Brevi commenti prima e dopo la chiusura delle urne (4-5 marzo 2018)

4.3.2018 – h. 19.45

Come hanno ben ricordato di recente Mario Avagliano e Marco Palmieri, nel loro ottimo libro “1948. Gli italiani nell’anno della svolta“, le elezioni della prima legislatura della Repubblica segnarono la netta sconfitta del Fronte Popolare (PCI e PSI) che prese il 31% contro la Democrazia Cristiana che prese più del 48%.
Volendo sommare quel voto di sinistra al voto dei socialdemocratici, che nel 1947 erano usciti dal PSI e che si consideravano di centrosinistra (7%), e anche unendo il voto degli azionisti sardi (0,3%) l’insieme del centrosinistra ebbe più del 38% del consenso degli italiani. Fu considerata una catastrofe. Ma era comunque l’inizio della prima Repubblica. Quando finì quel ciclo quarantennale e cominciò la cosiddetta “seconda Repubblica”, con altri nomi e altri simboli, si riaprì un duello tra destra e sinistra, più ruvido perché il centro (composto dai Popolari e dai Pattisti di Segni, entrambi già democristiani, si chiamò fuori dai due schieramenti registrando circa il 16%).
La battaglia per caratterizzare la seconda Repubblica finì – entrambi con qualche connotazione per recuperare anche al centro – con la sinistra al 35% e la destra al 43%.
Il centrosinistra italiano del 2018 – settanta anni dopo il ’48 e 25 anni dopo il ’94 e forse all’inizio della “terza Repubblica” – a mezzanotte dovrà sommare il voto del PD e delle sue liste collegate (Insieme, Più Europa, Civica Popolare) e quello di Liberi e Uguali, ma non potrà sommare il voto di chi si rifiuta di collocarsi in quello schieramento, raccontandosi in modo diverso altrove. Avremo un dato politicamente poco utilizzabile (la freschezza delle ferite da scissione non facilita saggezze), ma sarà il portato di una lunga storia, italiana ed europea, di ciò che appartiene alle categorie classiche di distinguere le identità della politica, eletti ed elettori.
Non diamo retta ai sondaggi e aspettiamo. Ma sul delta che sarà facile immaginare è probabile che si scenderà per la terza volta e pesantemente il gradino della storia.
Partiranno legittime frenesie di sommatorie per arrivare a definire una maggioranza che esprimerà il 23 marzo un presidente alla Camera e un presidente al Senato (probabile maggioranza a cui il Quirinale potrà guardare anche per individuare un governo possibile). Certo. Ma dovrà partire anche un bilancio profondo e responsabile sul significato di questa data, il 4 marzo, che sarà a suo modo “epocale”. Chi avrà argomenti (profondi e responsabili) di rigenerazione aiuterà a risalire quella scala. Chi smanierà tra rancori e nostalgie non capirà neppure quel che è successo.

 

 

5.3.2018 – h. 00.56

Ne inventeranno di ogni per minimizzare. Ma rispetto all’asse franco-tedesco che sta tenendo in piedi i basilari dell’Europa, noi siamo fuori. Ricacciati in una sperimentazione senza sperimentatori. Velleitarie alchimie condotte da acchiappavoti senza ritegno. Un’Italia non presentabile. Chi ha ridotto in questa cantina (il punto più basso della storia della Repubblica) ciò che è riconducibile all’espressione politica di “centrosinistra” – non una persona, ma un gruppo dirigente – senta il dovere di accettare un immediato ricambio nelle responsabilità. La Lombardia, che avrebbe potuto essere contendibile davvero, diventando un laboratorio per il Paese, di nuovo consegnata al Nulla per lo schiacciamento del dato nazionale.

 

Commento in risposta h.02.33

La Lega balza in testa al centrodestra grazie alla crisi comunicativa italiana ed europea in materia di migrazioni. Cinquestelle balza in testa ad una trasversalità parlamentare, che qualcuno tira a sinistra altri a destra e ne vedremo le non del tutto prevedibili traiettorie, grazie allo scompenso retributivo del ceto politico negli ultimi venti/venticinque anni in rapporto allo scarso rendimento percepito dai cittadini.

 

Twitter h. 03.50

Il centro Italia in relativo equilibrio tripolare, mezzo nord al centrodestra a trazione leghista-razzista, mezzo sud a M5S a trazione “redditodicittadinanza”.

 

 

FB 5.3.2018 h. 9.00

Questa è la foto dell’Italia ancora più spezzata di prima.
La condizione tripolare regge (pur con i suoi problemi) solo al centro. Poi nord e sud proseguono la tradizione di oltre 25 anni di abbattere sempre e comunque chi governa.
Al nord cedendo alla furia di Salvini sulle migrazioni ( e quindi alle paure non dissolte dei territori nei confronti dei cambiamenti strutturali del mondo), che cambia la stessa governance del CD. Al sud in una ennesima rivolta a tutto vinta da chi, 5 stelle, mette insieme l’efficace polemica contro la retribuzione del ceto politico che non corrisponde nella percezione della gente a un rendimento, all’invenzione populista del “reddito di cittadinanza” che è un veleno della buona dinamica del lavoro.
Ma il vero punto della spezzatura e’ sopra le Alpi, con l’ Europa dei paesi fondatori ( Francia e Germania), cacciandoci nella deriva dei paesi senza statura, senza cultura riformatrice, senza basi competitive.
Chi può ( io ancora un po’ posso) lo racconti senza faziosità ai giovani, li coinvolga nel dilemma argomentato, li renda in prospettiva parte delle soluzioni e non solo dei problemi.

 

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