Fake news e Cybersecurity. Il perimetro della comunicazione europea muta. Note sulla conferenza del CdV.

   

Club di Venezia, 32a sessione autunnale 22-23 novembre 2018.

Le note di Rivista italiana di comunicazione pubblica.

Primo take

Venezia, 22 novembre 2018 – Si è aperta questa mattina a Palazzo Franchetti (San Marco 2487) a Venezia la sessione autunnale del “Club of Venice”, coordinamento dei responsabili della comunicazione istituzionale dei paesi membri e delle istituzioni UE allargato ad esperti e rappresentanti di organismi di ricerca e di iniziativa di pubblica utilità, che opera informalmente rispetto alle abituali procedure europee con vari meeting tematici.

Il Dipartimento italiano per le Politiche europee ha organizzato la sessione, aperta con un videomessaggio del ministro Paolo Savona e con gli interventi del vicesegretario generale di Palazzo Chigi Eugenio Maddeo e del presidente del CdV Stefano Rolando, nonché dei rappresentanti in Italia del Parlamento UE (Fabrizio Spada) e della Commissione ( Roberto Santaniello). Fiorenza Barazzoni ( Dip. Pol.EU della PCM) ha dato conto dei molti messaggi delle istituzioni europee, nazionali e territoriali.

Tra oggi e domani sono previsti numerosi interventi sia dei rappresentanti degli Stati membri che delle istituzioni UE attorno ai prevalenti temi professionali e istituzionali attualmente in agenda (migrazioni, codici etici, elezioni europee, nuovi percorsi formativi, contesti di crisi, analisi dell’opinione pubblica, evoluzione dei processi digitali).

“La conoscenza dei Trattati europei – ha ricordato il ministro Paolo Savona – è importante per decidere l’atteggiamento che ciascun cittadino ha nei confronti della UE, di ciò che l’Unione dovrebbe fare, dei valori che dovrebbe difendere, eppure una delle mie valutazioni è che probabilmente la pubblica opinione italiana non conosce i Trattati europei. Ecco perché il primo passo per un miglioramento dell’informazione e della comunicazione passa attraverso una lettura approfondita e una riflessione attiva sui Trattati europei. Questa conoscenza è presupposto fondamentale perché tutti i cittadini italiani, in particolare i giovani, possano interrogarsi, dibattere e impegnarsi per un’Europa più forte e più equa”.

“Da 32 anni, questo organismo di carattere intergovernativo, informale nella pratica e sostanziale nel trattamento di questioni di attualità – ha detto Stefano Rolando – svolge un servizio di avvicinamento culturale e professionale, al di là dei conflitti e delle distanze che in materia di comunicazione il sistema europeo esprime sempre per derivazione dai conflitti non risolti sul terreno politico. Questo avviene senza burocrazia e senza costi di struttura, facendo maturare importanti condivisioni attorno alla complessità dei temi legati all’informazione e alla comunicazione”.

Tra i panel programmati, oggi e domani, alcuni argomenti di specifica attualità: capability building , Open Data, presentazione del piano di lavoro del gruppo di riflessione creato sotto gli auspici di uno dei due Charters adottati a Vilnius nel giugno scorso, esperienze e iniziative di contrasto alle “minacce ibride” (cyber-attacks, vulnerabilità dei dati, strategie per neutralizzare la disinformazione online).

Secondo take 

Alexander Kleining (direzione comunicazione Parlamento europeo) segnala dati di ricerca: la questione migratoria domina la domanda di dibattito per le prossime elezioni (metà degli europei lo segnala) mentre solo un quarto degli europei indica la questione della sicurezza e della difesa. Una delle stranezze demoscopiche dell’eccesso di peso della percezione rispetto al peso della realtà.
Quanto alle dominanti geopolitiche, l’Italia (nella foto) e’ l’unico paese della UE a essere tagliata in due, in una forma di nord e sud modificata (un pezzo di Italia nordoccidentale omogeneo al centro sud). Dunque per l’Italia i territori sembrano contare più della geopolitica nazionale.

Terzo take

La seconda giornata della sessione del Club di Venezia, a Palazzo Franchetti, si apre con un panel – moderato da Silvio Gonzato ( direttore relazioni interistituzionali e comunicazione dell’Alto rappresentante per Relazioni Esterne della UE) – interamente dedicato al tema delle “minacce ibride” e della “Cybersecurity” cercando di mantenere lo svolgimento nello stesso pianeta in cui si muovono le tematiche tradizionali della comunicazione istituzionale.
Obiettivo difficile perché negli ultimi anni, partendo dal laboratorio militare della NATO, l’ Europa si è trovata in contesti di attacco alla sua realtà (l’ Unione e i paesi) sia nel quadro degli sviluppi del terrorismo (fronte sud) sia nel quadro dei conflitti ad est (ad esempio il caso Russia-Ucraina). Ma soprattutto, come ha osservato Eugenio Madeo, vicesegretario generale di Palazzo Chigi che ha competenza di Cybersecurity, nel quadro generale di uno sforzo di cooperazione a fronte di posizionamenti delle grandi potenze del mondo (la Cina e il suo dirigismo, gli USA con i suoi algoritmi della Sylicon Valley).
“Minacce ibride” è una espressione in uso da qualche anno, si riferisce a situazioni mutevoli e flessibili che possono essere prodotte da soggetti istituzionali o privati e che richiedono individuazione e contrasto. Spiega Tina Zournatsi (strategie comunicative della Commissione) che contrastare significa capire che le manipolazioni hanno carattere narrativo e suggestivo e che quindi anche lo smantellamento deve avvenire su quel terreno. E spiega Giuseppe Zaffuto (portavoce del Consiglio d’Europa, a Strasburgo, con 47 paesi membri) che bisogna distinguere misinformazione (diffusione di elementi falsi senza cattive intenzioni), disinformazione (diffusione per procurare danno), malinformazione ( trasferimento in ambito pubblico di ciò che deve restare nel privato).
Aveva dunque ragione Carl von Clausewitz, generale e scrittore prussiano che studiando l’evoluzione della guerra in età napoleonica, scrisse che “ogni era ha il suo tipo di guerra, le sue condizioni di limite e i suoi concetti peculiari”.

Quarto take

Club of Venice. Riccardo Viale ( Università Bicocca Milano) suggerisce al sistema dei comunicatori pubblici europei di passare dalla “top down epistemology” alla “bottom up epistemology” utilizzando le fasce professionali che hanno contatto sociale come estensione dei mediatori comunicativi del nostro tempo.

 

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