Il dilemma del re dell’Epiro. Album delle figurine n.42, venerdì 24 agosto 2018.

A pagina 131 del libro-intervista è scritto:

“Una vicenda di consolidamento, nel 1994,  fu costituita dal lavoro di squadra – insieme allo staff stampa  ad hoc per il vertice  (Jas Gawronski) e allo sherpa (il diplomatico Leonardo Visconti di Modrone) – per l’attività di comunicazione riguardante il G7 di Napoli. Un gran lavoro, già avviato con il governo Ciampi (in cui lo stesso presidente Ciampi approvò il magnifico logo che avevamo predisposto per l’evento, opera di Fulvio Ronchi e che finì anche sulle cravatte di Marinella, andate esaurite in poche ore perché l’ambasciatore del Giappone ne comprò moltissime). Avendo tempi stretti di preparazione,  il presidente Berlusconi affrontò con metodo e preparazione l’evento, ciò che gli valse l’apprezzamento “tecnico” di un editorialista del Corriere come Rodolfo Brancoli, che politicamente l’attaccava spesso ma che dopo la conferenza stampa di conclusioni a Napoli lo trovò all’altezza della situazione e lo scrisse. Quanto al nostro lavoro, attorno all’attività più di routine,  il nuovo presidente qualche volta  faticava a capire che una struttura con 300 dipendenti, tecnologie di produzione adeguate e ormai una certa capacità creativa, poteva svolgere un servizio adeguato anche per le esigenze di un “operatore del settore” ben abituato e, soprattutto nei primi tempi, faceva ricorso al suo apparato televisivo per esigenze che in realtà l’Amministrazione doveva e poteva realizzare in proprio. Cammin facendo se ne rese conto”.

 

Foto

Il momento della presentazione al presidente Carlo Azeglio Ciampi, a Palazzo Chigi,  del logo del G7 programmato a Napoli, poi svoltosi con la presidenza di Silvio Berlusconi. E, nella successiva foto,  il presidente Ciampi che presenta il logo alla stampa.

  

La bozza del manifesto che il presidente Berlusconi fece realizzare per un “personale” ringraziamento alla città di Napoli a seguito del G7, riguardo a cui poi, per l’inusualità al tempo della “pratica di personalizazione” in questo genere di comunicazioni, Palazzo Chigi desistette dall’idea di farlo affiggere nella città (unico esemplare).

 

Con Silvio Berlusconi (e Carmine Cianfarani, allora presidente dell’ANICA) nel periodo di poco precedente alla formazione del governo Berlusconi.

Con Gianni Letta e con Fedele Confalonieri (durante il governo Berlusconi).

 

  

 

 

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