Albino Longhi (1929-2018)

Un pensiero ad Albino Longhi, che lascia questo mondo all’apertura di un anno denso di incognite.
Il ricordo è soprattutto al passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80, mio direttore (Segreteria del CdA) quando, con la dirigenza in Rai, dovevo accasarmi in una struttura aziendale (non essendo sufficiente la funzione di “assistente del presidente”) e mettemmo mano a un documento cruciale per ridefinire il senso del canone e l’evoluzione del concetto di servizio pubblico proprio nella fase storica di arrivo dei privati in scena e quindi di una più seria concorrenza. Facevamo tardi la sera per trovare un equilibrio generazionale e di contenuto (chi più disponibile alla concorrenza, chi più abituato al monopolio). Ma ascoltava, recepiva, trovava il “punto” e rispettava sguardi diversi. Da fuori quella logica era chiamata “il partito della Rai”. Chi lo diceva accusava una gang. Chi lo viveva capiva che era un’Italia di qualità.

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