Lettera a Repubblica. Attualità dell’azionismo italiano. Non astrazione, ma proposta

Lettera a Repubblica (7.1.2018)

 Attualità dell’azionismo italiano. Non un’astrazione, ma una proposta

 Gianna Radiconcini, Stefano Rolando

 

Eugenio Scalfari ripropone (Repubblica,7 gennaio 2018)  – come ha fatto più  volte anche di recente – il modello morale e ideale dell’azionismo italiano, che ebbe in sé una vita breve in forma di “partito” (1942-1947), ma che ebbe una luminosa e coraggiosa storia di incubazione nel terreno della lotta antifascista (con Giustizia e Libertà) fin dagli anni ’20. Ed ebbe poi una continuità ideale in vari filoni politico-culturali dell’Italia repubblicana, quella, per dirla in sintesi, né democristiana né comunista, ovvero  socialisti, repubblicani, radicali, liberali e persino gruppi di cattolici-liberali di etica cavouriana quanto al rapporto tra Stato e Chiesa.

Perché questa riproposta? Solo per sentimento di “nostalgia” che è un diritto culturale di chiunque ma in particolare di chi ha ampia memoria del passato? In realtà Scalfari cerca di rintracciare nel presente – confuso e nebbioso – della scomposizione e ricomposizione della politica italiana, tentativi seri di superare l’impasse ormai assoluto della cosiddetta “seconda Repubblica” per tornare ad alcune cose buone della “prima Repubblica” depurate da deviazioni e corruzioni e per rigenerare una politica di riforme possibili per un paese che ha la sua salvezza solo dentro una vera progressione dell’Europa in senso federale.

Ecco perché ora, nell’offerta un po’ drammatica di un centrosinistra che non è riuscito ad afferrare la proposta di Giuliano Pisapia di concentrare tutto ciò che, pur essendo diverso dal PD renziano, pur di non regalare l’Italia al tardo berlusconismo, ai sovranisti, ai populisti, alla protesta gestita da un algoritmo, in sostanza alla deriva della ingovernabilità, trova comuni denominatori con il Partito Democratico che, per la forza decisiva che potrebbe esprimere assume anche caratteri condizionanti rispetto al PD.

Quella proposta si è arenata e ora, ai blocchi di partenza, la cosa più interessante che si profila con tratti simili e tuttavia ridotti rispetto a quello scenario appare l’icona di un’Italia laica e civilmente coraggiosa di Emma Bonino, sostenuta da movimenti dichiaratamente europeisti e con l’agevolazione di poter raggiungere gli elettori senza rischi (le firme) che proviene da un Centro Democratico che ha già dimostrato di accettare l’ampliamento delle coalizioni del centrosinistra governante (nel caso appunto della formazione della giunta Pisapia a Milano).

Scalfari vede in questo spiraglio un filo della luce che il suo sguardo storico attribuisce alla vicenda dell’azionismo italiano e spera che questa mescolanza “valoriale” induca anche il PD a scelte sinergiche per non disperdere questa ultima possibilità, appunto emersa in un quadro – almeno di demoscopia elettorale – molto critico.

Chi scrive ha assunto nel corso dell’ultimo anno e senza clamori, perché appunto abituati a un metodo “di cantiere” nel pensare possibile un’opzione politica, la responsabilità di rappresentare in forma moderna e non nostalgica una grande idea del nostro passato prossimo, soprattutto come  perimetro ideale di una area di relazione tra culture socialiste e liberali che si è espressa, ancora venti anni dopo lo scioglimento del Partito d’Azione. Si ricorderà che, a conclusione della campagna referendaria sul divorzio (che era condotta dai radicali Pannella e Bonino, insieme al liberale Baslini e al socialista Fortuna) salirono sul palco del Teatro Eliseo cinque personalità della politica italiana distinte e diverse rispetto al PCI e alla DC: Ferruccio Parri, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Ugo la Malfa e Giovanni Malagodi. Il richiamo simbolico all’azionismo assume così il carattere di deporre le armi circa la battaglia di egemonia interna di quest’area che ha contrapposto socialisti (anche al loro interno), liberali, repubblicani, radicali e altri, e assume il principio di necessità di tornare ad alcuni fondamentali per concorrere a salvare la qualità della democrazia italiana, anche sollecitando elettorati che sono ormai largamente in astensione da tempo perché non riconoscono più offerte confacenti a quelle storie, mentre si scopre tra i giovani una disponibilità a rintracciare in quelle storie elementi insperati di modernità e di dedizione al bene comune.

Riteniamo che sia giusto oggi segnalare a Eugenio Scalfari e a chi ci potrà leggere che il ricostituito Partitodiazione, che chi firma qui rappresenta oggi come presidente onoraria e presidente, ha avviato con il progetto “Più Europa con Emma Bonino” una proposta di concorso alla competizione elettorale ricevendo la proposta di dare indicazioni all’altezza della sfida.

Riteniamo che sia giusto oggi richiamare i punti che (in conformità ideale ai “sette punti” attorno a cui si fondò nel 1942 il Partito d’Azione) sono alla base di un programma attuale per il nostro Paese e la sua difficile navigazione:

  • la possibilità di dare chance agli Stati Uniti d’Europa contro la deriva in corso degli Stati disuniti d’ Europa (che abbiamo espresso con la proposta di “rilanciare l’idea federale dell’Europa”);
  • la possibilità di spostare il baricentro della sinistra dalla vecchia logica del “tanto peggio, tanto meglio” alla logica della responsabilità del governo del cambiamento;
  • la possibilità di una forma del far politica partecipativa non fondata sull’assoluto leaderismo;
  • la possibilità di fare emergere che le istituzioni, ove servite da competenti, devono essere parte della soluzione e non del problema (che abbiamo espresso con “la priorità delle riforme istituzionali);
  • la possibilità che la crescita sia un obiettivo perseguibile se seriamente coniugata alla tensione alla equità;
  • la necessità di consolidare la laicità dello Stato;
  • il dovere della lotta all’evasione fiscale per ottenere investimenti e spesa sociale.

A questi sette punti si aggiunge, trasversalmente, l’inderogabilità della parificazione sociale del ruolo delle donne.

Riteniamo infine sia giusto segnalare che – senza avere ancora avuto modo di superare la soglia convegnistica per esprimere la nostra riflessione e la nostra proposta – la possibilità di partecipare al dibattito elettorale sta portando figure interessanti e qualificate che appartengano a una idea della politica come “disponibilità delle competenze” e non come “professionismo della rappresentanza” ad essere solidali con il progetto che ci ha avvicinato allo sforzo e all’impegno di  Emma Bonino, dei radicali italiani e degli europeisti. Di questa disponibilità cominceremo a parlare da domani.

 

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