Libri per generare nuova proposta politica. “L’utopia sostenibile” di Enrico Giovannini

Enrico Giovannini (a d.) con Mike Granatt e Stefano Rolando all’apertura della sessione del Club of Venice alla Biblioteca Marciana di Venezia il 18.11.2010

Il senso politico di questo ultimo saggio di Enrico Giovannini [1] – professore di Statistica economica a Tor Vergata, già presidente dell’Istat e già ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo Letta – sta in questa dichiarazione che parte dall’esperienza di un soggetto da lui fondato per spostare energie scientifiche anche sul piano della trasformazione culturale della politica, cioè l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile:

E’ molto importante che il centrosinistra europeo ripensi a un nuovo modo di vedere un futuro che sarà decisamente molto più incerto rispetto a quello che abbiamo vissuto nel passato. Credo che tutti i Paesi europei mostrino come le diverse incarnazioni del centro sinistra siano di fronte a una crisi profonda e la necessità di rilanciare se stesso attraverso nuove parole d’ordine. Nel mio ultimo libro, L’utopia sostenibile, utilizzando l’elaborazione dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile provo a mostrare come questo sarebbe possibile”.

La condizione del mondo (e poi specificatamente dell’Italia e dell’Europa) che Giovannini disegna come sintesi di mali e degenerazioni rispetto a cui immaginare nuove priorità della politica sta in una micidiale fotografia da cui il libro prende le mosse. Per capire lo spettro largo della sua idea di sostenibilità, meglio riportarla per intero:

Chiudete gli occhi e pensate a come dovrebbe essere il Paese in cui vorreste vivere. Probabilmente non vorreste vivere in un Paese di 60 milioni di abitanti dove muoiono ogni anno 60 mila persone a causa di malattie legate all’inquinamento. E non vorreste vivere in un Paese in cui 4,7 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, oltre 2 milioni di giovani non studiano, non sono in formazione e non lavorano (i famosi Neet[2]), il 5% delle famiglie più abbienti detiene la stessa ricchezza del 75% delle famiglie meno abbienti, il 18% delle case esistenti è abusivo e l’80% delle specie ittiche è in condizioni di sovra-sfruttamento. Questi sono soltanto alcuni dati dell’Italia, ma se volessimo guardare all’Europa allora troveremmo che le persone che muoiono ogni anni per malattie legate all’inquinamento sono quasi 500 mila, mentre 120 milioni sono a rischio di povertà e di esclusione sociale e i giovani Neet sono 17 milioni. E se guardassimo al mondo vedremmo quasi 800 milioni di persone che sono in una condizione di povertà estrema e un numero simile di persone sottonutrite, che 60 milioni di persone vivono in una condizione di schiavitù, che oltre 4009 milioni di persone sono state colpite nel 2016 da calamità naturali, che l’1% della popolazione  possiede il 50% della ricchezza mondiale , che 700 milioni di persone non hanno accesso all’acqua pulita”.

Come si vede la parola “sostenibilità” assume sempre di più il senso di una categoria reattiva ad un quadro di condizioni non più solo ambientali, ma anche sociali, sanitarie, alimentari, occupazionali, finanziarie che compongono il profilo complessivo di ciò che va sotto il nome di “qualità della vita” cioè in poche parole delle ragioni, nella loro interazione, per le quasi ha senso o ha meno senso vivere su questa Terra perché le modalità della vita comune e l’insufficienza della politica hanno privato una parte dell’umanità o della giustizia o della libertà.

Che qui si disegni un nuovo perimetro concettuale che trasforma battaglie settoriali in una visione della trasformazione del mondo da governare con misure profondamente correttive e interrelate, Giovannini lo spiega anche in interviste che hanno accompagnato l’uscita del libro. Ed è comprensibile che la sua esperienza civile e scientifica al tempo stesso – per esempio quella di membro della Commissione Stiglitz per la revisione del paradigma del PIL come unico fattore di definizione statistica dello sviluppo, puntando ad introdurre un paradigma più ampio di “benessere sociale”- pesa oggi sulla necessità di un ripensamento di fondo della proposta politica dei progressisti italiani ed europei che affrontano un anno drammatico non sempre con strumenti teorico-concettuali aggiornati.

Quali obiettivi “politici” dunque. Enrico Giovanni lo ha spiegato parlando del suo libro come un “manifesto” di analisi e di proposta[3]: “Abbiamo chiesto a tutte le forze politiche di impegnarsi su cose che possono sembrare non istantanee, ma sono importanti. Primo l’introduzione in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile che vuol dire equità internazionale, giustizia intergenerazionale. E questo può aiutare anche ad affrontare in modo diverso la povertà ma anche lo sviluppo, ma anche la tutela dell’ambiente e i diritti di tutti. In secondo luogo la nascita a Palazzo Chigi una vera cabina di regia per la realizzazione di investimenti pubblici destinati allo sviluppo sostenibile. Abbiamo bisogno di fare una vera e propria transizione della nostra economia verso un sistema più sostenibile, l’ha fatto la Francia con la creazione del ministero per la transizione ecologica inclusiva, non si vede perché l’Italia non debba andare in questa direzione per cui abbiamo proposto che il comitato interministeriale per la programmazione economica diventi comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, per cambiare i principi con cui si fanno gli investimenti. E’ fondamentale l’innovazione a tutti i livelli.  C’è infatti bisogno di innovazione tecnologica ma anche sociale, che è la precondizione per realizzare le altre trasformazioni, una vera tutela delle persone in povertà che costruisca resilienza: quindi formazione continua, politiche attive del lavoro, preparazione ai futuri shock che arriveranno proprio per far sì che l’Italia di fronte a questi possibili choc possa reagire rapidamente e non entrare in un’altra lunga crisi come quella che abbiamo vissuto negli anni scorsi”.

Il saggio “L’utopia sostenibile” riprende – come fece Il Club di Roma nella fase di ribaltamento della consapevolezza ambientalista internazionale mezzo secolo fa – l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e propone un’Agenda di medio periodo al 2030, trasformando il modello di sviluppo “da lineare a sostenibile”. Nella seconda parte concentra le riflessioni sulle misure adottabili in Italia solo a condizione che esse si saldino in un quadro di rinnovamento dell’idea stessa dell’Europa architrave di condizioni di modifica dell’approccio complessivo alla qualità della vita.

[1] Enrico Giovannini, L’utopia sostenibile, Laterza, 2018

[2] Dall’acronimo inglese che sta per “Not in education, employment or training

[3]Il Pd pensi a ripensarsi. E l’esecutivo a costruire resilienza di fronte ai nuovi choc” (intervista al Fatto quotidiano, a cura di  F. Capozzi e G. Scacciavillani, 11 aprile 2018, nel contesto di una condizione di crisi del governo Gentiloni in carica e del travaglio per la formazione del nuovo governo).

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