A Novate Milanese (al voto il 26 maggio) per parlare di nuovo patto identitario tra Milano e il suo territorio


Torno appena posso nel dibattito politico nel territorio soprattutto in questo periodo che va non solo verso le elezioni europee ma anche verso le elezioni di 3500 comuni italiani.

Alle costole di Milano, a due fermate di MM, c’è Novate Milanese, tra Cormano e Bollate, città di 20 mila abitanti, con l’attuale vice-sindaca Daniela Maldini che guida il centrosinistra in evidente lizza con un esponente leghista che è anche dirigente del partito a via Bellerio (che porterà presumibilmente Salvini in campagna con la felpa “Novate”), che ha ritenuto di convocare – moderati da Maurizio Trezzi – tre socio-economisti per aprire la sua campagna elettorale.

Uno (Marco Leonardi) ordinario in Statale e già consigliere economico a Palazzo Chigi con il governo Gentiloni; un altro (Sergio Silvotti), già commissario del padiglione della Fondazione Triulza in Expo, in Cariplo esperto di Economia sociale; io per ragionare di come Milano intesa come area metropolitana può disegnare un piano di sviluppo di medio-lungo periodo riqualificando innanzi tutto il patto identitario tra città capoluogo e tutti i centri operosi del suo hinterland.

Pubblico partecipativo e con evidenza attento non alle chiacchiere in libertà che circolano spesso nelle campagne elettorali ma ad analisi e proposte che riguardano le prospettive di realtà territoriali con storia da non tagliare e futuro da esplicitare. Importante il nesso tra le comunali e le europee, che tuttavia in molti comuni italiani – tra cui quelli lombardi – favorisce il trend del voto leghista in cui l’effetto trascinamento è per Salvini più forte. A maggior ragione servono appuntamenti che fanno emergere idee e argomenti.

Ho detto anche che con una candidata che si chiama Maldini comunque non avrei potuto sottrarmi.

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