Nitti, l’inventore del “meridionalismo scientifico”.

Cerimonia della memoria storica del governo guidato da Francesco Saverio Nitti (1919-1920) in svolgimento al Senato alla presenza del Presidente della Repubblica .

Gli interventi di apertura, dopo la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nella foto, da sinistra, Giuliano Amato, Gianni Marilotti, Stefano Rolando. In prima fila il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua destra la sen. Casellati, alla sua sinistra la sen. Emma Bonino.
L’accoglienza del Capo dello Stato nella sede della Biblioteca e Archivio Storico del Senato. A destra del Presidente Mattarella, la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il sen. Gianni Marilotti (presidente Commissione per Biblioteca e Archivio del Senato) , il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti, la segretaria generale del Senato Elisabetta Serafin, il presidente della Fondazione Nitti Stefano Rolando, il Giudice Costituzionale prof. Giuliano Amato.

Intervento introduttivo del prof. Stefano Rolando (Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti”)

Roma 8, novembre 2019

Roma, Biblioteca e Archivio Storico del Senato della Repubblica – Sala Capitolare

Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente del Senato della Repubblica, Chiarissimo Presidente Giuliano Amato

Onorevole Presidente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio Storico del Senato, Chiarissima Rettrice dell’Università della Basilicata, Signori Sindaci delle Città di Melfi e Maratea,

Cari membri per diretta discendenza della Famiglia Nitti, Autorità, Illustri Colleghi, Signore e Signori

Fondazione “Francesco Saverio Nitti” esprime oggi un immenso ringraziamento al Capo dello Stato, alla Presidente del Senato della Repubblica, alle istituzioni qui rappresentate, a quelle patrocinanti, agli Studiosi tutti che hanno preso parte, che prendono parte oggi e che prenderanno parte ai prossimi eventi per aver reso possibile e per avere sostenuto con atti di alto significato simbolico il centenario che abbiamo proposto formalmente attorno ad uno dei governi più complessi e cruciali della storia d’Italia, quello presieduto da Francesco Saverio Nitti tra il 1919 e il 1920.

In verità e nella sostanza si ragiona attorno alla figura di quell’illustre italiano che oggi merita questo evento e la cui memoria nell’Italia contemporanea non è forse all’altezza delle sue qualità e dei suoi meriti. Attorno a ciò si è costituita con operatività dal 2009 (e dunque oggi nel suo decennale) Fondazione Nitti, per volere dei discendenti e dell’Associazione melfitana in suo nome.

Con Statuto che prevede la membership delle istituzioni della Basilicata: Regione, Comune natale di Melfi, Comune di Maratea, sede di Villa Nitti luogo di una parte della scrittura più significativa del Presidente che andò in esilio nel 1924 e tornò a Roma e ad Acquafredda ad Italia liberata. Poi nella membership l’Università della Basilicata, la Provincia di Potenza e in rappresentanza dell’Amministrazione Centrale i Ministeri dell’Economia e Finanze e dei Beni Culturali. Tutti Soci fondatori.

Avvicinandosi il 2019 la Fondazione ha avuto alti patrocini istituzionali per costituire un Comitato per promuovere eventi che nei linguaggi formali si chiamano “celebrativi” ma che nella sostanza sono ripensamenti, riconsiderazioni, riletture, nuovo posizionamento critico e scientifico che è in corso.

Dobbiamo vera gratitudine al Presidente Professor Giuliano Amato – come Nitti due volte capo del Governo, ministro del Tesoro e ministro dell’Interno, europeista riconosciuto e studioso di elevato prestigio accademico – per avere non solo accettato quella presidenza  ma per avere interagito in tutto il percorso svolto con competenti indicazioni, preziosi indirizzi e pragmatico senso della cose,  attento anche ai dettagli del buon funzionamento di un atto, come è questo che celebriamo qui, di rispetto storico per una pagina densa di insegnamenti della nostra storia patria.

Lui ci ha condotto a febbraio dal Presidente Mattarella per sottoporre un’idea, una motivazione e un programma. Trovando all’istante l’impegno all’attenzione che oggi il Presidente della Repubblica esercita qui tra di noi. Per essere qui oggi noi dobbiamo gratitudine anche alla struttura che ci ospita, con una accoglienza sincera fin dalle prime interlocuzioni. Parlo di Biblioteca e Archivio Storico del Senato, la cui Commissione è presieduta dal sen. Gianni Marilotti, con la dedizione assai qualificata dei dirigenti.

Dopo le parole importanti della Presidente del Senato e a fronte di chi ben più autorevolmente prenderà poi la parola, potrei davvero limitarmi solo ai ringraziamenti. Ma due parole siano concesse circa le motivazioni che hanno indotto a questi dieci anni di lavoro attorno alla figura di Francesco Saverio Nitti e attorno ai punti salienti del percorso di questo biennio di rievocazioni.

Gli elementi riguardo a cui abbiamo motivato il lavoro della Fondazione riguardano questi principali punti.

  • Riconoscere la figura di Nitti come parte di alcune grandi storie del consolidamento dell’unità d’Italia e del processo di difesa della democrazia italiana.
  • Leggere soprattutto nelle sue molteplici opere l’apporto della miglior cultura giuridica, economica e sociale del Paese alle responsabilità di modernizzazione delle istituzioni e di sviluppo sociale nella fase di ingresso nel XX° secolo.
  • Cogliere altresì il contributo all’unificazione nazionale di una componente propositiva e orgogliosa del meridionalismo italiano.
  • Ripensare al pionieristico impegno dedicato alla formazione delle nuove classi dirigenti della Pubblica Amministrazione.
  • Tenere viva e ammaestrante l’attenzione di una posizione di alto respiro europeista e di responsabile intuizione circa le sorti della pace maturata e sostenuta nel quadro di avviamento della Conferenza di Parigidopo la prima guerra mondiale.
  • Studiare e raccontare la difesa drammatica e carica di contenuti e significati valoriali della democrazia liberale sostenuta negli anni dell’insorgenza del populismo e poi del fascismo, subendo il pesante esilio personale e di tutta la famiglia per venti anni; famiglia di cui qui è cosa giusta fare i nomi dei congiunti a lui più vicini, la moglie Antonia Persico Cavalcanti, i figli Vincenzo, Filomena, Luigia, Federico e Giuseppe Nitti, tutte figure con diverso ma nitido rilievo civile.
  • Riguardare – con il senno del poi soprattutto – l’autorevole partecipazione al dibattito e alle deliberazioni dell’Assemblea Costituente.
  • In sintesi: la Fondazione ha cercato di rappresentare una componente del civismo patriottico progressista che pensa sia un dovere contendere l’uso di queste parole –soprattutto la parola “Patria” – a chi ne fa uso improprio, anti-storico, manipolatorio.

Con i convegni promossi nel corso del biennio 2019-2020 e insieme con una certa attenzione di stampa e informazione (in cui si annoverano alcune produzioni radiofoniche e televisive della Rai degne di rilievo) abbiamo pensato di mantenere  vivo non solo un dibattito scientifico, ma anche un impegno divulgativo ed educativo, che ha cercato di riguardare forme per dare alla società, alla scuola e in particolare ai giovani un messaggio vivo di insegnamento etico-politico e per il Mezzogiorno italiano la testimonianza di una pagina che coinvolge la propria stessa storia da ricordare con orgoglio e sprone.

  • Abbiamo presentato questo programma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nello scorso novembre con un messaggio del Capo del Governo prof. Giuseppe Conte e la presenza del ministro per gli Affari Europei prof. Paolo Savona.
  • Poco dopo abbiamo riproposto il senso di questo percorso in due atenei del Mezzogiorno, all’Università della Basilicata e all’Università in cui lo stesso Nitti fu ordinario di Scienze delle Finanze, la Federico II di Napoli, presenti i rettori Aurelia Sole (anche oggi con noi) e Gaetano Manfredi e molti studiosi.
  • Abbiamo proposto quattro dialoghi teatrali di Nitti con figure emblematiche della sua vita pubblica e privata (la moglie Antonia, Giustino Fortunato, Gabriele D’Annunzio e Maurizio Capuano) in una diversa forma comunicativa resa possibile dal magnifico scenario di Villa Nitti a Maratea.
  • Siamo qui a Roma per ragionare sui punti salienti di una figura politico-istituzionale da riconsiderare nella nostra evoluzione democratica, nella tenuta dell’unità d’Italia e nel nostro posto in Europa.
  • Stiamo preparando due confronti sull’attualissimo tema tratto da quel “Nord e Sud” che è opera di Nitti e poi percorsi di analisi e di proposta dei nostri migliori meridionalisti, tra cui sia concesso qui ricordare oltre alla figura di Francesco Compagna quella di Giuseppe Galasso che fu, fin dalla costituzione della Fondazione, presidente del Comitato scientifico, poi naturaliter con successione di Luigi Mascilli Migliorini, che tra poco coordinerà la tavola rotonda degli storici. Del prof. Galasso desidero qui ricordare pagine di mirabile definizione del pensiero e dell’opera di Nitti, da lui definito “l’inventore del meridionalismo scientifico”.
  • Il convegno di cui parliamo si terrà in avviamento del 2020 a Milano, presso l’Università Iulm, come hanno deciso il rettore prof. Gianni Canova e il pro-rettore e storico prof. Guido Fomigoni, che non hanno avuto ansie nel sentirsi proporre il rovesciamento di quel titolo in “Sud-Nord” e che pensiamo,  con interlocutori protesi a nuove saldature, avrà una conferenza di annuncio in un simbolico luogo del Mezzogiorno italiano – simbolico anche del tempo maturo per mostrare che lo stereotipo è largamente modificato – luogo, tra l’altro,  da cui la Campania, al di là del Parco del Cilento, guarda verso la Basilicata, che si chiama Eboli. A lei, Signor Presidente della Repubblica, non dobbiamo aggiungere niente a spiegazione di questa ipotesi di lavoro in cui è doveroso ricordare la storia, ma altrettanto doveroso indicare le trasformazioni.
  • Infine Parigi. Diciamo a febbraio, con la collaborazione del nostro operoso Istituto Italiano di Cultura e dell’Università della Sorbona il cui rettore, Gilles Pécout, si è tanto adoperato e tanto si sta adoperando per il consolidamento delle relazioni culturali bilaterali. Lì si prenderà spunto dall’esilio, e dalla conferenza di Pace che terminò nel Trattato di Versailles, per parlare delle criticità ma anche dei sogni legati all’Europa. E se daremo retta – come naturalmente daremo retta – all’ipotesi del presidente del nostro Comitato delle celebrazioni daremo un titolo scritto anche con l’inchiostro del presente a quell’incontro conclusivo. Un presente in cui ritornano molti interrogativi e molte attenzioni che furono del pensiero di Nitti, certo sull’Europa e sull’Italia ma anche, fuori dagli stereotipi, sulla Germania.

Grazie, Signor Presidente. E grazie a tutti coloro che sono qui presenti e a chi ci ascolta nelle dirette streaming che sono in corso.

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