Lettere dall’America – Alabama n. 10/2018 – Spigolature post-elettorali

Paolo Giacomoni 

 

Qui ci siamo svegliati da una sbronza, e ci siamo accorti di essere tornati a casa senza incidenti. Mi riferisco alle elezioni americane.

L’Armata Brancaleone del Partito Democratico aveva candidati appartenenti ad ogni possibile  diversità, come per esempio un pellerossa che reclama i territori del Mid-West, strappati alla sua tribù, or son centosessant’anni, con un trattato che non è mai stato firmato; e poi molti ecologisti più fanatici di un poliziotto elvetico nel combattere la purezza dell’ambiente; e poi animalrightists pronti a sacrificare i Chicanos di California per salvare la formica del Mojave, e magari anche qualcuno che si batte per la copertura sanitaria generalizzata, per il salario minimo garantito, per abbassare i costi dell’educazione, e per riformare la cosiddetta criminal justice.

E così il Congresso (la Hill, la Camera dei Rappresentanti, l’equivalente del nostro Parlamento) è di nuovo nelle mani dei Democratici. Il Presidente Trump non potrà più spadroneggiare a suo piacimemto. Il Senato è ancora repubblicano, ma per il rotto della cuffia, e ci sono ancora dei conteggi in atto, e i risultati potrebbero essere ancora più sorprendenti.

L’analisi dei risultati dipende da chi la fa: Le Monde, The Economist e il Signor Salvini dicono cose diverse. Quello che è chiaro è che c’è stato un afflusso alle urne sorprendentemente elevato: ben il 49% degli iscritti sulle liste elettorali hanno votato!

La più grande partecipazione da moltissimi anni. Il che vuol dire che un quarto degli elettori vota democratico, un quarto repubblicano e più della metà se ne frega allegramente.

L’astensione della metà degli elettori, dopo due anni di tragicomica carnevalata, di rigurgiti razzisti, di testa: vinco io, croce: perdi tu, di abusi, sopraffazioni, insulti, fatti alternativi, violazioni della legge e delle consuetudini, ed anche della buona educazione tout court, deve far riflettere. Tanto più che il Paese, lungi dall’essere l’America degli anni cinquanta, è scaduto al 25° posto nel mondo per la qualità dell’educazione fornita agli studenti, al 30° posto nel mondo nella classifica dei paesi dove è bello vivere.

Per giunta, il potere d’acquisto del cittadino quadratico medio è diminuito dell’8% dai tempi di Reagan, e il debito pubblico è ormai di circa il 104% del Prodotto Nazionale Lordo, cioè peggiore del debito pubblico spagnolo e francese, e quasi paragonabile (moralmente) a quello italiano.

Un’altra cosa da dire chiaramente, affinché i Democratici si diano una buona strigliata e si sveglino una buona volta, è che suppergiù una buona metà delle donne non ha votato, e quindi le concioni della Hillebrand, le testimonianze della Ford, le lagrime della Oprah, non hanno scosso le trippe che al 25 % delle donne, e il restante 75% o non vota o vota col suo pastore protestante.

Il Comitato Nazionale del Partito Democratico ha distribuito 30 milioni di dollari per aiutare i suoi candidati, ma i criteri del CNPD sono impenetrabili, come le vie del Signore.

In Alabama, molti candidati democratici erano sostenuti da una marea di volontari che hanno fatto campagna per mesi. Questi candidati, pur ottenendo un risultato ben migliore di quello della Clinton due anni fa, hanno perso per poche migliaia di voti.

Ci si può chiedere cosa sarebbe successo se avessero avuto un po’ più di denaro a disposizione, tutto quello che avevano veniva da doni di privati cittadini… ma non avevano ricevuto neanche un nichelino da Washington, ed anche il Partito Democratico locale, come nel mio caso quello della Madison County, ha rifiutato in Ottobre di dare ai candidati una ventina di migliaia di dollari, allorché il tesoro era attivo di cinquantamila dollari!…ma forse questi candidati avevano commesso il sacrilegio di insistere sui problemi sociali e non sui temi che avevano portato Hillary alla disfatta?

Un’altra cosa raccapricciante è che il nome della Clinton è sempre più frequentemente citato come possibile candidato alla Presidenza per il 2020.

Coraggio, ragazzi, l’incubo non è ancora finito.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *