I romeni in piazza contro la corruzione. Il silenzio dei socialisti europei

Mondoperaio, n. 2/2017

Stefano Rolando

 

Quello che sta succedendo in questi giorni in Romania è importante per il futuro dell’Europa.

Quando la Romania fu ammessa nel sistema europeo (2007) lavoravo attorno al tema della reciprocità di immagine tra quel paese e l’Italia, con due ricerche pubblicate tra il 2005 e appunto il 2008 nel quadro di una crescita della emigrazione romena in Italia e della dislocazione di imprese italiane in Romania. Andavo spesso a Bucarest e incontravo molta gente. Ricordo bene una biologa con esperienze scientifiche europee (purtroppo scomparsa per un grave tumore che si tentò di curare anche a Milano), la dottoressa Mioara Tripsa, alla guida di una Autorità per i diritti del malato, che mi spiegava che il fattore che ritardava di più il dossier romeno a Bruxelles non era tanto quello dell’insufficienza economico-finanziaria (anche perché la crescita entrava in una curva spettacolare), ma quello della grave insufficienza di infrastruttura civile: da cui dipendeva – causa l’appiattimento reattivo della società determinato dal comunismo – una distonia con le democrazie europee. Ecco perché fiorivano istituzioni di rianimazione sociale come la sua. Di fronte alla corruzione, da sempre piaga nazionale, i romeni, nel sentirsi figli della tradizione latina, speravano più nel ruolo inibitore dell’Europa che nella loro forza di sconfiggere la piaga dal basso. Ed ora infatti hanno pesato politicamente le incessanti manifestazioni di questi giorni contro il provvedimento varato dal governo socialista di Sorin Grindeanu (in realtà dal premier ombra Liviu Dragnea, inabilitato a governare perché condannato in via definitiva per frode, ma vincitore delle elezioni), teso a riabilitare una vasta categoria di condannati e di reclusi con lo scopo neppure nascosto di riabilitare Dragnea a guidare il governo.

Da qui la reazione del capo dello Stato Klaus Johannis – espressione del partito liberale, che non ha avuto grande successo elettorale, figura di una certa severità etica, espressione della minoranza “tedesco-protestante” – che si è schierato con le centinaia di migliaia di cittadini tra cui moltissimi giovani che hanno scritto finalmente una pagina importante sulla crescita civile del popolo romeno. La Commissione Ue aveva alzato moniti, in questi giorni, circa una fase delicata di fiducia tra il paese e la comunità europea. Alle strette – da sotto e da sopra – il governo ha immaginato di ritirare il provvedimento nella forma di urgenza con cui era presentato. Ma non ha rinunciato al proposito di attivare la sua scelta attraverso un progetto di legge che seguirà l’iter parlamentare, con la garanzia di una maggioranza che il Partito socialdemocratico (Psd) al governo ha oggi saldamente.

Dragnea, leader del Psd, ha anzi sulle prima annunciato che dimostrerà chi è più forte in piazza, assicurando che porterà un milione di persone per far vedere chi conta di più nel paese. Intanto il numero dei cittadini impegnati reiteratamente ad occupare la grande piazza Victoriei, dove ha sede il governo – sera per sera, con orari metodici (dalle 20 alle 24) e con una meticolosità civile inusuale (toni pacifici, cartelli fermi ma non violenti, frequente ricorso all’inno nazionale, pulizia della piazza, mozziconi compresi, alla fine di ogni serata di protesta) – è arrivata a 300 mila persone. Non può essere apprezzato il silenzio di fronte a una posizione popolare che per la prima volta dalla caduta di Ceausescu mostra una generazione alle prese con la piovra riconosciuta del malessere politico Giorno per giorno è cresciuto il numero di studenti e giovani di molte città che hanno trovato ospitalità nelle case degli studenti di Bucarest impegnandosi in una forma di protesta organizzata finora non egemonizzata dai partiti, anche se ovviamente sostenuta dalle forze di opposizione. Ho avuto testimonianza circa infiltrati che avrebbero cercato di fare provocazioni e che sono stati spettacolarmente isolati e consegnati alla polizia. La richiesta di dimissioni del governo è arrivata quando si è resa chiara l’intenzione di Grindeanu di guadagnare tempo e di trovare una strada per ottenere magari in differita l’esito previsto con il primo provvedimento di urgenza. Nella prima fase la protesta si limitava alla richiesta del ritiro del provvedimento e alla sicurezza di non vedere al governo una figura politica uscita con successo dalle urne, ma con il peso di una condanna definitiva per “frode elettorale”. La depenalizzazione dei reati al di sotto di una certa soglia di gravità prevista dal provvedimento avrebbe rimesso in gioco la stessa agibilità politica di Dragnea (e di altri), anche se lo stesso Dragnea ha già ottenuto di presiedere un organismo di rilievo istituzionale come la Camera dei Deputati.

Nelle more si è dimesso il ministro del Commercio, Florin Jianu, parlando di “disaccordi etici” con il proprio governo. Molti sindaci, molti leader locali del Psd hanno espresso malumore per la resistenza del governo, che (così alcuni hanno detto) rischia di punire la loro tenuta locale, spesso in condizioni di grande rappresentatività e con storie di rinnovamento politico che la vicenda potrebbe mettere in ombra. Va detto che l’attenzione solidale degli europei nella prima settimana della protesta è stata debole. E lo stesso raggruppamento politico dei socialisti e democratici europei non si è finora espresso. Si può capire l’imbarazzo nei confronti di un partito membro della propria organizzazione, così come si può capire che questa vicenda torna nel giro di poco tempo a colpire il partito socialdemocratico dopo che nel 2015 Victor Ponta, capo del governo a guida Psd, ha dovuto cedere alle proteste, a seguito della morte di 64 persone in un incendio in un locale di Bucarest, con vicende connesse che riconducevano sostanzialmente a fenomeni di corruzione. Per l’Europa in affannosa ricerca di valori identitari questa pagina romena costituisce uno spunto da non disperdere.

Ma proprio su questa rivista va detto con chiarezza che non può essere apprezzato il silenzio di fronte a una posizione popolare che per la prima volta dalla caduta di Ceausescu mostra una generazione alle prese con la piovra riconosciuta del malessere politico, figlia della tradizione del “privilegio organizzato” che connotava gli anni del comunismo. Anche tra partiti “affratellati” c’è modo e modo di aiutarsi a non sbagliare in occasioni di questo genere. Questa ondata di proteste non ha il carattere dell’antipolitica qualunquista esplosa in varie parti dell’Europa. Non colpisce il Psd ideologicamente. Non ha mirato a destabilizzare l’ordine democratico determinato dalle elezioni. Ha mirato a generare un controllo sociale di tipo civico altamente partecipato come qualità rafforzante della stessa democrazia e attorno ad un tema che ha caratteri talmente vistosi di intollerabilità da considerare una fortuna che il malessere sia riconosciuto e debellato a partire dal coraggio stesso dei cittadini. Esso vale come le prime prese di posizione della gioventù siciliana ai tempi delle lenzuola bianche contro l’omertà delle generazioni precedenti che esplosero dopo l’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Gli italiani poi – che per i dati sulla corruzione (Transparency) non sono lontani dai romeni, con la differenza che da noi la corruzione opera su torte più grandi, mentre in Romania essa opera come pratica diffusa per tutto: se vuoi il letto in ospedale devi “sganciare”, se vuoi farti togliere una multa devi “sganciare” – possono leggere la novità delle centinaia di migliaia di cittadini romeni in piazza per la legalità come un tema di rifondazione valoriale del legame dell’Europa.

E da cittadini-elettori di un paese fondatore dovrebbero fare la loro parte. Mentre scriviamo la situazione è in stallo. Il presidente della Repubblica ha parlato alle Camere, e l’episodio potrebbe spostare alcuni fattori oggi di incertezza (ricordando che la costituzione romena prevede un regime semi-presidenziale che dà al capo dello Stato non solo poteri di rappresentanza simbolica ma anche di interazione diretta con le questioni di governo, come i predecessori, da Iliescu a Basescu, hanno ben dimostrato). Quindi potrebbero esserci evoluzioni oggi non configurate. Il Psd è alleato con un partito, che sta al governo (Alde) tendenzialmente orientato al centro-destra, guidato da Tariceanu (vecchia guardia) e da Daniel Constantin (nouvelle vague), che hanno intimato a Dragnea di non prendere più iniziative autoritarie non concordate, pena la rottura della alleanza. I romeni sono sensibili al tema perché la prima cosa che essi temono è la configurazione di un nuovo dittatore. La tv governativa romena trasmetteva canzonette, mentre la rete Realitatea.tv teneva le telecamere in diretta su Piazza Victoriei, dove una folla davvero immensa, cantando l’inno nazionale, sommata ad altri movimenti pacifici in tutte le città del paese e dell’Europa dove è forte l’emigrazione romena, chiedeva il ritiro del provvedimento.

Pareva ad un certo punto che il governo cedesse, sotto pressione non solo della piazza, ma anche dei moniti di Bruxelles. Poi è prevalsa la reazione polemica, quella di dire che la piazza è una manipolazione “pagata” dal capo dello Stato: con l’intenzione di spedire il ministro degli Esteri a spiegare all’Europa e al mondo che questa rivolta “morale” è soltanto una manipolazione voluta dal presidente Klaus Johannis. Dragnea – proprio a fine della giornata con la partecipazione di piazza più alta – ha promesso di scatenare il popolo davanti a Cotroceni, sede del presidente della Repubblica. Ma si sono viste solo mille e cinquecento persone smarrite che hanno tentato questa incredibile contromisura ottenendo lo scherno dei media. Credo che si debba capire di che natura sia la protesta reale dilagante. E credo che basti conoscere anche sommariamente la storia del ‘900 romeno per salutare questo coraggio popolare come una necessaria coscienza “generazionale” volta a voler stare in Europa a testa alta, esattamente come recita l’inno nazionale che quei ragazzi hanno cantato sotto le finestre del governo. Per l’Europa in affannosa ricerca di valori identitari questa pagina romena costituisce uno spunto da non disperdere.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *