Lettere dall’America. Alabama n.8/ 2018 – Chi auspica il “despota illuminato”?

 

Paolo Giacomoni

14 settembre 2018

​Mi dice Stefano Rolando che alcuni esponenti del mondo scientifico non sarebbero scontenti se le vicende della nazione fossero prese in mano da qualche “despota” illuminato.

Per quanto riguarda le cose politiche e sociali, anche per la difficoltà oggettiva di trovare personaggi come Pericle o De Gaulle, tale desiderio potrebbe essere discusso e dovrebbe essere scoraggiato. Per le cose scientifiche, invece, il desiderio di un despota illuminato è perfettament comprensibile e fors’anche legittimo.

​Negli ultimi dieci-vent’anni abbiamo assistito ad un fiorire di scienze “opinabili” come l’antropologia evoluzionistica, la semeiotica della comunicazione, la psicologia non verbale et similia, nate forse per dare spazio a ricercatori che non trovavano lavoro nelle scienze sperimentali dette “esatte”, che sifonano ingenti quantità di fondi a scapito per esempio, della ricerca in oncologia, in fisica dei plasmi, sulla biologia della fissazione dell’azoto e per tecnologie rivolte a generare elettricità dalla luce solare, da cui si potrebbero ottenere cure mediche efficaci e produzione rinnovabile di energia, e financo la riduzione drastica dell’uso di fertilizzanti chimici.

​Al danno si aggiunge la beffa, perchè gli attori nelle scienze opinabili mentre esercitano un ben definito potere accademico non seguono il metodo scientifico, come riporta l’autorevole rivista scientifica Science del 27 luglio 2018, pagina 315 (Sloppy Science more widespread). Risulta infatti che molti ricercatori in psicologia hanno ammesso di aver avuto ricorso a metodi discutibili nell’analizzare e nel render conto dei loro dati, il che spiega perchè è stato impossibile ad altri scienziati, il trovare gli stessi risultati ripetendo un gran numero di studi.

Ma gli ecologi e gli evoluzionisti non si comportano molto meglio. Uno studio di Hannah Fraser dell’Università di Melbourne ha scoperto che un bel 64% (due terzi ) degli ottocento studiosi intervistati non ha descritto risultati che non erano statisticamente significativi (come dire che non hano scritto che una certa “cosa” non è vera) e che il 42% (circa la metà) ha esteso lo studio per trovare risultati con significatività statistica (che non è l’equivalente di “rilevanza”, anzi!) e, colmo del narcisismo, il 51% (una buona metà) ha descritto un risultato inatteso come se fosse stato ipotizzato all’inizio dello studio.
​Niente di nuovo sotto il sole! Una volta si diceva “se vuoi far credere una sciocchezza ad un ingenuo non hai che dire che è stata scientificamente provata”.

E Molière fa dire a Clitandro (Les Femmes Savantes, Atto IV scena III)

Si pour moi l’ignorance a des charmes bien grands
C’est depuis qu’à mes yeux s’offrent certains savants

…..
Riches, pour tout mérite, en babil importun
Inhabiles à tout, vides de sens commun
Et pleins d’un ridicule et d’une impertinence
A décrier partout l’esprit et la science
.

 

 

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