Dal mio posto letto

Ci pensa un giovane fisioterapista a rimettere in quota l’umore mesto della camera ospedaliera a due letti del reparto ortopedico E3, qui a mezz’ora dal centro di Milano, nella fitta rete di imprese e centri commerciali che ruota attorno a Rozzano.
Dice: se c’è un interista lo dichiari subito che è meglio. Siamo salvi, dichiaro la antica appartenenza milanista e il mio giovane vicino, operato ieri all’anca, un ragazzo ciociaro ben educato, attorniato da una ampia famiglia, è troppo preso dalla prima discesa dal letto dopo la chirurgia per parlare di calcio.
Non c’è niente da fare. La fase pre-operatoria anche in un ospedale di alta qualità tecnologica e scientifica come l’ Humanitas, con personale che si relaziona in modo così civile, ha un carattere un po’ sinistro.
Il fatto di concludersi con uno “spegnimento”, come è una anestesia, anticipata da una “doccia speciale” che va fatta per dare un ulteriore contributo alla igienicita’ del contesto, attribuisce assonanze che trascinano anche impropri pensieri. Che si riattivano quando un assistente, parimenti affabile, estrae una biro e traccia una croce cerchiata sulla mia gamba che sarà oggetto dell’intervento. Insomma, tutta questa precisione digitale scende di livello a fronte del rischio di fare confusione e magari sbagliare in sala operatoria l’arto su cui intervenire. L’ho presa sorridendo, ma anche questa sorta di “simbolo-segnale” additato agli esecutori, ha rimesso in moto i pensieri di prima.
Fine delle noterelle scritte per ingannare il tempo, in attesa che Amelia arrivi con i giornali.
Il protocollo mi ha negato anche il caffè su cui ho tentato un negoziato. E sempre il protocollo ora mi obbliga a indossare calze lunghe settecentesche, che paiono di seta bianca ma che sono in realtà di materiale sintetico ad alta compressione per evitare trombi e facilitare la coagulazione.
Guardo la confezione e vedo che sono fabbricate a Bayreuth in Germania. La città di Wagner e del famoso festival wagneriano di cui erano critici stabili figure culturalmente complesse come Bruno Visentini ed Emilio Servadio.
Il contesto familiare del mio vicino commenta ogni cosa con bonarietà e clamore ciociaro. Gestiscono familiarmente a Ferentino un locale di scommesse sportive e raccontano volentieri il loro mondo e la loro esperienza.
Anche da qui – atollo supertecnologico nella vecchia brughiera della Milano ariosa – la vita presenta storie di varia umanità che ti tengono attaccato al progetto di risvegliarti dopo l’ anestesia e continuare a vedere come procede la nostra umana commedia.

 

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