Ferragosto alla Pieve di Corsanico

Nota di diario (17.8.2026)

Nel settantesimo anniversario della scelta  della mia famiglia per l’estate versiliese (dal 1956, “casa al mare” poi creata negli anni ’60 dai miei genitori, divenuta nel tempo luogo di nascita di mia nipote Giuliana, luogo di residenza di mio fratello Maurizio, luogo di battesimo della piccolissima Nina ultima arrivata, eccetera) attorno a Ferragosto – complice una pagina intera di comunicazione sull’edizione versiliese della Nazione – abbiamo dedicato due serate alla scoperta della Pieve di San Michele Arcangelo a Corsanico. Antico borgo già colonizzato nel 150 a.C. da proprietari terrieri romani, attorno alla torre campanaria, all’oratorio e alla pieve in senso proprio che risale, nel  suo stile romanico, al XII secolo, promuovendo dal 1700 la festa religiosa della Dolorosa (prima domenica di maggio, tuttora in vigore) e promuovendo dal 1981 una Associazione musicale e un festival di musica colta, con 45 anni di storie di dedizione e di organizzazione che hanno i festival radicati nel territorio italiano di profondità.

Il festival ruota attorno al meraviglioso organo seicentesco della Pieve che, appunto, nel 1981 tornò al suo splendore e all’efficienza delle sue 800 canne, con l’inaugurazione presidiata dall’allora presidente del Senato, il lucchese prof. Marcello Pera. Così come l’avvio di quel lungo e rigoroso restauro era cominciato con il coinvolgimento di un altro presidente del Senato (e fondatore del Ministero per il Beni culturali), il fiorentino prof. Giovanni Spadolini.

Ci si inerpica un po’ seguendo da Pietrasanta la via Sarzanese verso Pian di Mommio e prima di arrivare a Massarosa  si sterza a sinistra – se le vista ti assiste nel leggere il cartello di sbieco che indica Bargecchia e Corsanico – per un morbido slalom tra gli ulivi e, abitualmente, facendoti credere di essere arrivato quando la Pieve sbuca con una certa prepotenza dal centro abitato.

In realtà sei nel posto sbagliato. Nel senso che sei arrivato a Bargecchia. Hai rallentato davanti al ristorante Rino (rinomato) e hai chiesto “E’ qui la famosa Pieve?” e  tutti te la hanno indicata accanto.  Ma non  è quella che cerchi.

Sei soltanto al cospetto della Pieve di Bargecchia, nota come la Chiesa di San Martino, edificio di origini romaniche (inizi del XIII secolo) situato sulle colline di Bargecchia, frazione del comune di Massarosa. È famosa per il suo alto campanile e per le sue quattro campane del 1885, il cui suono avrebbe ispirato Giacomo Puccini per il primo atto della Tosca. Dunque, non sono cose da niente. Ma fatta la scoperta, devi tirare dritto ancora per tre chilometri e solo quando sei davanti al ristorante Nina (rinomatissimo) puoi dire “Ma sono veramente arrivato alla Pieve dell’Organo?” e – salvo sbagliare un’altra volta e finire nel monumentale (per un borgo) Cimitero – a cento metri ti appare la Pieve di San Michele Arcangelo. Stessa pietra, stesa architettura.

Eccola, in notturno, la Pieve di S. Michele Arcangelo a Corsanico.

Le due occasioni del pregevole festival organizzato da 45 anni da Graziano Barsotti (un Barsotti, di nome Dante, resta il maggior autore di storia locale con il suo Corsanico, Bargecchia, Mommio, Pedona – Luoghi, uomini, vicende dalle origini al XIX secolo) hanno riguardato appena prima di Ferragosto una serata con un grande organista catalano, ma romano di adozione, Juan Paradell Solè, impegnato in una rassegna di barocco europeo. Non grande pubblico (a offerta libera) ma pregevoli esecuzioni, del resto per l’autorevole esecuzione dell’organista a lungo titolare della Basilica papale di S. Maria Maggiore a Roma e titolare della cattedra di pratica organistica e canto gregoriano nei conservatori, emerito delle celebrazioni liturgiche del Papa e della Cappella musicale “Sistina” in Vaticano. Insomma, l’organista del Papa. Repertorio italiano, spagnolo, francese, olandese, tedesco. E appena dopo Ferragosto una serata lirica con una quindicina di arie famose (canzoni d’epoca di reputazione mondiale e arie liriche vere e proprie), qui con ingressi a biglietto e un quintetto artistico con voci importanti che hanno fatto vibrare le pareti della Pieve. Alla conduzione il basso Graziano Polidori (grande cv artistico) con al pianoforte l’elegante pianista lucchese Ladia Lencioni, due bellissime voci femminili (la soprano Katia Catassi e la mezzosoprano Laura Masini), un tenore pucciniano sperimentato come Antonello Palombi. Si comincia con Non ti scordar di me e si finisce  con i duetti verdiani La Vergine degli Angeli e pucciniani O soave fanciulla. Di mezzo Mamma, Habanera e Core ‘ngrato ma anche E lucean le stelle, Nessun dorma e Vissi d’arte. Pubblico folto, piuttosto anziano, emozionato.

Foto di evento precedente nella Pieve di S. Michele Arcangelo

Impossibile tralasciare l’anticipo della serata con tordelli di tradizione da Rina, che si allunga dalla strada che attraversa il comune con veranda  su tutta la Versilia che a 300 metri di altezza sul mare nelle ore serali è un palliativo non insignificante rispetto al climate-change  2026 che sta imperversando.

La bella voce conduttrice del maestro Polidori, i suoi “sicché”, le puntualizzazioni biografiche pucciniane (tra cui quella di ricordare che Puccini non nacque a Torre del Lago, come si fa credere per motivare i turisti estivi e il festival locale, ma nel centro della città di Lucca vivendoci per un ventennio), fanno sentire a casa chi frequenta da tutta la vita (e anche perché di madre livornese) questi territori che non sono più quelli “di confine” ma fanno parte di uno dei quarti di nobiltà della regione e della sua tradizione culturale.

La ragione di questa annotazione di Ferragosto non è solo per dar conto di un luogo da non sottovalutare per i frequentatori anche abituali della Versilia, ma per ammettere che con questo sconfinamento nelle pieghe collinose di Massarosa chi scrive (pur girovago qui non solo di spiagge) ha con l’occasione casualmente fatto quello che per tempo avevano fatto solo il cognato Salvo e il fratello Maurizio, ovvero pedalare amatorialmente per salite e discese di tutta la Toscana di nord-ovest. Cioè non limitare alla verticale Fiumetto-Pietrasanta-Serravezza (tal volta la Garfagnana)  e poi ad occasioni orizzontali fino a Carrara da un lato e  Camaiore e Viareggio dall’altro, le gitarelle gastronomiche e culturali abituali. C’è altro. E alcune delle scoperte naturali di cui mi ha parlato più volte in vita Manlio Cancogni meritano adesso una visitazione più pressata.

Questo spunto autorizza due righe finali portatrici di “news”.

Entro fine anno andrà in stampa finalmente il piccolo libro che raccoglie le interviste fatte appunto a Manlio Cancogni nell’ultima parte della sua vita da Mariapia Frigerio e da me nella sua casa di Fiumetto. E questa è un’occasione anche per dare la notizia (dopo lunga attesa). Così come conto di dare presto notizia di una demarche che intendo avviare con il Comune di Pietrasanta perché entro il 2029 venga intitolata una via della frazione Fiumetto-Marina di Pietrasanta a Carlo Ripa di Meana (mio ricordo di congedo il 3.3.2018 https://stefanorolando.it/?p=487) nato appunto in questo angolo di Versilia il 15 agosto del 1929.

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