Lettere dall’America – Alabama 2/2018 – Il “crogiuolo culturale”

 

 

Caio Cesare Germanico, detto Caligola

 

 

di Paolo Giacomoni

 

Sono riconoscente al Presidente Trump che, con un comportamento che ricorda più Caligola che Marco Aurelio, spinge molti americani a domandarsi cosa c’è di sbagliato nel loro sistema politico. E se è difficile per gli americani capire cosa c’è che non va, è forse ancora più difficile il capire gli americani. “Certo – mi diceva un dirigente italiano che lavora a New York – se fossero verdi si capirebbe subito che sono diversi. Invece no, noi crediamo che siano uguali a noi, e non lo sono“.

Il famoso “crogiuolo culturale” che doveva diventare l’America nel secondo dopoguerra, è diventato un mosaico di comunità culturali o etniche giustapposte, mosse da diverse motivazioni ma unite nella rivendicazione dei loro diritti. Li accomunano un inquietante spirito revanchiste ed una tenace insistenza per ottenere un risarcimento per i danni subiti, e per riottenere quanto avevano “prima”.

Certi Indiani d’America chiedono di riottenere le loro terre, certi Afro-Americano vogliono essere risarciti per la schiavitù imposta ai loro antenati, eccetera.

Ma quanto indietro nel tempo risale,  questo “prima”? E, con quali criteri si stabilisce che i cambiamenti avvenuti  prima di quel “prima”, sono accettabili?

Il Messico possedeva la California, il Texas e metà dell’Ovest americano, e li ha persi con la guerra del 1846. Allora dovremmo ridare la California al Messico? Ma gli spagnoli avevano strappato il Messico agli Atztechi e gli Atztechi avevano gli schiavi e facevano sacrifici umani… allora se ri-diamo il Messico ai discendenti degli Atztechi, rischiamo di far nascere un conflitto con i discendenti di quelli che erano gli schiavi degli Atztechi che vorranno essere riscarciti anche loro. Anche nella Bibbia c’è scritto che la Terra Promessa era occupata da altri prima che arrivassero i profughi dall’Egitto…e allora?

È evidente che nessuno pensa seriamente a risarcimenti di sorta, ma l’atteggiamento accettato è di pagare una tassa verbale (lip service) per accontentare le minoranze scontente. Si evocano le nefandezze compiute dall’uomo bianco (e solo quelle) , aggiungendo una gran dose di fantasia e si viene così a creare una sorprendente autoflagellazione culturale associata ad una colpevolizzazione generalizzata

Tra chi lotta per i diritti delle minoranze oppresse, molti affermano che Cristoforo Colombo era uno schiavista, e vogliono abbatterne le statue come si abbattono quelle dei generali “sudisti” razzisti e schiavisti, dimenticando che, malgrado tutti i loro difetti, i conquistadores razzisti e schiavisti non erano, come lo dimostrano la mescolanza razziale e l’assenza di schiavi nell’America meridionale. Si dimentica troppo spesso che il Texas (quello di Davy Crockett e della battaglia di Alamo) voleva separarsi dal Messico per poter mantenere gli schiavi. Molti dichiarano che l’intervento americano in Europa è stato deciso per combattere le persecuzioni razziali nazifasciste, e non per aprire un secondo fronte alleggerendo lo sforzo militare dell’ Unione Sovietica e imporre poi all’Europa occidentale il modello economico americano. E nel quadro della lotta per l’emancipazione femminile, non solo vengono dimenticate figure di rilievo come quelle dll’ l’imperatrice Maria Teresa, della regina Vittoria o di Elisabetta I, (o di Caterina Sforza, perchè no?) ma si insiste col dire che “progresso” è avere una donna alla Casa Bianca, senza chiedersi che progresso potrebbe mai esserci se venisse eletta Presidente una donna come Betsy DeVos.

E a forza di pensare al vantaggio elettorale offerto dallo sfruttamento della lotta per i diritti delle minoranze, Hillary Clinton non ha trovato niente di meglio, nel suo discorso di conclusione della campagna elettorale a Filadelfia, che aggiungere ai Black, agli Amerindi, ai LGBTQ, agli Ebrei, alle Donne, agli Handicappati….la minoranza costituita dai Disoccupati! E poi ci si stupisce che gli stati “operai” come Pennsylvania, Ohio, Wisconsin e Michigan, non hanno votato per lei.

 

 

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