Lettere dall’America. 5/2019. La Merica, difficile da capirla…

 Paolo Giacomoni

La vita negli USA è calda, sia per la temperatura che per la follia omicida di certi fascisti. Chiamarli white supremacists è un eufemismo. C’è chi si rivolge a questi tragici gaglioffi dando loro un senso di legittimazione, rispolverando il “fascismo in doppiopetto“, dichiarando che tra loro ci sono persone degnissime, incoraggiandoli a perseguire il loro pensiero con le azioni, esaltando le intolleranze, i razzismi, le xenofobie, i fanatismi religiosi eccetera.

Di fronte a questo rigurgito fascista si trovano i corifei del liberalismo americano (che nulla ha a che vedere con quello dell’onorevole Malagodi degli anni sessanta) che propone, per dirla con Alessandro Carrera (in Benedetto Croce in Texas, Moretti & Vitali Editori, 2017, pagina 40) una comunità sempre avanzante su una nuvola, splendente come un’armatura nell’ora in cui tutte le differenze (sessuali, etniche, culturali) saranno esaltate e insieme spazzate via per essere sostituite da un’armonia cosmica angelicamente liberal e implacabilmente politically correct.

Questi due gruppi sanno parlare solo ai lori adepti, creando così una tragica dicotomia nel paese. Molte voci richiedono un leader capace di unificare, ma per unificare ci vuole da qualche parte una summa di referenze culturali comuni: quali sono queste referenze comuni per gli americani? Difficile rispondere per gli americani, ma difficile rispondere anche, per esempio, per gli italiani.

Tolta la lingua, tolto il Rinascimento, e tolto questo popolo di eroi, di santi, di navigatori (e di cialtroni), nelle relazioni sociali, cosa ho io che non hanno, per esempio, un tedesco o un francese o un inglese? Ho voluto piegarmi a questo esercizio e ne sono venuto fuori con cinque caratteristiche:

1. la tenerezza per gli sfigati, per quelli che ci hanno creduto (Cesare Battisti, Amatore Sciesa, Pietro Micca, Attilio Regolo…).

2. L’ammirazione per quelli che hanno capito (Galileo, il Machiavelli, Cristoforo Colombo, l’Orazio degli Orazi e Curiazi…).

3. Il rispetto per i professionisti seri (Andrea Doria, Ambrogio Spinola, Caterina da Forlì, Quinto Fabio Massimo, Toscanini, Maria Teresa, Fermi…).

4. La visione giornalistica della storia (Dante, il Pigafetta, Settembrini, Giuseppe Cesare Abba…).

5. L’implacabile, radicato, violento dualismo fazioso (Bartali e Coppi, Romolo e Remo, Inter e Milan, Guelfi e Ghibellini, Cesare e Pompeo…).

Il tutto condito con il sottointeso: l’Italia è un paese di m…, per fortuna ci sono qua io!

Ecco, domandatevi un po’ cos’è l’equivalente di questi cinque punti per la popolazione americana, priva di scuole con programmi comuni, priva del sentimento della lotta di classe, fustigata da un puritanesimo ipocrita, in cui da ormai vent’anni la lotta per i diritti civili è diventata una lotta per ottenere privilegi per questa o quella minoranza, e composta da una maggioranza di cittadini nati dopo il crollo dell’Unione Sovietica…

Vedete bene che non è facile capirla, la Merica !

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