Convergenze e distanze del sistema della comunicazione delle istituzioni in Europa

La 31° edizione del Club of Venice 23-24 novembre 2017 / presso Fondazione Biennale di Venezia
Gli argomenti degli interventi di apertura e di chiusura (Stefano Rolando, presidente del CdV)
Spunti tratti dal dibattito a cui ha preso parte il Sottosegretario di Stato alle Politiche Europee del governo italiano Sandro Gozi
L’anno scorso, sempre a novembre e sempre a Venezia, il CdV – tavolo di coordinamento della comunicazione dei governi e del quadro istituzionale UE, fondato presso la Fondazione Cini a Venezia nel 1986 e oggi operante con segretariato presso il Consiglio UE a Bruxelles – aveva fissato il punto di evoluzione in occasione del trentennale del sodalizio. Un organismo avviato per iniziativa del governo italiano nel 1986 con il sostegno delle istituzioni della UE per creare sollecita sensibilizzazione attorno ai temi del dossier “L’Europa dei cittadini” approvato dal Vertice europeo di Milano del 1985. Da quel tempo il Club di Venezia, informale ma stabile nella sua programmazione, ha realizzato un centinaio di meeting, uno dei quali ogni anno sempre nella città d’origine.
I lavori del trentennale (nel 2016) si erano aperti con un contributo in video dell’ex presidente del Consiglio dei Ministri Giuliano Amato e una relazione del presidente del CdV Stefano Rolando; ed erano stati conclusi dall’on. Sandro Gozi sottosegretario di Stato agli Affari Europei che aveva ricordato che – idealmente e con continuità di iniziative – l’evento era collocato nell’ampio programma predisposto per celebrare i 60 anni dei Trattati di Roma che prevedono molti appuntamento dall’ottobre del 2016 alla metà del 2017. “L’Europa – aveva detto – ha bisogno di consolidare il suo quadro formale e istituzionale, ovviamente, ma anche bisogno di veder convergere sensibilità sociali, partecipazione dei cittadini, impegno della cultura e dell’educazione, attenzione mediatica e interesse delle imprese attorno al rinnovamento delle sue funzioni. Questa connessione è sostanzialmente comunicativa ed è questa la ragione per cui attribuiamo al dialogo che vi è in questo settore un significato strategico”.
Il quadro che emergeva risentiva ancora fortemente da condizioni critiche, sia per il prolungarsi della crisi economica nei paesi membri, per un contesto conflittuale dominato dalla difficoltà di trovare soluzioni condivise attorno al fenomeno migratorio e a fronte della continuità di eventi di carattere terroristico contro vari paesi europei. Contesto peggiorato dagli esiti del referendum in UK promosso dallo stesso governo a guida di David Cameron sulla permanenza o sull’uscita del paese dalla UE che ha dato l’esito di “Brexit” (espressione che è rimasta a lungo finora nell’agenda degli affari europei) svoltosi il 24 giugno del 2016 con il 52% delle preferenze attorno alla proposta di lasciare la UE.
I lavori del 2017 – svoltisi il 23 e 24 novembre presso la Fondazione Biennale di Venezia a Ca’ Giustinian, coordinati dal segretario generale del CdV Vincenzo Le Voci, con la speciale collaborazione del Dipartimento Politiche Comunitarie del governo italiano, guidato da Diana Agosti – segnalano ora evoluzioni che tengono conto di alcune reattività del quadro istituzionale UE, pur restando molti insoluti attorno ai temi che hanno caratterizzato lo stallo politico- comunicativo del sistema Europa.
Nell’aprire i lavori Stefano Rolando ha segnalato tre punti di proposta tematica con proiezione al biennio 2018-2019.
Una considerazione sulle città. Il CdV nasce e si sviluppa come raccordo della comunicazione istituzionale degli stati membri dell’Unione; e come luogo informale di dialogo tra le dinamiche nazionali e quelle delle istituzioni comuni ovvero le ormai numerose realtà che articolano la governance europea. Resteremo legati a questa formula perché essa contiene elementi di forza dell’attuale Europa e alcuni aspetti oggi conflittuali che cercano soluzioni, tra cui quella comunicativa costituisce il nostro tema. Tuttavia cresce il pensiero sul ruolo delle città, che raccolgono le maggiori energie identitarie e attrattive, quindi di racconto e di attrattività di cui oggi l’Europa dispone in una chiave antica e modernissima. Il rapporto con le città riguarda moltissimi temi del nostro lavoro: la politica degli eventi, la produzione della conoscenza, la sperimentazione delle nuove forme di integrazione e di multietnia, i luoghi della vita e purtroppo del rischio, il centro dei sentimenti dell’arte, dello sport, dello spettacolo. La comunicazione europea oggi non può confinare la questione delle città e dei territori come problema “locale”. Presa nell’insieme essa è una rappresentazione potente della specificità della nostra identità europea che i giovani – molto coinvolti nella mobilità – riconoscono come ambiti di un patrimonio comune che appartiene loro. Il CdV non ha mai discusso a fondo su questi aspetti. Nel 2018, Anno europeo del patrimonio culturale, lo si potrebbe fare.
Nuove prospettive sulla problematica della cittadinanza, in un momento in cui la vicenda migratoria sta ponendo nuovi elementi, in parte acutizzando conflitti, ma anche aprendo opportunità. Lo sforzo delle istituzioni UE – e in particolare della Commissione – di costruire una politica sulle convenzioni attorno al protagonismo dei cittadini pare fermo o addirittura declinante. Ma alcuni paesi sembrano invece rilanciare questo strumento – che ebbe il primo serio impulso nel vertice europeo di Milano del 1985 e poi nel Trattato di Lisbona – e in particolare la Francia per iniziativa recente del presidente Macron. Dobbiamo provare a immaginare che il destino dell’Europa – soprattutto il destino politico dell’Europa – non sia una materia delegata dai cittadini; che se pensano al loro Comune di appartenenza si sentono azionisti, se pensano al loro Stato si sentono abbastanza azionisti, se pensano all’Europa dimostrano di privilegiare la delega oppure la protesta. La protesta è legittima soprattutto se la delega è sostituita da un pensiero responsabile. Questo è un filone comunicativo importante, perché in realtà continua ad essere più declamatorio che sfidante. E in questo contesto il nostro ruolo di comunicatori pubblici quali “trait d’union” tra le autorità politiche e i cittadini continuerà ad essere determinante.
Il rapporto nelle strategie comunicative di interesse generale tra istituzioni e imprese. L’impresa produce lavoro, genera consumi, genera innovazione. Quando le istituzioni ragionano insieme alle imprese, quando fanno piani condivisi, quando si sforzano di leggere insieme il percorso dal passato al futuro, noi parliamo di “sistema paese”. E quando diciamo “fare sistema” diciamo una condizione ormai essenziale per tutti di affrontare i rischi e le scommesse. Sarebbe importante che nel 2018 uno dei nostri incontri fosse di dialogo tra comunicazione istituzionale e comunicazione di impresa, magari con diverse squadre in dialogo, per i paesi che ci stanno a mettere in campo persone che ragionano su questo tema. E’ finita l’epoca della contrapposizione. Siamo in tutto il mondo dentro al tema della “convergenza”. Ma il nostro tavolo lo devo mostrare. E su questo quindi cercheremo di fare una proposta organizzativa per il prossimo anno.
Nel concludere i lavori, Stefano Rolando ha segnalato alcuni fattori di sintesi qui riepilogati.
All’origine del funzionamento del coordinamento tra gli operatori dei governi e delle istituzioni UE, la generazione dominante era quella dei quarantenni. Con il tempo, questo tavolo si è articolato generazionalmente. Sono aumentati i partecipanti più giovani, alcuni molto più giovani; e si sono formate altre due o tre generazioni di esperienza, cosa che rende il dialogo corrispondente a approcci professionali e culturali molto variati. I paesi rappresentati sono passati da meno di dieci a una trentina, e le istituzioni europee da due a sette, per non contare la presenza di associazioni e enti che lavorano per le istituzioni ma hanno la loro identità diciamo nel privato sociale.
Emergono così distinte vocazioni e distinte funzioni nelle esperienze che qui trovano racconto.Da una parte si mantiene la linea di ricerca di una comunicazione pubblica che cerca la perenne ricucitura con i cittadini. In sostanza è quella orientata ad un certo marketing sociale che sa che gli europei continuano ad avere una domanda forte di consolidamento del welfare (che comporta molta spiegazione e molto accompagnamento) e hanno bisogno di rassicurazione su aspetti che gli stessi cittadini pagano con imposte piuttosto elevate. E tuttavia è innegabile – e anche in questi giorni è apparso chiaro – che assume priorità crescente la comunicazione riguardante la sicurezza, che ha caratteri e approcci diversi, in taluni casi orientata più secondo approcci di tipo strategico-militare. Dopo di che appare anche chiaro che il tema delle migrazioni – che il Club di Venezia ha tenuto sempre in evidenza – esprime entrambe queste culture comunicative, che se si separano producono effetti complessivi di contraddizione.
La rappresentazione prevalente resta quella delle dinamiche nazionali, ma lo sguardo ai territori appartiene a molti paesi ed esso fa emergere con crescente rilievo il tema della identità competitiva attorno a cui nel 2018 si potrà immaginare una sperimentazione legata alla partecipazione anche di comunicatori di alcune grandi città europee. A Venezia quest’anno la questione catalana – e la sua rappresentazione mediatica – è stata materia solo sfiorata e immagino che ci torneremo ancora sopra in modo più approfondito. La Brexit ha inciso e inciderà ancora sulle politiche europee, anche in relazione ai processi di governance. Tuttavia nel settore della comunicazione istituzionali i rapporti di carattere informale che il CdV ha instaurato negli anni – fin dall’inizio con la partecipazione britannica – ha tenuto conto, come i colleghi britannici hanno ricordato, che il loro impegno, professionale e altamente qualificato, soprattutto in materia di campagne pubblicitarie, ha quest’anno un secolo di vita nel riconoscimento di tutti di una grande competenza al riguardo, così da confermare la volontà e l’interesse di mantenere un legame stretto nei nostri lavori con la loro esperienza.
E’ chiaro che i modelli organizzativi esprimono vocazioni non univoche. Ma è anche chiaro che l’evoluzione che coinvolge culture di prodotto e di processo legate alla digitalizzazione oggi comporta nuovi caratteri formativi che ci inducono a pensare prossimamente di avere più attenzione al rapporto tra sistema universitario europeo e la domanda di formazione che l’ Europa delle istituzioni va esprimendo.
In generale i panel di lavoro del 2017 sono stati interessanti e in certi momenti anche brillanti. L’integrazione di esperti e studiosi si rivela un’ottima stimolazione. Mentre la chiave del successo del format resta ancora quella di far leva su due fattori fondanti: l’informalità dei lavori e la non decisionalità dei confronti. Tuttavia nello scambio cognitivo ed esperienziale si produce comunque una certa soglia di decisionalità, perché in queste contaminazioni si fanno passi di convergenza possibile che spesso nelle occasioni formali l’Europa non riesce a fare.
Nel corso del suo intervento il sottosegretario di Stato alle Politiche europee del governo italiano Sandro Gozi ha esordito osservando che “qualche giornale dice, ogni tanto, che siamo diventati euroscettici. Niente di più falso. E se fosse vero lo saremmo come Macron, pronti a cambiare l’Europa per salvarla“. Nel discorso rivolto ai capi della comunicazione istituzionale di governi e istituzioni UE, insieme ad esperti, studiosi e analisti della comunicazione pubblica in Europa, Gozi ha parlato di aggiornamento di alcune infrastrutture della spiegazione dei buoni livello di governo che il sistema Europa presenta. “Ma il tema vero sono oggi i tempi e i modi: serve più velocità, soprattutto in relazione a vicende di crisi e di emergenze; servono tempi della decisione idonei ad affrontare ila sfida della credibilità“. Infine Gozi ha toccato il tema della democrazia, a fronte di chi dice che sviluppo e occupazione sono fattori perseguiti anche da paesi, come la Cina, che non usano le regole della democrazia. “Siamo radicalmente alternativi a chi propone forme di democrazia illiberale o a chi non considera più la democrazia come imprescindibile“. Sulla questione EMA, che per sorteggio finale ha favorito la città di Amsterdam rispetto alla città di Milano, l’on. Gozi ha svolto una osservazione netta: “Una città come Milano che vince ai voti e perde alla lotteria, mi crea un problema anche personale di mantenimento di credibilità nell’ Europa. La decisione doveva essere presa con voto palese. Penso che quando si fanno errori così poi si pagano dei prezzi“.
In questa nota di sintesi si riportano ancora alcuni spunti tratti da contributi considerati utili (complessivamente ci sono stati 50 interventi) per comprendere l’evoluzione del dibattito professionale in corso.
  1. Come è in uso da molti anni, una parte della discussione del “Club of Venice” riguarda esperienze concrete, con cui si confronta un diverso livello di “capacity building” nella gestione della comunicazione pubblica. Qui a Venezia con una innovativa apertura alle scienze comportamentali grazie al contributo di Key note speaker di Riccardo Viale, docente della materia all’Università Bicocca di Milano (e già direttore dell’Istituto italiano di cultura a New York). Nella foto il secondo da sinistra. Il panel riunisce esponenti di amministrazioni ed esperti. Viale spiega i basilari di una “politica pubblica applicati agli spetti comportamentali” che costituisce anche un fattore di valutazione della qualità e dell’impatto delle funzioni comunicative
  2. Anche se non faremo più parte di una comunità di successo...”. Questo l’esordio del capo della comunicazione del governo inglese, Alex Aiken, per dire che, ciò malgrado, alcune battaglie continueranno. Un discorso sulla storia europea, storie luminose di democrazia e di libertà, ma anche storie di verso contrario. Come reagire alla deriva demagogica e populista? UK resta connessa alle grandi battaglie europee per la sicurezza e la democrazia. “Dobbiamo soprattutto collaborare con la UE nel combattimento delle fake news, contro la disinformazione, una grave minaccia contro l’Europa, in un quadro in cui la libertà su internet e’ andata riducendosi”. E ancora: “E’ venuto il momento di formare su questo tema un gruppo permanente di lavoro presso il Club di Venezia”.
  3. Circa lo specifico approfondimento sulla preparazione comunicativa della scadenza 2019, le elezioni dei Parlamento Europeo. Jaume Duch Guillot Dg COM del PE, ha risposto alla domanda sulla stima dell’astensione pensando possibile un miglioramento del 3% , rispetto al dato del 2014 sceso al 42%. Sandro Gozi ha in merito a ciò elencato alcuni passaggi necessari per invertire la tendenza, tra cui “l’ idea di far coincidere la figura del presidente della Commissione e del presidente del Consiglio UE; l’idea di dar vita a liste transnazionali (quindi dando voce a “partiti europei”); la necessità di connettere i dibattiti su vere questioni europee con il rilancio delle convenzioni di cittadinanza”.
  4. Silvio Gonzato, direttore delle relazioni interistituzionali e comunicazione strategica di EEAS (European External Action Service), ha riferito sugli sviluppi delle iniziative di contrasto alle “fake news”. Molti fronti, sicurezza, terrorismo, migrazioni. “Siamo in fase di approccio pragmatico – mantenendo l’obiettivo sull’informazione corretta a proposito di Europa“.
  5. Michel Magnier, direttore “Cultura e Creatività” della direzione generale dell’Educazione della Commissione Europea, è intervenuto per introdurre il tema del “patrimonio culturale” come materia di comunicazione tra l’Europa e sull’Europa. Ovvero “del tema con cui si riducono un po’ i fattori ansiogeni a proposito delle cose europee, aprendo spazi valoriali e civili“.
  6. Andreas Kindl, direttore della unità di comunicazione strategica del Ministero degli Esteri della Germania, è intervenuto attorno al tema del coinvolgimento dei cittadini. “Il format in uso e’: raggiungere alcune migliaia di cittadini direttamente, fisicamente, dialogare e trasformare gli esiti in prodotto digitale idoneo a trasformare il perimetro in alcuni milioni di cittadini in rete. Ciò grazie alla “Agenzia nazionale per l’educazione civica” che opera dal 1992, con crescenti risultati di coinvolgimento diretto”.
  7. La presidente di Cam Con (rete degli operatori di comunicazione territoriale francese Cap Com) Dominique Mégard ha raccolto lo spunto della relazione introduttiva riguardante lo sviluppo del dialogo tra istituzioni centrali e amministrazioni territoriali mettendo a disposizione l’occasione di Cap Com 2018 (in svolgimento a Lione) per una sessione dedicata all’argomento, soprattutto coinvolgendo le grandi città europee.
  8. Il fascicolo 2017 di “Convergences” – rivista del Club of Venice – coordinata da Vincenzo Le Voci (segretario generale del CdV) e da Philippe Caroyez (Cancelleria del Primo ministro belga) è stato presentato nel corso dei lavori. In esso si dà conto del fatto il Parlamento Europeo ha licenziato l’ultimo sondaggio sui cittadini europei (27.881 interviste) che affronta il tema della fiducia in relazione a minacce e incertezze. Mentre i risultati restano problematici sui giudizi in ordine alle policies (non va oltre al 31%, pur con un piccolo miglioramento, il giudizio di chi dice che “si va nella direzione giusta”), un dato risulta interessante ai fini di quanto scritto in questo articolo: il 47% dei cittadini europei ritiene che “la loro voce conti nella vita della UE” (arriva al 57% il giudizio positivo sull’adesione del proprio paese alla UE). Si tratta del dato migliore dopo le elezioni del 2009. A partire da questo dato si tratta di lavorare non solo per “contare con il diritto di voto”, ma anche per assumere la “responsabilità di destino” al pari di quanto accade per molti rispetto a ciò che essi identificano come “patria”.
Sono intervenuti nel corso della sessione (nell’ordine di intervento):
  • Vincenzo LE VOCI (Secretary General, Club of Venice)
  • Diana AGOSTI, Italian Prime Minister’s Office, Head of the Department of European Policies
  • Massimo GAUDINA, Head of the European Commission Regional Representation in Milan
  • Gian Paolo MENEGHINI, Head of the European Parliament Information Office in Italy
  • Stefano ROLANDO, President of the Club of Venice; IULM University (Milan)
  • Sandro GOZI, State Secretary for European Affairs of the Italian Government
  • Claus HÖRR, Director, Press and Media Service, Bundeskanzleramt, Austria, Steering Group of the CdV
  • Jaume DUCH GUILLOT, Director-General, DG Communication, European Parliam
  • Tiina URM, Head of Communication for the Tallinn Digital summit, Estonian Presidency of the Council of the EU
  • Andreas KINDL, Germany, Director Strategic Communication, Ministry of Foreign Affairs, Steering Group of the CdV
  • Tina ZOURNATZI, European Commission DG Communication, Head of the Strategic Communication Unit, Directorate for Strategy and Corporate Communications
  • Dominique-Francois BARETH, Head of Conferences, Internal Services and Protocol Unit, Communication Department, European Economic and Social Committee (EESC)
  • Michel MAGNIER, Director, Culture and Creativity, Directorate-General Education, Youth, Sport and Culture (EAC), European Commission
  • Silvio GONZATO, Director, Interinstitutional relations, strategic communications, legal affairs, inspection, internal audit and Mediation, European External Action Service (EEAS)
  • Pawel SUROWIEC, University of Bournemouth, Faculty of Media and Communication
  • Christoph KLAVEHN, Project Coordinator, European Council on Foreign Relations (ECFR)
  • Erik DEN HOEDT, Netherlands, Director, Public Information and Communication, Ministry of General Affairs
  • Anthony ZACHARZEWSKI, Director of The Democratic Society
  • Fredrik NORDIN, Sweden, Desk Officer, Communication Division, Ministry for Foreign Affairs
  • Arlin BAGDAT, Belgium, Director-General, External Communication, PM Chancellery, Steering Group of the Club of Venice
  • Alex AIKEN, UK, Executive Director of Communications, HM Government
  • Paul AZZOPARDI, Malta, Director, Department for Information, Office of the Prime Minister
  • Ana María RODRÍGUEZ PEREZ, Spain, Director-General, Comunicación e Información Diplomática, Ministry of Foreign Affairs
  • Lefteris KRETSOS, Greece, Secretary for Media and Communication, Ministry for Digital Policy, Telecommunications and Media
  • Marco INCERTI, Director of the Communications Service, European University Institute, Florence
  • Giuseppe ZAFFUTO, Spokesperson, Directorate of Communications, Council of Europe – Strasbourg
  • Verena NOWOTNY, Communication specialist, Gaisberg Consulting
  • Christian SPAHR, Director of the Media Programme South East Europe, Konrad Adenauer Foundation
  • Oliver VUJOVIĆ, Secretary-General, South East Europe Media Organisation (SEEMO)
  • Dominique MEGARD, President of the Steering Group of Cap’Com (French network of public and territorial communication)
  • Vito BORRELLI, Deputy Head of the European Commission Representation in Italy
  • Tanja RUDOLF, European Parliament, Advisor to the Director-General of DG Communication
  • Christophe ROUILLON, Member of the Committee of the Regions, Rapporteur on Communication, Mayor of Coulaines (France)
  • Laure VAN HAUWAERT, Managing Director, European Institutions, WPP Government and Public Sector Practice, Belgium
  • Riccardo VIALE, Professor of behavioral sciences and decisionmaking, University of Milano Bicocca and Secretary-General of the Herbert Simon Society
  • Pinky BADHAN, UK, Head of Campaigns, Prime Minister’s Office, Government Communications Service (GCS)
  • Markus KANERVA, Finland, Senior Specialist, Government Policy Analysis Unit (“Experimental Finland” Team)
  • David WATSON, Head of Marketing, Public Health England
  • Tina ISRAELSSON, Sweden, Communication and Management Support, Government Offices Communications Division
  • Robert WESTER, Netherlands, Head of sector government, Berenschot Advisors
  • George PERLOV, Director, Edelman – Brussels
  • Elisa PASQUAL, IUAV University, Venice, web design expert, Studio Folder, Agency for Visual Research, Italy
  • Julien SIMON, International Centre for Migration Policy Development (ICMPD), Coordinator for the Mediterranean
  • Ewa MONCURE, Spokesperson, FRONTEX Headquarters
  • Melissa JULIAN, Regional communications coordinator and policy outreach officer in Brussels, International Organization for Migration (IOM)
  • Anis CASSAR, Press and Communication Officer, European Asylum Support Office (EASO)
  • Stefano ROLANDO, President of the Club of Venice; IULM University (Milan)

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