Il dilemma del re dell’Epiro. Album delle figurine n.49,  venerdì 14  settembre 2018.

A pagina 162 del libro-intervista è scritto:

La proposta che arrivò inaspettatamente all’inizio del 1997 dal presidente del Consiglio regionale della Lombardia Giancarlo Morandi (credo su suggerimento di Vittorio Moccagatta) era di coordinare il team dei direttori generali del Consiglio regionale, organo delicato e importante, ma schiacciato dal super-potere della giunta regionale (la seconda a guida di Roberto Formigoni) dunque connesso anche a una riorganizzazione funzionale a maggiore equilibrio di poteri. Argomento che si rivelerà valido per la riorganizzazione, poco valido per il riequilibrio. Il mio ruolo, senza etichette politiche e quindi da indipendente, era sostenuto dal presidente Morandi (Forza Italia, storia pregressa liberale) e dalla vice presidente Marilena Adamo (PD, di tradizione comunista ambrosiana). Il periodo 1997-1999 fu di realizzazioni, di trasformazioni, di riconoscimenti. Possibilità di sviluppo di iniziativa contando sulla ricerca degli atenei lombardi (grazie al ruolo del presidente dell’IReR, il prof. Adriano de Maio), convegnistica di qualità, ampliamento delle competenze nell’area relazionale e nell’ambito delle funzioni di controllo e di impatto della legislazione. Tra le cose più “visibili” realizzai una serie di convegni con il sistema universitario regionale su temi rilevanti per il processo legislativo, avviando con l’editore Guerini una serie editoriale di studi e ricerche per la legislazione che significò quaranta pubblicazioni in poco più di quattro anni.  La struttura amministrativa mi riconosceva le pregresse esperienze come funzionali (malgrado le diversità tra esecutivo e legislativo) e sentendo i cambiamenti che stavano per prodursi mi teneva anche stretto per non ritrovarsi con capi inventati da una politica di terz’ordine che già scalpitava. Il Consiglio regionale è fatto di eletti con radicamenti territoriali veri. E anche molte di queste esperienze valevano la pena di essere seguite perché in quei territori si sviluppavano trasformazioni di cui avevo cognizione macro ma che visti in chiave dettagliata insegnavano molte cose. Difficile comunicare un’assemblea legislativa. Non impossibile trovare nessi di iniziativa tra società e istituzioni in un periodo in cui la mutua inclinazione non si era ancora spezzata”.

PS – Con la legislatura successiva (Attilio Fontana presidente del Consiglio regionale) presi la decisione di optare per la cattedra universitaria di ruolo acquisita per concorso alla Facoltà di Economia di Ca’ Foscari nell’aprile del 2001, accogliendo – dal settembre – la chiamata in servizio dall’Università IULM di Milano. Nel libro-intervista sono raccontate le ragioni e  le modalità di questa scelta.

 

Foto

Direttore generale del Consiglio regionale della Lombardia nel febbraio del 1997 (fino al settembre 2001).

 Insieme al presidente  Morandi con il Dalai Lama (nel quadro della settimana a Milano e in Lombardia organizzata dal Consiglio regionale nel 1998.

        

Un libro-intervista con Giancarlo Morandi curato al termine della sua esperienza di legislatura per riannodare questioni di principio e di indirizzo “federalista” sugli equilibri di potere tra esecutivi e legislativi e attorno a caratteri innovativi del modello di democrazia nei territori lombardi e agli sviluppi delle relazioni europee nell’ambito della “Quattro motori”

Alcune pubblicazioni nella serie degli studi e delle ricerche che il CRL promosse in quegli anni su temi di orientamento degli indirizzi legislativi delle politiche regionali 

      

Con Attilio Fontana (presidente del CRL) in una delle ultime occasioni di presenza pubblica di Indro Montanelli a Milano

Con Attilio Fontana, successore alla presidenza del Consiglio regionale della Lombardia e al tempo (2003-2004)  presidente della Conferenza nazionale dei presidenti delle assemblee regionali, in udienza al Quirinale dal presidente Carlo Azeglio Ciampi (qui con Melina De Caro, vicesegretario generale della Presidenza della Repubblica).

 Tornato a Milano nel 1997 il primo anno di “impressioni” sulla città raccolte in brevi editoriali dell’allora quotidiano “MilanoMetropoli” (diretto da Alessandro Aleotti) e pubblicato in un libro  che ebbe un titolo Milano capitale umorale che si smarcava dalla dialettica tra “capitale morale” e “capitale amorale” di quegli anni. Presentato a Milano dall’ex sindaco Carlo Tognoli.

  

La scrittura è del 1997. Tornato al nord, dopo esperienza Olivetti (la rivoluzione tecnologica delle comunicazioni vista da vicino) e dopo un semestre nelle amministrazioni di prossimità (il cittadino non sideralmente lontano). Cambia in senso più orizzontale la visione della “comunicazione pubblica” che continuo a insegnare (in IULM ) e per due anni a Scienze della Comunicazione a Lugano. Esce nel 1998 “Il paese spiegabile” (Etas, Rizzoli). Sarà la base per il vero e proprio manuale della materia che uscirà nel 2002. La “spiegabilità” si affaccia come tema strategico della comunicazione di pubblica utilità e del ruolo civile delle istituzioni.

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