Un frammento di memoria del 1979, sulla notizia della scomparsa avvenuta ieri di Bernardo Bertolucci.

 

L’ anno in questione tira alla fine degli inquietanti ’70, dunque segnala il tramonto degli eccessi, dei ribellismi, delle velleità. Torna a pulsare, in quello squarcio di fine decennio, il tema dei “percorsi possibili”, ma con un quadro politico che su questo punto annuncia scintille.
Il “duello a sinistra” – come lo definirono Giuliano Amato e Luciano Cafagna – metteva in campo in Italia uno sforzo di continuismo ideologico del PCI, che pur conteneva anche sforzo di non dismettere elaborazione culturale e presenta nette posizioni di discontinuità del PSI, reduce dalla alleanza tra autonomisti e lombardiani (congresso di Torino del 1978) per chiudere l’era “al traino” di una sinistra tanto unitaria quanto immobile e per rivendicare piuttosto alternativa politica alla DC e alternativa ideologica al PCI.
In questa cornice si apre a fine agosto la 32a Biennale Cinema, diretta da Carlo Lizzani. La cinematografia italiana mette in campo registi di punta, bandiere di diversi modi di percepire l’essere “a sinistra”, comunque sollecitati dal rapporto tra mondi giovanili e crisi valoriali.
Così che i fratelli Taviani propongono “Il prato”, con Michele Placido e Isabella Rossellini, ambientato nella loro Toscana e crogiolato all’ombra della delusione per la perdita degli ideali. Bernardo Bertolucci propone “La luna” , con cast semi-americano (ma anche con Roberto Benigni, forse per il ruolo di co-sceneggiatore di Giuseppe, fratello di Bernardo), una grande fotografia di Storaro e – come del resto anche nel film dei Taviani – colonna sonora di Morricone, con una storia complicata di una generazione un po’ sbandata all’ombra della droga. Al di là della trama, nei due film dominano suggestioni stilistiche ed evocazioni culturali distinte.
Arriva al Lido la dirigenza comunista (non sono certo ma credo che Veltroni fosse già in pista) ed etichetta subito la preferenza per i Taviani. E, con i suoi tempi, arriva al Lido anche Claudio Martelli, che sceglie con altrettanta nettezza Bertolucci (che probabilmente era al tempo ancora iscritto al PCI, con il cui gruppo dirigente romperà al tempo di “Novecento”).
Si formano le tifoserie, non si sa quanto cine-filologiche, ma così andavano le cose al tempo. Il dibattito si fa allusivo, simbolico, percettivo. Importante e’ dividersi.
Se non ricordo male ai due film non andarono premi e quei film non furono nemmeno successi primari per i rispettivi autori. Ma segnarono un frammento non secondario di anticipazione degli anni ’80. Che, per questo, meritano un piccolo posto nei ricordi dovuti ad una grande protagonista del cinema italiano, che oggi si consegna sostanzialmente alla cultura della memoria.

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