8 settembre. Carlo Azeglio Ciampi : “Noi che portavamo la divisa…”

In memoria di mio padre, Emilio Rolando, l’8 settembre del 1943 tenente dell’Esercito italiano, Divisione Cuneo, di stanza nell’isola di Samo in Grecia, che assunse il giorno successivo la decisione di dare speranza alla sua Compagnia (120 soldati) nell’unico modo possibile, pericoloso e patriottico, di salire in montagna con i reparti partigiani greci, guadagnandosi –  anni dopo e poco prima della sua precoce scomparsa –  la medaglia al valore militare per atti eroici in quella guerra di resistenza, pubblico un brano molto significativo sull’8 settembre del discorso pronunciato l’1 marzo 2001 dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sull’isola di Cefalonia.

(Ten. Emilio Rolando, a destra)

Noi, che portavamo allora la divisa, che avevamo giurato, e volevamo mantenere fede al nostro giuramento, ci trovammo d’improvviso allo sbaraglio, privi di ordini. La memoria di quei giorni è ancora ben viva in noi. Interrogammo la nostra coscienza. Avemmo, per guidarci, soltanto il senso dell’onore, l’amor di Patria, maturato nelle grandi gesta del Risorgimento. Voi, alla fine del lungo travaglio causato dal colpevole abbandono, foste posti, il 14 settembre 1943, dal vostro comandante, Generale Gandin, di fronte a tre alternative: combattere al fianco dei tedeschi; cedere loro le armi; tenere le armi e combattere. Schierati di fronte ai vostri comandanti di reparto, vi fu chiesto, in circostanze del tutto eccezionali, in cui mai un’unità militare dovrebbe trovarsi, di pronunciarvi. Con un orgoglioso passo avanti faceste la vostra scelta, “unanime, concorde, plebiscitaria“: “combattere, piuttosto di subire l’onta della cessione delle armi“. Decideste così, consapevolmente, il vostro destino. Dimostraste che la Patria non era morta. Anzi, con la vostra decisione, ne riaffermaste l’esistenza. Su queste fondamenta risorse l’Italia. Combatteste con coraggio, senza ricevere alcun aiuto, al di fuori di quello offerto dalla Resistenza greca. Poi andaste incontro a una sorte tragica, senza precedenti nella pur sanguinosa storia delle guerre europee. Si leggono, con orrore, i resoconti degli eccidi; con commozione, le testimonianze univoche sulla dignità, sulla compostezza, sulla fierezza di coloro che erano in procinto di essere giustiziati. Dove trovarono tanto coraggio ragazzi ventenni, soldati, sottufficiali, ufficiali di complemento e di carriera? La fedeltà ai valori nazionali e risorgimentali diede compattezza alla scelta di combattere. L’onore, i valori di una grande tradizione di civiltà, la forza di una Fede antica e viva, generarono l’eroismo di fronte al plotone d’esecuzione. Coloro che si salvarono, coloro che dovettero la vita ai coraggiosi aiuti degli abitanti dell’isola di Cefalonia, coloro che poi combatterono al fianco della Resistenza greca, non hanno dimenticato, non dimenticheranno. Questa terra, bagnata dal sangue di tanti loro compagni, è anche la loro terra. Divenne chiaro in noi, in quell’estate del 1943, che il conflitto non era più fra Stati, ma fra principi, fra valori. Un filo ideale, un uguale sentire, unirono ai militari di Cefalonia quelli di stanza in Corsica, nelle isole dell’Egeo, in Albania o in altri teatri di guerra. Agli stessi sentimenti si ispirarono le centinaia di migliaia di militari italiani che, nei campi di internamento, si rifiutarono di piegarsi e di collaborare, mentre le forze della Resistenza prendevano corpo sulle nostre montagne, nelle città”.

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