Poi arriva una sera di mezza estate…

Stefano Rolando (Nota su FB – 18.8.2019)

Poi arriva una sera di mezza estate in cui due giornalisti con qualche talento ma anche divorati dall’ansia di tenere il loro poco pubblico incollato al video, decidono di affrontare un tema della difficoltà, della complessità e della allusività quale è il tema del “diciannovismo” nella storia italiana del ‘900.
I due sono Luca Telese e David Parenzo.
Scartata l’ipotesi di far parlare uno storico non autoproclamato; scartata l’ipotesi di anticipare almeno una scheda dei fatti redatta da un “secchione” della redazione; scartata l’ipotesi di ricollocare in campo gli esegeti della destra e della sinistra; il primetime estivo della 7 decide di mettere in campo tre legittimi promotori dei loro prodotti.
Il mio (interessante) collega di ateneo Antonio Scurati che difende e promuove il suo “Mussolini”; il direttore del “Vittoriano” Giordano Bruno Guerri che deve movimentare un turismo assai difficile, quello del remotismo estetico-politico rendendo attrattiva l’immagine di Gabriele D’Annunzio; e il più futurista e al tempo stesso più remotista dei nostri provocatori civili (e a volte incivili) che è Vittorio Sgarbi (che una volta mi disse “Berlusconi dovrebbe darlo a me a vita il Vittoriano, primo perché me lo merito e secondo perché mi chiamo Vittorio”) con un ennesimo libro da reclamizzare.
Con questo terzetto da brivido si sarebbe potuta tenere un’operetta gustosa dedicata alle beffe delle storia. Sicuramente apprendendo cose colte e con venature non disdicevoli di anticonformismo.
Invece la questione era sviscerare le ragioni dell’impresa di Fiume e di interpretare la pugnalata populista inferta da D’Annunzio alla democrazia liberale italiana, con la crisi del governo di Francesco Saverio Nitti e l’innesco di quella slavina che porterà alla marcia su Roma.
Annoto – anche come presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” – che per un altro pubblico e con altre partiture oggi nel supplemento culturale del Sole 24 ore Emilio Gentile racconta invece questa storia (“L’eroe disoccupato a caccia di emozioni”). Scrive a proposito di Fiume: “La città divenne luogo di straordinaria o strampalate velleità palingenetiche e il “fiumanesimo” aprì la strada a un convulso 1920″.
Così la storia ritorna sui binari. Non meno emozionanti.

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