Gianluca Veronesi su Pippo Baudo (e nelle orme di Umberto Eco).

di Gianluca Veronesi

Nel ‘61 Umberto Eco scrisse un saggio dal titolo: “ fenomenologia di Mike Bongiorno” (lo si può trovare all’interno di Dario Minimo). Fece notizia, nel mondo degli studiosi di semiologia, il fatto che un illustre intellettuale studiasse il caso di un intrattenitore televisivo.
L’Italia intera si innamorò di un personaggio a suo modo esotico, un italoamericano (erano passati pochi anni da quando i suoi connazionali avevano liberato il nostro Paese) che conduceva un quiz culturale, impegnativo e severo, non nascondendo di ignorare ciò di cui parlava, propenso alle “gaffe”, agli svarioni, ai doppi sensi involontari.
Mi è venuto in mente l’altra sera assistendo a un programma in onore di Baudo, organizzato dalla rete ammiraglia, per festeggiare i suoi sessant’anni di spettacolo.
Avete presente quando Marzullo, risparmiando tempo, fatica e brutte figure, si rivolge all’ospite dicendo: si faccia una domanda e si dia una risposta? Ebbene l’approccio di RaiUno era simile: caro Pippo, hai carta bianca, decidi tu come omaggiarti, celebrarti e festeggiare il compleanno. E così egli ha fatto, senza scomporsi e senza fare una piega. E ne è uscita una piacevole serata, dove tutti gli ospiti si sono presentati con lo spirito giusto, non facendo promozione a qualche loro attività, non atteggiandosi a celebrità (anche se oggettivamente lo erano tutti), portando come regalo semplicemente il loro affetto, nudo e crudo, per il festeggiato.
Tutti, maschi e femmine, lo hanno baciato, accarezzato , pacioccato, confermando come il primitivo e basico istinto dell’affetto è quello tattile.
Nessuno ha preparato un “numero” perché non era necessario. Era la festa del nonno preferito, un nonno molto presente, che ha seguito la tua educazione, che ha dato i suggerimenti giusti, che si è speso per valorizzare la tua futura carriera.
Bongiorno e Baudo non potrebbero essere più differenti ma hanno svolto entrambi un prezioso compito divulgativo, usando però tecniche opposte. Il primo, grazie alla sua sottolineata (e in parte simulata) “ignoranza” ha liberato il grande pubblico dalla soggezione verso i contenuti culturali. Baudo ha invece fatto uscire la cultura ortodossa dalla sua torre d’avorio e l’ha fatta accomodare, a suo agio, nel salotto mondano e frivolo della tv. 
In questo secondo caso era però necessario un mediatore colto, capace di semplificare ma non impoverire la trama di quel libro, la scoperta di quello scienziato, la sensibilità di quel direttore d’orchestra.
Sfatiamo questa favola secondo la quale Baudo ha scoperto o inventato tutti gli artisti italiani. Quando uno ha praticamente il monopolio del varietà, prima dell’unica e dopo della principale rete televisiva, è difficile che non abbia tenuto a battesimo i nuovi volti dello spettacolo. Se uno conduce due prime serate alla settimana non può pensare di cavarsela con i soli “senatori”; sono troppo pochi e rischiano di stufare se passano in onda troppo frequentemente.
La differenza è il modo in cui Baudo ha lanciato queste novità. In fondo a lui sarebbe bastato incuriosire, portare vivacità, facce nuove (alcuni suoi colleghi, infatti, hanno optato per mostri, nani e ballerine).
Invece molti degli ospiti dell’altra sera ci hanno raccontato come Pippo li abbia seguiti, consigliati, convincendo le famiglie a lasciarli tentare.
Qualcuno meno onesto avrebbe avuto la tentazione di inventarsi anche un profilo da agente o impresario. In fondo ha sempre avuto il vantaggio di sapere per primo chi avrebbe avuto l’opportunità di sfidare la fortuna.
Ma perché proprio lui è stato il predestinato ad accompagnare la nostra vita, a decidere l’agenda e le priorità della Nazione più dei Presidenti della Repubblica?
Oggi ha una presenza imponente, autorevole con i suoi capelli finalmente bianchi, elegante nel suo smoking con gardenia che, unico, sa indossare da mattina a sera.
Ma all’inizio era solamente uno smilzo e allampanato giovanotto, proveniente da una famiglia di Militello che non aveva alcuna entratura nel mondo dell’intrattenimento.
La televisione era al debutto, considerata un’arte minore ed ancillare; tutto era possibile per chi era divorato dalla passione di presentare e di presentarsi.
Guidato da un perfezionismo che man mano si è tramutato da metodo in ossessione.
Io credo che due siano siano le sue doti originali, oltre naturalmente ad una energia e attivismo sconfinati.
La prima è l’autoironia, la seconda è l’entusiasmo e il controllo ( in genere caratteristiche inconciliabili) con cui si cala in ogni situazione, si presta ad ogni avventura.
Si è vestito in ogni foggia, fatto insultare, reso ridicolo in ogni contesto che servisse a divertire il pubblico e a valorizzare “l’ospite”, unico suo vero padrone e totem.
È rimasto impassibile con chi minacciava di buttarsi dalla galleria dell’Ariston e quando Benigni gli strapazzava gli attributi; interrompeva la scaletta del programma in diretta (le sue duravano o un intero pomeriggio o una prima serata che spesso faceva nottata) per annunciare fatti straordinari, sia drammatici che entusiasmanti, e in ogni occasione trovava il tono giusto, consapevole della responsabilità che aveva in quel momento.
Soprattutto ha saputo commuovere ricordando qualcuno che ci aveva lasciati o per invogliare gli spettatori a favore di una buona causa.
Per capire il percorso di Pippo non era necessaria la trasmissione del compleanno.  Un’altra, che dura mesi, lo racconta tutte le sere: si chiama Techetechete’. Per la verità è costruita per monografie e in ogni puntata dovrebbe ricordare un attore, una cantante, un complesso ma in pratica racconta Baudo che scherza con l’attore, che suona il piano con la cantante, che canta con il complesso.
Anch’io mi sono commosso l’altra sera. Quando la voce narrante nel salutarlo lo ha chiamato dottor Baudo ed egli ha ricordato come sua madre si dispiacesse del fatto che nessuno lo chiamasse con il proprio titolo (è laureato in legge). Anche l’uomo più famoso d’Italia ha creato dispiaceri e incontrato incomprensioni.
Sono però certo che a 83 anni egli non provi rammarichi per il mestiere che ha scelto. Buon compleanno Pippo! 

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