Podcast n. 193 – Il Mondo Nuovo – 15 giugno 2026 – La partita spagnola. Perché sta a cuore al Papa e agli europeisti?

Lettera da Madrid

Da un lato il viaggio apostolico del Papa a Madrid, Barcellona e Canarie (a Madrid un milione ad accoglierlo in piazza), con linee convergenti su diritti, migrazioni, politica internazionale, intelligenza artificiale; dall’altro lato inchieste giudiziarie che coinvolgono familiari del premier e la figura del “padre politico” di Sanchez, Josè Luis Zapatero, spingono la demoscopia a registrare una flessione di cinque punti del maggiore partito di governo che resta tuttavia in cima alle preferenze di voto. I popolari considerati nell’ineludibile piano inclinato del patto con l’estrema destra di Vox. Insomma, un quadro in chiaroscuro che entra con grande importanza nell’agenda politica europea, senza dimenticare la marcia innestata nell’economia (crescita, investimenti, occupazione) che per adesso viaggia più veloce dell’Italia.

Stefano Rolando

Versione audio: https://www.ilmondonuovo.club/la-partita-spagnola-perche-sta-a-cuore-al-papa-e-agli-europeisti/

Registro la mia voce a Madrid, qui per alcuni pienissimi giorni, con cose che accadono e che mettendoci sopra meglio gli occhi ci fanno capire quanto, in un modo o nell’altro, ci riguardano. Ho pensato di raccogliere alcuni spunti per fare prima della partenza questo mio 193° podcast settimanale per il giornale Il Mondo Nuovo.

Ho notato oggi – a tre giorni dalla partenza del Papa da Madrid per altri luoghi della Spagna – che alle finestre del mio albergo, un novohotel qualsiasi, nemmeno nel cuore della città, nessuno ha staccato i drappi bianchi e gialli di “bienvenido” al Papa Leone XIV in visita qui (poi a  Barcellona e nelle Canarie) ricambiato nella capitale da un milione di persone scese in piazza per accoglierlo.

Parte da qui la mia “lettera da Madrid”, breve sequenza di una missione per una conferenza sulla comunicazione pubblica europea, svolta al Ministero degli Esteri, presente il ministro José Manuel Albares, già ambasciatore a Parigi; una conferenza non lontana dai temi evocati nell’enciclica del Papa. E, in fondo, al centro di alcuni dei maggiori  nodi geopolitici  globali.

Per esempio, questo tema: vogliamo un’Intelligenza artificiale che governi i droni omicidi o che governi sviluppo della conoscenza e solidarietà sociale per un’evoluzione più uguale e sostenibile? Sarà un  po’ retorico, ma il bivio – non giriamoci troppo attorno – questo è.

Anche la comunicazione pubblica cambia velocemente nome, menu, problemi e ricerche di soluzioni. La mia l’ho detta aprendo i lavori (con convergenze almeno di metodo con il ministro di punta del governo Sanchez e con il suo direttore generale alla comunicazione Antonio Guillèn, generazione Erasmus, perfetto italiano appreso a Milano).

Qui, oggi, volevo dedicare questa “finestra aperta” alla Spagna di questi tempi.  Un paese che cresce tre volte l’Italia ma che esprime – forse come l’Italia – un bipartitismo imperfetto che rende da anni la stabilità di governo una cosa molto complessa. Proponendo importanti novità, ma anche  contenendo insidie e rischi – proprio in questi giorni –  su cui è naturale cercare di capire meglio.

La pima cosa che ho capito meglio riguarda proprio il viaggio apostolico di Papa Leone.

Cosa normalissima per le tradizioni cattoliche della Spagna. Un po’ più “speciale” per cogliere significati meno noti e meno espressi. Anche al di là del consolidamento di rapporti con una comunità attribuita al cattolicesimo  e linguisticamente seconda al mondo (la lingua spagnola è anche la seconda lingua del Papa, già vescovo in Perù), che tiene insieme un legame tipo “Commonwealth”, come è per esempio il Segretariato Ibero-Americano.

Anticipato da un’enciclica certamente cristiana ma anche molto laica e molto politica sull’Intelligenza artificiale (a cui ho dedicato il mio podcast precedente), la missione spagnola  del Papa agisce anche sul momento difficile del governo Sanchez, per svariate ragioni.

  • Una che appare è la convergenza valoriale contro la svolta bellicista e autoritaria di Trump e contro l’oligarchia digitale a cui Trump è allineato.
  • Una che non appare è la preoccupazione con cui Madrid e il Vaticano vedono in comune la possibile valanga di iniziative che sono annunciate dall’America Latina in Spagna di quegli evangelici che gli Stati Uniti conoscono bene, con collegamenti politici precisi e –  si dice a Madrid – anche con i servizi americani. Esperti funzionari europei, che ho ascoltato, sospettano che qui vada cercata la fonte delle iniziative giudiziarie che hanno inaspettatamente colpito Josè Luis Rodriguez Zapatero, non tanto perché ex-premier ma perché padre politico di Sanchez.

Questione che – anche qui raccolgo ipotesi – appare comunque più seria e spettacolare di  quelle che riguardano i familiari del premier (per esempio i  favoritismi supposti della moglie a proposito del master universitario che dirige vengono considerati addirittura ridicoli).  

I telegiornali spagnoli fanno scorrere in questi giorni gioielli di oro bianco, diamanti e pietre preziose di gran valore, sequestrati dalla polizia giudiziarie nella cassaforte di Zapatero per impostare l’istruttoria sulla provenienza, sull’eventuale contrabbando o sull’eventuale evasione fiscale, quest’ultima pare costituire il nodo giudiziario prezzato 1 milione 300 mila euro.  Mistero per ora sulla linea di difesa, che potrebbe anche contenere sorprese. I partiti di opposizione naturalmente scatenati.

Come sempre, tutto ciò è da riportare a dovuti punti di domanda. Lo stesso El Pais – giornale che mantiene prestigio e pubblico – scrive che le buone idee devono rimanere tali ma ci sono momenti in cui gli interpreti devono cambiare. Si percepisce anche un ulteriore effetto di antipolitica, che finisce per indebolire lo schieramento di governo, con un copione così incredibile proprio per la figura di Zapatero. Per fare un esempio, come se in Italia un episodio – ripeto da chiarire in tutti i suoi risvolti – avesse colpito una figura come quella di  Pierluigi Bersani.

Tuttavia,  ciò non muta il carattere della linea e del posizionamento che il governo Sanchez tiene da tempo. La forte posizione pro-Ucraina, la rigenerazione politica dell’Europa, i diritti civili interni e internazionali, l’avversione per lo scatenamento bellico americano e di Israele in Medioriente, un’apertura al tema migratorio (con il suo quadro di diritti, correlato alla spinta economica e occupazionale).

La lunga visita del Papa, estesa a Barcellona e alle Canarie, ha dato un certo fiato ad una parte del tema-guida sui diritti (non su tutti, ma con particolare centralità proprio della questione migratoria). Che dall’altra parte resta il tema più divisivo e più duro dello scontro ora politico e presto elettorale con l’opposizione di destra.  La linea politica spagnola ora  agisce anche sull’evoluzione politica dell’Europa. In cui si sta aprendo una sfida cruciale da parte delle estreme destre (in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, con una minaccia anche in Italia se andrà avanti l’ipotesi di un allargamento elettorale di Meloni verso il generale Vannacci).

In fondo l’evoluzione politica spagnola e quella italiana hanno qualcosa (anche se non tutto) di simile. Appunto il bipartitismo imperfetto. Da noi PD e Fratelli d’Italia  con nuvolaglie a sinistra e a destra (alcune anche ineludibili). Ma Podemos e soprattutto Indignados in Spagna sono un po’ evaporati, pur tenendo una più tenue  traccia. Mentre in Italia 5 Stelle e AVS hanno una traccia più forte. A destra la minaccia di Vox è comunque più forte e dipende tutta dal piano già molto inclinato dei Popolari. Così come qualcuno dice che il piano inclinato di Meloni verso Vannacci sia un oggetto ponderato ma non deciso,  l’eventuale alleanza in Spagna dei Popolari con Vox sarebbe invece considerata più “nelle cose”. Tuttavia, ho ascoltato opinioni (anche italiane) di chi ha un buon back ground spagnolo. C’è chi pensa che l’eventuale alleanza dei Popolari con Vox potrebbe essere  anche considerata una chance elettorale per Sanchez, catturando un po’ di centristi e chi pensa invece che, dopo le sconfitte  dei socialisti alle recenti amministrative  la stampella di Vox potrebbe far prevalere i popolari che nello schieramento popolare europeo oggi appaiono i più a destra.  

Appare diverso anche  lo stato di evoluzione del centrosinistra in Spagna e in Italia.

Quello spagnolo appare con un leader ben configurato (al governo da 8 anni), programmi e obiettivi chiari, un europeismo fortemente declinato. Ma con nette recenti sconfitte elettorali locali alle spalle.  Il centrosinistra italiano non esce con le ossa otte dalle ultime amministrative (ma neanche trionfante) e per tutto il resto che abbiamo detto non è molto consolidato.

L’idea che mi sono fatto – a parte le obiettive incognite dei percorsi giudiziari  – è che per l’Europa  oggi sarebbe importante che siano presidiate   le  grandi culture politiche che hanno fatto l’immaginazione e la costruzione dell’Europa stessa. Che  da sempre sono quelle: quella politicamente cristiana, quella socialista e quella liberale.

Dunque, con la Gran Bretagna fuori gioco nell’Unione, con Francia, Germania e Italia che occupano posizioni chi di centro chi di destra, bisogna ammettere che  profilo politico della Spagna di Sanchez è un tassello dell’europeismo, non soltanto la causa dei socialisti. E l’intelaiatura  internazionale che vi sa stringendo attorno al ruolo deciso dalla Spagna  dovrebbe  motivare una ragione anche nostra per seguire e per capire meglio il groviglio  in corso. Credo proprio che  la prospettiva spagnola (con alcune incertezze e con il suo punto di elaborazione e proposta)  vada tenuta in osservazione stretta.

Se poi si passa ai valori economici, beh…crescita, occupazione, investimenti hanno un percorso francamente  migliore di quello italiano. Così va scrivendo da oltre un anno anche Il Sole 24 ore. Ma attenzione l’ammontare del PNRR acquisito dall’Italia è ampiamente maggiore  di quello acquisito dalla Spagna. Ecco perché quando si dice “imparare qualcosa” si fa riferimento non tanto a nostalgie ideologiche ma a quella che da Machiavelli a Cavour si è sempre chiamata “l’arte di governo”.

La convergenza spagnola con la linea dell’enciclica di Papa Leone XIV sulla netta distanza dal connubio tra potere politico americano e controllo inquietante dell’oligarchia digitale americana sull’uso violento dell’IA è il punto più complesso della trasformazione dell’agenda in una Europa che, va sempe ricordato, con due grosse norme negli ultimi anni (una sull’IA, l’altra sull’indipendenza del settore pubblico delle comunicazioni) ha, almeno a parole, aperto  un fronte di iniziativa e di confronto che per consolidarsi deve avere un riscontro nei paesi azionisti.

La conferenza a cui ho partecipato  ha avuto un segmento non banale dedicato al quarantennale dell’entrata in  Europa della Spagna (insieme a Portogallo e Grecia), il 1 °gennaio del 1986. Oggi appare tutto ovvio e normale la membership europea. Ma bisogna rifarsi a quel tempo, dopo l’allargamento a 12 che aveva portato molto nord Europa nel sistema europeo, per cogliere la valenza geopolitica di quella nuova fase a 15. Con tre fattori – che ricordo anche di persona – chiari:

  • la definitiva fine del fascismo governante in Europa;
  • il riequilibrio nord-sud nel posizionamento dell’Unione;
  • la prospettiva di una politica per il Mediterraneo (che significava anche una possibile soluzione per il Medioriente) con l’Italia (paese fondatore) che avrebbe potuto avere (ho detto “avrebbe”) una regia naturale.

Un quarantennale chiede anche un b reve bilancio. Il diritto al dubbio non è una scelta del pessimismo sull’ottimismo. Però, diciamo la verità. Nessuno di questi tre fattori ha resistito veramente, quaranta anni dopo. Il post-fascismo esiste sia pure ancora in prevalenza come minaccia.  Il nord-sud è diventato piuttosto tema globale che euromediterraneo. La regia italiana nel Mediterraneo – come si dice – addavenì.

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