Lettere dall’America. Alabama n.7/1018 – In epoca di sexual harassment

 

Paolo Giacomoni


15 agosto 2018

​Il primo luglio 2018, l’Università di California, Irvine, ha “accettato” le dimissioni del professor Francisco Ayala, con effetto immediato.
Le dimissioni, in realtà, gli erano state imposte, e si pensa financo di cambiare il nome dalla Biblioteca Scientifica che a lui è dedicata, e del Dipartimento di Biologia che porta il suo nome.
Il professor Ayala, 84 anni, membro della National Academy of Sciences e già Presidente della American Association for the Advancement of Science, che pubblica la prestigiosa rivista Science, è stato giudicato colpevole di sexual harassement verso donne. Accipicchia!
Bene, vediamo i fatti.
Il professor Ayala è stato accusato da quattro colleghe, dei seguenti misfatti:
1- Ha detto a una collega incinta qualcosa come “Mamma mia! quanto sei grossa!”
2- In una sala di conferenze affollata ha detto a una collega “Vieni a sederti sulle mie ginocchia, così la conferenza mi piacerà di più”
3- Ha messo le mani sotto la giacca di un’ impiegata amministrativa e le ha accarezzato i lati del torace.
4- Ha detto a una collega che aveva appena finito di fare una presentazione: “Eri così agitata che mi domandavo se non finivi con l’avere un orgasmo”.
5- A un picnic, ha messo le mani sulla schiena di una dottoranda aiutandola a sedersi e l’ha toccata con la fronte.

​Il professor Ayala nega le accuse n 1, 4 e 5, ma questo non conta.
Il fatto è che, ancora una volta, quando si è accusati di sexual harassement, la presunzione di innocenza è sostituita dalla presunzione di colpevolezza.
Dico “ancora una volta” perchè qualche mese fa il professor Inder Verma , 70 anni, lo scienziato meglio pagato del Salk Institute a San Diego, è stato messo in congedo illimitato al seguito di accuse di sexual harassment.
Una delle accuse più gravi viene da una ricercatrice italiana che era al Salk Institute in post doctoral training, quindi una donna che non era certo una chierichetta, che una sera, fattasi accompagnare in macchina da Verma, lo ha invitato a salire da lei e bere qualcosa… e poi si è stupita e offesa quando lui ha cercato di baciarla. Al suo rifiuto lui si è fermato e non è successo nient’altro.
Quando mi sono espresso con foga contro questo nuovo tipo di giurisprudenza mi è stato risposto che no, in queste due storie il sexual harassment non c’entra, è solo un modo per potersi liberare dei vecchi, vecchi ricercatori in particolare e dei vecchi impiegati in generale.
Al che mi sono venuti dei brividi freddi lungo la colonna vertebrale: la legge americana proibisce la discriminazione per razza, colore, sesso, preferenze sessuali, religione, età, menomazioni fisiche eccetera, allora per potersi liberare di qualcuno si trovano tre o quattro persone pronte a raccontare cose anche vere (“mi ha toccato il braccio e io non volevo: sexual harassment!” ; ” mi ha detto che stavo bene con quella camicietta scollata e questo era un complimento non richiesto quindi sexual harassment!”, eccetera). Ed ecco bell’e pronta la scusa per cacciar via la persona da cui ci si vuole separare, rovinandole per sopramercato anche la reputazione.
​Perchè racconto tutto questo? Perchè il buon senso, dicono i francesi, è la virtù divisa tra gli esseri umani nel modo più equo e quindi, davanti a queste follie giuridiche, anche l’americano medio reagisce come il sottoscritto.
Queste follie sono la conseguenza di azioni come quelle della senatrice democratica di New York, Kerstin Gillibrand, che vuole che il sexual harassement del tipo descritto qui sopra venga considerato l’equivalente di un atto di violenza carnale e punito come tale. Mi sembra probabile che, in assenza di riferimenti culturali solidi e non avendo letto nè “Lisistrata” nè “Les Femmes Savantes”, l’americano medio, colto o televisionato, latino o asiatico, bianco o nero, agricolo o cittadino, maschio o femmina, rischia di allontanarsi, nella mente e nel voto, dal partito democratico e rifugiarsi in Trump.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *