La loro carnale presenza

 

Tutti a discutere della “passerella” del governo e dell’incongruità dei travestimenti del ministro dell’Interno per occupare “politicamente” il ritorno forzato in Italia di un terrorista reo di omicidi. 
L’argomento c’è e ormai sta nel dossier “propaganda di Stato” che costituisce una delle maggiori anomalie del “cambiamento” italiano. 
Ma intravedo nella vicenda anche qualcosa di più grave. 
Chi trasgredisce gravemente le leggi subisce una procedura istituzionale – uguale per tutti anche nelle forme – in cui svolgono la loro parte, dettagliatamente prevista, sia le forze dell’ordine che la magistratura. 
In questa vicenda si legge la voglia degli esponenti politici di gestire loro questa procedura. 
Direttamente. Esprimendo gli auspici sulla pena e mettendo la loro carnale presenza come referente diretto di immagine rispetto alla carnale presenza dell’imputato. 
Qualcosa di arcaico e di barbaro che sposta le lancette della storia a prima delle regole della pace di Westfalia.

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