L’eredità di Jader Jacobelli, un filosofo prestato al servizio pubblico (Villa Medici, Roma, 27.10.2018)

 

    

Il padre dell’informazione politico parlamentare italiana avrebbe oggi cent’anni.

 

   

 

Incontro promosso da Infocivica nell’ambito del Festival Eurovisioni a Villa Medici a Roma (sabato 27 ottobre 2018)

  • Introduce e modera Stefano Rolando, Vice Presidente di Eurovisioni – La difficile riforma della comunicazione pubblica e delle rappresentanze dei territori e i compiti del nuovo servizio pubblico crossmediale della comunicazione
  • Silvana PalumbieriIl racconto biografico su Jader Jacobelli attraverso le Teche Rai con la lettura di Angelo Maggi
  • Roberto AmenNon è mai troppo tardi per un canale istituzionale del servizio pubblico
  • Bruno SomalvicoLa proposta di Amalfi all’origine di Infocivica, Informazione istituzionale ed educazione civica
  • Conclude Gian Piero JacobelliMio padre un moderatore non moderato fra riflessione filosofica e azione nel giornalismo

 

Presentazione

di Bruno Somalvico

 

Jader Jacobelli, un grande intellettuale (da giovane aveva fatto da paciere fra Ugo Spirito e Giovanni Gentile) e servitore disinteressato del servizio pubblico e della libera informazione. Padre della moderna comunicazione politica nella televisione italiana (memorabili le sue Tribune Politiche caratterizzate dalla massima imparzialità e imperturbabilità anche quando Marco Pannella ed Emma Bonino si presentarono imbavagliati e rimasero in silenzio per tutta la durata del programma) sino all’ultimo si è interessato di nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione: si chiedeva in che misura i messaggini abbreviati tramite SMS (non si erano ancora affermati i social network e non era ancora nato Twitter) avrebbero influito nell’evoluzione del linguaggio e della comunicazione politica.

Inflessibile ed imparziale, aveva sempre rifiutato di schierarsi nel corso della sua carriera giornalistica (pur provenendo da una cultura politica nell’esperienza della radio degli alleati in Sardegna che lo facevano presumere essere vicino al Partito d’Azione).

Del resto nemmeno il figlio Gian Piero mi diceva di non avere mai saputo per chi votasse. Celeberrimo il suo ruolo di moderatore che riproduceva anche nei dibattiti annuali che organizzava a Saint Vincent: la clessidra era inflessibile e se superavi solo di pochi secondi il limite imposto a ogni singolo partecipanti (6 minuti nel primo intervento 4 nella replica dell’indomani) con la sua gentile dolce quanto autorevole e quindi ultimativa voce eri costretto a chiudere il tuo intervento. Nessuno era più indicato di lui per fare dapprima il cronista parlamentare e poi diventare un grande e ineguagliato moderatore delle tribune politiche. Ruolo che era stato di Ugo Zatterin e che pretendeva e pretende ancora di avere un arbitro assolutamente imparziale, verrebbe da dire il più imparziale di tutti. Si badi bene: un grande moderatore, non un moderato perché Jader non era certo privo di convinzioni anche se un giorno mi rimproverò dicendomi che lui stesso aveva difficoltà a definirsi. Gli devo tanto non solo perché ci premiò proprio a Saint-Vincent nel 1998 per il primo saggio che avevo allora pubblicato al Mulino insieme a Bino Olivi dedicato a “La fine della comunicazione di massa”, ma perché mi aveva invitato a resistere nei momenti professionali più difficili trascorsi dopo l’uscita di scena del mio maestro Massimo Fichera, ma a mantenere fermo e saldo il proprio operato come servitore disinteressato delle ragioni del servizio pubblico e l’obiettivo della sua trasformazione nella società dell’informazione giudicato necessario perché fosse in grado di continuare ad essere al servizio della collettività. Per questo ci invitò a lanciare la Carta di Amalfi all’origine di Infocivica di cui fu poi uno dei dieci soci fondatori nel dicembre 2003. Ancora a poche settimane dalla morte in una lettera scritta a Bino Olivi e al sottoscritto nel gennaio 2005, Jacobelli sottolineava ” l’urgenza di un intervento di Infocivica sulla questione di cui si sta dibattendo nel paese: se la Rai deve divenire un’azienda pubblico-privata, o se invece deve esaltare la sua mission pubblica privatizzando le sue attività più commerciale”. “Nel primo caso – aggiungeva –  a mio parere l’attività commerciale farebbe premio su quella civica. Nel secondo, l’attività civica non sarebbe più inquinata da logiche politiche e commerciali che la insidiano quotidianamente”.

Su questa tesi Infocivica dovrebbe esercitare un’azione di pressione su chi deve decidere, con articoli, comunicati, lettere, sottoscrizioni. Insomma Infocivica non soltanto come un gruppo di studio, ma anche “di pressione”.

Grazie ancora, caro Jader. In questa giornata dedicata ai canali istituzionali europei promossa nell’ambito di Eurovisioni non potevamo non cogliere quest’appuntamento europeo per un primo bilancio sul lascito di questa straordinaria figura di filosofo prestato alla buona e corretta informazione. Per conferire al servizio pubblico delle comunicazioni nella società dell’informazione e della conoscenza, autorevolezza, credibilità e qualità – non solo “qualità televisiva” ma diremmo oggi crossmediale attraverso un oculato presidio della Rete e un ritrovato rapporto con quei giovani e nativi digitali che tanto incuriosivano uno spirito acuto e in qualche modo rinascimentale aperto a 360 gradi come quello di Jader Jacobelli sulla cui figura Infocivica sta realizzando con Silvana Palumbieri, una biografia per immagini.

 

Introduzione

di Stefano Rolando

 

 Jader Jacobelli nacque a Bologna il 24 giugno del 1918, lasciandosi diciamo la prima guerra mondiale alle spalle. E nell’anno in corso cade dunque il suo centenario.

Per la mia generazione questo genere di centenari (che si sono affollati negli ultimi tempi) è quella dei nostri genitori. Cosa che rende questi eventi più partecipati, ma anche più difficili. Perché si misurano sempre con sguardo doppio i profili, le memorie, i contesti, le eredità.

Proprio ieri abbiamo svolto a Milano – a Palazzo Sormani – l’evento del centenario della nascita di Paolo Grassi, che morì nel 1981 a soli 62 anni, essendo stato in quegli ultimi tempi presidente della Rai (e avendo io svolto, proprio in quei tempi, l’incarico di suo assistente in Rai). Oltre ai contesti comuni, anche sguardi sul rapporto tra pubblico e privato, sull’etica pubblica, sulla responsabilità del lavoro culturale e intellettuale, su una certa idea di “servizio pubblico”, argomenti che stabiliscono legami tra le due giornate.

La ricostruzione di immagini e di elementi biografici che tra poco farà Silvana Palumbieri (anche grazie alla lettura di Angelo Maggi) ci metterà di nuovo in connessione cognitiva e sentimentale con un’epoca, una stagione, una filigrana del “senso di responsabilità” di appartenere ad una azienda potente, capace di entrare nelle case di tutti gli italiani, e assumere con cautela, neutralità e – certamente nel caso di Jader Jacobelli – altresì con passione civile, per somministrare una materia stra-delicata : la comunicazione politica.

Ci ricordiamo un clima amministrato non con lo spirito di fare emergere il continuo conflitto o l’interlocuzione preferibilmente accesa e polemica, ma piuttosto di fare emergere la “spiegazione”. Mi è bene chiaro che la grande trasformazione di questo genere di trasmissioni (diciamo politico-elettorali) consegna oggi prodotti che hanno il disvalore di incentivare l’idea della politica come guerra delle parole ma anche il pregio di scarnificare più velocemente i punti di attrito o di conflitto del sistema politico. Dunque da un lato producendo riluttanza ma dall’altro anche producendo nuovo coinvolgimento.  Credo che i giovani – anche del mestiere e con interesse alla comunicazione – che oggi fruiscono di questi format ritrovino l’una e l’altra cosa. Quanto a noi del resto – pur essendo legittima una certa nostalgia – questo genere di rivisitazione non ci deve far fermare allo sguardo affettuoso verso il passato. Deve darci il senso della qualità di un tempo e anche quello dell’evoluzione critica dei sistemi, per capire le linee di tendenza.

Dunque il giornalista, comunque colto, formato negli studi di filosofia, con vaste conoscenze, che moderava per il grande pubblico il rapporto tra i maggiori politici del tempo e i giornalisti, in realtà disponeva di un suo percorso intellettuale sul senso del servizio pubblico che gli faceva sperimentare anche altri circuiti di iniziativa. Come era quello degli Incontri di Saint Vincent – a alcuni dei quali presi parte per i rapporto mantenuti con Jader dai tempi della Rai a quelli successivi,  quindi a quelli che per dieci anni mi fecero svolgere l’esperienza di direttore generale dell’informazione e dell’editoria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo “stare in rete” di Jacobelli con mondi diversi (media, politica, università) si rileva importante in quei primi anni ’90, per esempio in questo evento dedicato alla lingua italiana – ovvero il collante di ogni comunicazione – che si intitolava “Dove va la lingua italiana?”. Lo cito perché, allora alle prese con la riattivazione della comunicazione pubblica in Italia,  discussi con Jader – trovando piena condivisione anzi sollecitazione – lo spunto di andare a cercare anche dove ”non andava” la lingua italiana. Ricordo di avere lanciato lì il tema per noi (dico noi governo e istituzioni ma anche e ancora di più per la Rai) serissimo di affrontare non più solo il vecchio analfabetismo (allora già sotto i 2 milioni) ma l’incrementato analfabetismo di ritorno, attorno a cui al tempo gli indicatori di Tullio De Mauro suonavano allarmi. Dunque il tema della “spiegazione civile” che oggi – come dice Giuseppe De Rita – con il 47% di analfabetismo di ritorno stimato in Italia significa una chiave interpretativa di tante cose: anche del fatto che “due pifferai” arrivano con promesse e chiacchiere e si portano via il paese per l’eccesso di non comprensione che c’è in giro.

Bruno Somalvico riprenderà – con il racconto delle origini di Infocivica – il patronage morale e culturale che Jader mise per dare vita a radicamenti associativi nel campo della pubblica utilità dell’informazione.

Così come Roberto Amen – che ha vissuto professionalmente nell’informazione della Rai – toccherà il tema del possibile sviluppo di una canale istituzionale, ovvero dell’incremento adeguato ai tempi degli specifici strumenti di servizio pubblico che richiedono quel ripensamento di ruolo e missione che va al di là dei negoziati per il contratto di servizio e che dovrebbe una buona volta ricordarci che il titolo-battuta di Renzo Arbore (“No, non  è la BBC”) non può consolarci a vita facendoci alla fine assolvere per le nostre mancanze.

Ma una particolare contentezza è di vedere presente a questo panel Gian Piero Jacobelli – figlio di Jader e anche grande esperto di comunicazione dei nostri tempi – che da un lato darà corpo a quella riflessione di noi generazione di figli dei “celebrati” in una chiave personale, ma dall’altra ci aiuterà a capire il metodo e lo spessore di un giornalista e di un ricercatore (che ha lasciato libri che varcano molto i confini dell’informazione) e, che appunto, per convincimento e ricerca e non per vezzo introduceva il citato convegno sulla lingua italiana citando Wittgenstein (“I limiti dei mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo”). Grazie dunque a tutti i presenti e grazie a GR Parlamento che, riprendendoci in diretta,  amplierà certamente la condivisione di quel che diciamo e direte in questo incontro.

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