Lettere dall’America profonda. Alabama 2/2019.Indiani d’America.

Paolo Giacomoni

Il tempo si raffredda, si aspetta la neve, oggi c’erano quindici gradi (Celsius) e stanotte si scende a meno qualcosa (sempre Celsius). Domani nevica.

Intanto Trump ha fatto marcia indietro e per ora il “muro” non si fa.

Il partito democratico, che ho spesso paragonato all’armata Brancaleone, assomiglia sempre più alla crociata di Pietro l’Eremita, con una dozzina di capipopolo scalcagnati, e fa pensare a quei versi di Dante ( nel canto sesto del Purgatorio) quando lamenta le sorti dell’Italia, dove
“…………………….un Marcel diventa / ogni villan che parteggiando viene.”

Per il resto, ci siamo finalmente arrivati.
L’Università Notre Dame ha coperto in modo da renderli invisibili, dodici dipinti che ne decoravano il corridoio centrale e che illustravano i viaggi di Cristforo Colombo. Sapete perchè?

La giustificazione ufficiale è: perché rappresentano un memorial per la catastrofe subita dagli indigeni. Colombo ha infatti aperto la via ad una colonizzazione che si rivelò disastrosa per molte culture.
Certo, come tutti i mercanti genovesi e veneziani, Colombo aveva un po’ del pirata, e di sicuro ha applicato nelle isole il pugno di ferro che applicava sulle sue navi, ma ormai si sa che la falcidia delle popolazioni indigene è la conseguenza delle malattie importate involontariamente dai coloni e, vista la fraternizzazione ed il metissaggio tra coloni spagnoli e indigeni, non si può certo accusare gli spagnoli di razzismo.

E se si deve fare un’analisi storica senza usare due pesi e due misure, e tanto per parlare dei danni culturali subiti dalle popolazioni autoctone, bisogna ricordare che gli Aztechi, per esempio, non erano dei boy scouts, avevano schiavi e facevano sacrifici umani su larghissima scala, che forse le popolazioni da loro sottomesse non gradivano poi tanto.
Quello che però, in questa storia, è ripugnante, è che gli indiani dell’America del Nord (con cui Colombo e gli Spagnoli non hanno mai avuto a che fare) continuano a essere tenuti nelle riserve dove manca l’acqua e dove è impossibile avere una vita con un minimo di dignità, e si fa a finta di riconoscere loro lo stato di vittime senza far assolutamente niente per risolvere il loro problema esistenziale.
Vien da ridere, in tutto questo carnevale dell’ipocrisia, se si pensa che i dipinti in questione erano stati fatti nel 1882-84, con l’intenzione di sostenere gli studenti di Notre Dame, per la maggior parte cattolici, che erano vittime di pesanti atteggiamenti anti-cattolici ed anti-immigranti, frequenti nella vita pubblica americana dell’epoca, e per dar loro l’idea che anch’essi, pur essendo cattolici, potevano diventare fully and proudly American.

Non mi si fraintenda, ma chi è che ha detto “Non è distruggendo le pietre che si cancella la storia“. Ciò detto, la storia di Colombo merita di essere studiata, ne parleremo un’altra volta.

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