La data spartiacque tra la seconda e la terza Repubblica

Alla fine la data spartiacque della crisi della seconda Repubblica torna ad essere il 4 dicembre 2016, il giorno del referendum costituzionale. Quel 40,9% contro il 59,1% in cui vince un’alleanza estremamente composita, che fa tenaglia da destra e da sinistra al quadro di governo, in relazione a cui, al tempo, nessuno voleva o poteva accettare l’idea che lì si esprimesse anche un’ipotesi di inedito governo del Paese.

Tolti brandelli che si sono rivelati marginali elettoralmente, questo è il risultato a distanza che le cose vanno esprimendo dopo la consultazione del 4 marzo.

Si dice ora che i tempi saranno lunghi. Perché è evidente che è necessario dare un po’ più di consistenza alla definitiva sepoltura della seconda Repubblica. Il superamento ideologico di destra e sinistra richiede un po’ più di spessore analitico. La corsa al carro dei vincitori andrebbe un po’ meglio dissimulata. E soprattutto la collocazione geopolitica dell’Italia dovrebbe essere meglio chiarita, dato che come sempre non siamo soli nell’universo a decidere di noi stessi (con la Lega putiniana e Cinque stelle ancora dentro la litania antieuropea, cosa che mescolandosi farebbe della terza Repubblica anche una scivolata nel terzo mondo). Insomma per queste ragioni di scenario la crisi potrebbe essere lunga, dando intanto lavoro a chi, anziché ripetere le notizie del giorno prima, cerca di interpretarle originalmente.

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