Il giusto monito di Magatti e il rischio della sterilità

 

 

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Il richiamo di Mauro Magatti a Gramsci oggi sul Corriere (“Il vecchio muore e il nuovo non può nascere e si verificano così i fenomeni morbosi più svariati“) e’ giusto e delinea esattamente lo spazio in cui dovrebbe muoversi la politica di opposizione se avesse la febbre di costruire la via di uscita.
Ma il problema è proprio questo. Che al momento di disegnare i punti credibili della fuoriuscita, anche accettando che la critica radicale al “vecchio che muore” sia già il primo passo che per ora il grosso dell’opposizione non fa, non ci sia un cantiere aperto che fissi un approccio consistente.
Nel senso di non rimettere in fila sogni e buoni propositi, ma di fare  un ripensamento teorico, culturale e scenaristico sostenibile.
Lo stesso Magatti, costretto dallo spazio dell’editoriale, non fa nemmeno un cenno ai punti di quel ripensamento. Come non lo fa quasi nessun intellettuale chiamato dai media a picconare la situazione in corso. Come non lo fa – in questa fase sospesa e drammatica – quasi nessun politico professionista in prima linea che a causa della rottura grave tra politica e cultura non si dedica nemmeno ad andare nei cantieri probabili, spesso quelli che “non fanno notizia”, per fare il suo mestiere: capire i linguaggi difficili del cantiere e tradurli in una vulgata sensata e accettabile per smuovere il dibattito pubblico.
Almeno attorno alla riformulazione dello scenario europeo, contenitore di vecchi sogni e recenti tortuosità, ci aspetteremmo questo lavoro imbastito.
Altrimenti le prossime elezioni appaiono già assegnate e scontate nel far prevalere la deriva demagogica in corso pletoricamente avversata da blande e retoriche rampogne.
Scontiamo naturalmente il ritardo con cui abbiamo ammesso il “Public engagement” delle università come una parte essenziale delle missione accademica.
E scontiamo il fatto che i grandi centri di studio e ricerca – come dice De Rita da anni – non hanno più committenza interpretativa appunto da anni, perché a istituzioni e imprese interessa solo il proprio posizionamento.
Chi pensa di poter dare un contributo politico in questo momento si deve sintonizzare con questo rovello. Altrimenti – a sua volta – lo farebbe solo per “personale posizionamento”.

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