuse nel contenitore degli armamenti. Da cui le connessioni con le guerre in corso e da cui il rischio generale (lo ha spiegato bene Fubini sul Corriere a latere della Relazione di Bankitalia) di immiserire le filiere produttive e far rischiare recessione e depressione.
Questa tematica si intreccia con la cornice generale che Leone XIV dedica al tema della pace e – senza dirla così – ad una diversa visione degli investimenti.
La lettura che l’amico e collega Luciano Pilotti ha dato – da economista di impresa – all’enciclica papale (scrivendone su Gli Stati Generali) è certo ammirata dal vigore etico complessivo di chi segnala alla politica e agli amministratori il monito di scegliere il modello biblico di Gerusalemme (la coesione) e non il modello di Babele (il caos); ma è anche consapevole della necessità di portare queste riflessione nella morta gora del nostro dibattito politico e persino nella modestia di campagne elettorali svolte con il bilancino del marketing e non per l’imperativo di rilanciare la partecipazione (persino le ultime combattute amministrative hanno visto un altro 5% di cittadini scegliere di non presentarsi alle urne).
Due annotazioni finali proprio sui nessi di questo tema di che fare con l’IA noi in Italia, divisi tra imprese disinteressate (più della metà), imprese con dentro solo il mignolo dell’opportunismo tecnico e un modesto 16% che sta in questo processo con l’idea di riorganizzare il futuro. Ma anche le università presentano la divisione originaria tra una minoranza che sperimenta e una maggioranza che lancia anatemi.
Così il nostro asfittico mercato resta ancora più vittima potenziale della sfrenata concorrenza dei bigtech di immaginare più uso commerciale che di interesse pubblico (a cominciare da Google che viene considerato pronto a limitare la sua offerta di ricerca per incrementare i prodotti dell’IA di cui “indurre e obbligare il consumo alla propria utenza”, sono le parole di uno studio canadese su questo progetto che cova in pentola)
L’esplicito e l’implicito dei due testi di cui parliamo sono certamente un problema per il Governo italiano che è imbrigliato dalla scelta sovranista oggi dichiarata il vero pericolo (e non da pericolosi sovversivi ma dal vertice di Bankitalia). Soprattutto – malgrado alcune posizioni di inevitabile sinergia – povero di co-progettazione con un’Europa che nel 2024 ha dimostrato che si può prendere la strada di regole per affrontare in modo meno masochista il quadro diseguale della concorrenza internazionale.
Ma se non concorrono oggi tutti i governi e tutti gruppi dirigenti la maglia nera non ce la toglie nessuno.
A pensare che alcuni anni fa fu una voce del quadro di governo stesso (credo fu Gianni Letta) a pensare che una figura dell’esperienza e delle competenze di Giuliano Amato avrebbe potuto confezionare una linea di adeguamento degli interessi italiani alla fase di accelerazione dello sviluppo dell’IA. Ma per puro settarismo politico la premier annientò quell’ipotesi per creare condizioni che saranno state anche valide e dignitose ma di cui non si sente più nemmeno l’ombra di un consiglio utile da portare con enfasi in Parlamento. Dunque, come sempre, con una povertà programmata di infrastrutture di governo.
Beninteso i due testi sono in rete integralmente. Basta interrogare Google (fin che siete in tempo di farlo) per leggerli entrambi.