Il dilemma del re dell’Epiro. N.41, giovedì 23 agosto 2018.

A pagina 129 del libro-intervista è scritto:

 

“In quegli anni persone che lavoravano con noi, vicino a noi, per riformare e migliorare l’Italia, penso per quegli anni a Roberto Ruffilli (aprile 1988) o a Ezio Tarantelli (marzo 1985), finirono annientate dalla barbarie terroristica. E’ vero che in “Quarantotto” ho scritto che “i terroristi ci fanno perdere tempo”. Ma qui sento l’esigenza di una spiegazione. Quella “battuta” era una reazione ad un caso addirittura tra di noi, che riguardò il mio amico e collega Antonio Da Empoli, già consigliere economico del Presidente del Consiglio e poi capo del Dipartimento per il Mezzogiorno, avvenuto nel febbraio dell’86. Miracolosamente solo ferito, alle spalle, sceso dall’auto per acquistare il giornale, con l’autista che freddò la terrorista in motorino prima di farle esplodere il secondo sicuramente mortale colpo. Ne seguì un rialzo di misure preventive, per le quali dovevamo cambiare tutti i giorni i percorsi in auto, così come si ritenne necessario dotarci personalmente di revolver, con – ricordo – una giornata spesa al Poligono di tiro per acquisire il porto d’armi, tutti noi pari grado di Antonio, e essere parte della nostra stessa sicurezza. Si lavorava strenuamente sui temi assegnati, nei tempi assegnati. Una giornata così era una iattura. In più non volevo concedere psicologicamente neanche un millimetro ai terroristi che avrebbero tra l’altro voluto introdurre sgomento e paura in quella che consideravano la burocrazia del SIM, cioè lo Stato Imperialista soggetto alle Multinazionali. Ecco il perché di quel “ci fanno perdere tempo”, che non era per nulla sottovalutazione, ma spirito simbolico di non cedimento. In ogni caso la partita politica delle BR si era giocata negli anni ’70. In quegli anni ’80 era una deriva disperata e sanguinaria, innervata probabilmente da segmenti di servizi segreti e con lo scopo di scoraggiare la ripresa del riformismo. Oggi, nel quarantennale del “caso Moro”, rivedo in tv (sulla 7) le dichiarazioni dei brigatisti assassini. L’età e il carcere un po’ ammorbidiscono. Ma il ricordo della violenza su persone singole alla loro mercé, alcune liberate altre uccise, come scelta per piegare illegalmente un potere costituito, resta ancora un tema rivendicato più importante rispetto a qualunque pentimento. Il mio radicale giudizio su di loro – che la storia sempre più configura come “manovrati” – non cambia di un millimetro”.

 

Foto

  • Con Antonio Da Empoli, nel 1986 nel corso del viaggio di Stato con il presidente Craxi in Cina. Entrambi con cravatte cinesi obiettivamente importabili.

  • Un testo realizzato dal Dipartimento in occasione del decennale della morte di Aldo Moro.

  • Un richiamo ad un’esperienza personale degli anni precedenti. Il depliant del film “Segreti,segreti” – sceneggiatura di Vincenzo Cerami, regia di Giuseppe Bertolucci, con Mariangela Melato, Lina Sastri, Alida Valli, Lea Massari, Rossana Podestà, Stefania Sandrelli, Giulia  Boschi, Massimo Ghini – la prima iniziativa della cinematografia pubblica (produzione 1983-84) sulla materia del terrorismo italiano.

  

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