L’Infinito di Giacomo Leopardi tradotto maccaronicamente dal cavaliere Brancaleone da Norcia alla Crociata dei Pezzenti

Il prof. Angelo Turco – parallelamente alle molteplici traduzioni dialettali proposte dal Corriere della Sera – sollecita i suoi amici radicati in culture localissime italiane a tentare traduzioni di ulteriore e più radicale profondità. 
Essendo – come diceva mio padre – “homme de trottoir”, non potrei assolvere digitosamente questo compito. Salvo – ho pensato – ripiegando nella fiction (mestiere che ha occupato un tratto della mia vita professionale diciamo così giovanile). 
Ed ho quindi immaginato (un po’ goliardicamente) la traduzione del sublime italiano del Leopardi effettuata dal cavaliere Brancaleone da Norcia alla Crociata dei Pezzenti (quindi poco dopo l’anno Mille), con tutte le approssimazioni e le licenze che il nostro grande cinema permetteva. 
Ecco il testo.

L’Infinito di Giacomo Leopardi 
tradotto maccaronicamente dal cavaliere Brancaleone da Norcia alla Crociata dei Pezzenti 

(da leggersi con pronuncia gassmaniana stentorea)

Vittorio Gassman in L’Armata Brancaleone, film diretto da Mario Monicelli (1966)

Isso colle solo semper dilessi,
et chista summa sepe che me veta finibus lontane.
Ma quando qui settato a vigilar
io cogito ultra l’immense spatio
e lo silentio divino et la summa pace
fanmi sentir lo corde tremefatto de paura.
E quando audio lo murmoro fogliar 
de li arbori ne lo vento,
issa voce estimo come lo infinito silentio 
et subitante in corde meo lo sempiterno vene.
Et omnia saecula saeculorum peracto 
et la vita viva co’ la sua vox clamante. 
Lo pensier mio in magnitudine sommerge 
et a me dulce nello mare è naufragar.

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