A due settimane dal voto

Questa breve considerazione non può trovare unanime consenso. Comprendo e rispetto i punti di vista. E’ grosso modo il format che tendo ad adottare con un interlocutore che propende per l’astensione, considerando che questo è l’ ambito che farà la differenza (e forse anche la sorpresa). Avvertendolo che voglio solo mostrare uno dei percorsi possibili per arrivare a una scelta, in questo caso la mia. Se condivide ha la possibilità di adottare il ragionamento, privo di copyright. Ma se arriva altrove, va bene lo stesso.

 

A due settimane dal voto la campagna elettorale è un luna park. Promesse da Rep.Banane. Insulti da stadio. Anatemi medioevali. Salvo i professionisti della politica, che sostanzialmente non si confrontano perché “sanno già”, un rischio di non erodere l’astensione c’è, mentre se l’astensione regredisse (rischiamo uno su tre) ne guadagnerebbe la democrazia della rappresentanza.

Consiglio di provare con alcuni riepiloghetti:

  • chi ha provato a governare venga giudicato per quel che ha fatto e per quel che non è riuscito a fare (qui il cav. avrebbe oggettivamente molte meno chances di quelle che gli danno i sondaggi);
  • in più chi chiede voti in una coalizione di centrodestra sapendo che chi sta fomentando razzismo e xenofobia assumerebbe in caso di successo responsabilità collettive in materia di coesione sociale, in verità vende una matrioska, un involucro con brutte sorprese;
  • chi ha preferito far cassa elettorale scansando responsabilità e cavalcando più le proteste che le proposte, si è messo nel momento meno opportuno nelle condizioni di comodo (diciamo “liberi” fin che si vuole ma soprattutto “uguali” al vecchio modo di concepire la sinistra);
  • chi ha ormai dato prova di non avere una “classe dirigente” in grado di affrontare temi difficili (il caso di Roma è diventato “inappellabile”) non può più parlare solo al futuro perché è diventato “valutabile” (qui l’organizzazione politica della Casaleggio s.r.l. è appunto valutabile molto più seriamente che rispetto alla sceneggiate dei rimborsi);
  • chi ha governato la pur lenta ma continua uscita dalla crisi di questi ultimi anni ha un elenco all’attivo che chi vive con responsabilità e senso della reputazione lavoro, famiglia, territorio, comunità è in grado di conteggiare sapendo che conviene all’Italia portare avanti questi progetti; si può mettere alla prova chi oggi è al volante (e Gentiloni non casualmente sta da mesi, tra i politici, in testa al gradimento individuale degli italiani) oppure si può tenere in equilibrio e sollecitazione il ruolo del PD scegliendo chi sta appena sotto di lui nel gradimento degli italiani, ovvero Emma Bonino (che propone molto sensatamente la priorità dell’Europa), oppure scegliere le liste che corrispondono al centrosinistra plurale di “Insieme” o di “Civica Popolare”.

Certe valutazioni è meglio farle pacatamente. Tra sé e sé. Non contro qualcuno, ma pensando a tenere insieme le cose che contano, a cominciare da un’idea compatibile di welfare per tutti.

 

Aggiunta (19.2.18 h. 1.25) su FB 

La mia opinione sulla necessità di voto per il centrosinistra ha cominciato a raccogliere legittime insofferenze. A cui ho provato a rispondere con una riflessione aggiuntiva. Questa:

Conosco in dettaglio tutti gli argomenti di un’Italia in maggioranza che, come appare dai sondaggi, con un approccio antisistema doppio di quello che un paese occidentale può sostenere, si appresta a non votare per il centrosinistra. Non ho mai fatto politica professionale. Non ho mai rinunciato alla politica valoriale. Metto al centro la tenuta dell’welfare (sanità, pensioni, garanzie), la competenza nella gestione dei fondi europei, le garanzie sulla autonomia della magistratura, un laboratorio di soluzioni sul medio-lungo periodo attorno alle migrazioni, uno sforzo (ancora insufficiente) sulla scuola, la modalità negoziale del governo attorno alle principali vertenze industriali, un passo in avanti e non indietro sui nodi dei diritti civili.
Uscire di strada per incompetenza, per velleitarismo, per derive ideologiche, e’ mettere a rischio un percorso che sta salvando la pelle anche di chi protesta e vuole la luna.
Rispetto tutte le opinioni. Ma – nel 2018, con Trump che guida l’America e Putin che guida la Russia – scelgo l’Italia in Europa. Chiunque ce la voglia tenere con uno straccio di reputazione.

 

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