Una nuova generazione internazionale affronta con professionalità civile il giornalismo migratorio – Seconda giornata della conferenza euromediterranea a Tunisi

Rivista italiana di comunicazione pubblica

(pagina FB)

Seconda giornata della conferenza euro-mediterranea su “Comunicazione e migrazioni”

 

 

Il panel dei giornalisti discute sugli aspetti professionali della “specializzazione migratoria”                             I

 

Intervento di Stefano Rolando (CDV)

 

Tunisi, 19 settembre 2018

 

Seconda giornata al Regency di Tunisi della conferenza euro-mediterranea su migrazioni e comunicazione, promossa da ICMPD e da Club of Venice sotto l’egida della UE, che si accompagna a un interessante Premio giornalistico ieri sera attribuito a una ventina di coraggiosi reporter europei e del mondo arabo che hanno trattato il tema epocale delle migrazioni. Conferenza e Premio sono itineranti. L’anno scorso alla Valletta, quest’anno a Tunisi. Le candidature per il 2019 sono ancora aperte.

Il primo panel della mattinata – aperto dal giornalista francese Dominique Thierry, membro della giuria – si apre proprio con alcuni di questi giovani giornalisti, che raccontano non solo esperienze ma anche alcuni nodi della condizione conflittuale della “rappresentazione mediatica” che è uno dei temi principali della questione migratoria.
Non siamo analisti, abbiamo il compito primario di raccontare storie. Vere e verificate di persona” dice l’inglese Daniel Howden (Refugees Deeply), che ha lavorato in Giordania e in Libano.

Anche il video-giornalismo richiede una accurata attività di ricerca e di selezione. E anche in questo campo girano molti materiali creati per interessi a volte destabilizzanti, che vanno riconosciuti“, dice Preethi Nulli, giornalista indiana che lavora per Al Jazeera, premiata per il suo videoreportage in Afganistan centrato sullo sguardo alla realtà dei bambini migranti.

Nessuno ti specializza sulle migrazioni, lo diventi per necessità, per il tanto lavoro anche giuridico, sociologico, economico,che richiede fare il giornalismo migratorio“, dice Leila Baratto, giornalista radiofonica algerina che ha studiato in Francia, che ha lavorato per RFI e che è stata premiata per l’inchiesta sul “mercato nero” dei migranti nell’area sub-sahariana.

Tra i premiati anche gli italiani Alessandro Puglia e il suo attento lavoro sugli sbarchi in Sicilia e sulla condizione delle donne nigeriane costrette alla prostituzione pubblicato su “Vita” e Simone Peyronel per il lavoro on line (Noria Research) sulla rotta migratoria balcanica.

Alle questioni poste sulle condizioni di questo genere di giornalismo, se i compensi sono adeguati agli sforzi e ai costi per fare un buon lavoro, la risposta è che i compensi non sono né alti ne’ certi, ma che la condizione di racconto in libertà è messa nel conto come un valore importante. Tutti confermano che per farcela bisogna specializzarsi e che non basta il giornalismo di impressione o di colore.

Il raccordo con le esperienze comunicative istituzionali è stato oggetto dei due contributi (nei panel della prima e della seconda giornata) dati dal segretario generale del Club di Venezia Vincenzo Le Voci, che ha ricordato l’agenda dei meeting degli ultimi anni con il tema migratorio sempre in evidenza.

 

 

 

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