Lettere dall’America. Alabama n. 1/2018 – Immigrazione ed Educazione

Il mio amico di una vita e compagno di liceo Paolo Giacomoni, laureato in fisica a Milano, poi vissuto tra la Francia e gli Stati Uniti nei comparti scientifici delle grandi imprese della cosmesi, grande famiglia (sia quella d’origine sia quella da lui co-prodotta sostanzialmente a Parigi), in gioventù repubblicano e poi nel corso della vita critico incessante e spiritoso di ogni contesto di vita con perdonabili ma anche contenute nostalgie italiane, cognato (per via della sorella) di Giorgio Bocca, mi promette letterine dall’America dove anziché andare in pensione si è trasformato in imprenditore (Elan Rose International).  Volterianiamente non eserciterò – da suo editor minimale in questo blog – nessun atto censorio, sia io d’accordo o non d’accordo con le sue opinioni. Trasmetterò eventuali interlocuzioni di lettori. Lo ringrazio molto per il pensiero  avuto. E gli chiederò per una prossima volta di contestualizzarci il suo ambiente di vita e lavoro così da conoscerlo meglio insieme a chi mi legge. Non escludo di ottenere anche da un altro più giovane amico di una vita – che sta a Berkeley – qualche corrispondenza per arricchire questa finestra sugli States.

 

Immigrazione e educazione in USA oggi

Paolo Giacomoni

In una famigerata dichiarazione, il Presidente Trump si è chiesto perchè gli USA accettano l’immigrazione di gente che proviene da “shithole countries” e non attirano invece l’immigrazione da paesi come la Norvegia. Se si supera il ribrezzo provocato dalla volgarità e dal razzismo di queste espressioni, si può vedere che questa frase presidenziale nasconde due tristi verità.

La prima è che molti imprenditori americani approfittano della mano d’opera a buon mercato offerta dai lavoratori immigrati “illegalmente”, che non possono evidentemente lottare per migliorare le loro condizioni di lavoro ed il loro salario. Questi immigrati costituiscono il Lumpenproletariat del 21 secolo, con questa differenza: anziché essere utilizzati per sostenere il fascismo nascente in Italia ed in Germania dopo la Grande Guerra, essi sono utilizzati come “nemico interno” e sono accusati di essere la causa della perdita del potere d’acquisto della “middle class” in una campagna volta a ottenere voti per sostenere una politica di estrema destra.

La seconda triste verità è che gli USA hanno bisogno di immigrati con un alto livello di educazione, come quello de gli immigrati putativi provenienti dalla Norvegia….perché le scuole e le università americane non sono  in grado di fornire, gli ingegneri, gli scienziati, i medici, i tecnici dell’informatica, gli architetti, gli studiosi di storia ad alto livello, di cui si sente acutamente la mancanza.

In assenza di una sviluppata coscienza sociale, la soluzione proposta dall’amministrazione Trump è di cacciar via gli immigrati e importare diplomati, ma questa soluzione non è né politicamente intelligente né umanamente accettabile. Vedremo se i Democratici, quando torneranno al potere quest’autunno, sapranno proporre una soluzione del problema legato alla situazione dei lavoratori illegalmente immigrati, e se avranno la volontà politica per dotare il paese di una scuola che, in più della matematica, fisica, chimica e biologia sia capace anche di insegnare la storia, la geografia e la filosofia per far sì che i cittadini americani sian consci della loro origine storica e sappiano distinguere la realtà dalle frottole.

 

 

2 thoughts on “Lettere dall’America. Alabama n. 1/2018 – Immigrazione ed Educazione”

  1. Non fare il timido. Potevi sottolineare che in Italia tutti i non cialtroni stanno scappando dalla politica, invece la politica è una cosa bella, perché la libertà è partecipazione. E tu l’hai (ri)scoperto nel momento peggiore, con Trump a Washington e in quel buco fascista che è l’Alabama. E con la politica giusta (poche femminazi e molto salario garantito) avete anche vinto e, nello stesso modo, potete vincere a novembre.
    Che è esattamente quello che hai detto tu, solo con la mano davanti alla bocca, ma così non si capisce.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *