Crisi di governo, emergenza repubblicana. Una dichiarazione degli organi del Partitodiazione

Un pensiero chiaro contro la deriva.

Un pensiero attivo contro la rinuncia.

Dichiariamo l’emergenza repubblicana.

 

        Roma, 17 maggio 2018

 

  1. Chi partecipa alla vita politica di un paese democratico rispetta la volontà degli elettori. Ma se si vuol far passare come volontà maggioritaria degli italiani la somma di due elettorati che, per infinite dichiarazioni dei responsabili di M5S e Lega, non sono componibili e tanto meno sovrapponibili, con ambiti ancora irriducibilmente antagonisti pare evidente che la sceneggiata in corso non avviene perché si compie la volontà della maggioranza dei cittadini italiani. Appare più chiaro un esito: un sostegno minoritario da parte degli italiani all’eventuale governo che magari troverà la sua risicata maggioranza parlamentare per pura disciplina di partito e per l’interesse dei parlamentari indisponibili a rischiare davvero le urne a breve.
  2. Si sa quanto i capi di Stato legati da vincoli in Europa siano prudenti con le parole. Ebbene oggi, non per parole strappate ma per una dichiarazione meditata, il presidente della Repubblica francese a proposito della situazione italiana ha usato la parola “paradossali” per connotare le forze che proprio oggi hanno prodotto un “contratto” anziché un programma di governo.
  3. Chi partecipa alla vita politica di un paese democratico rispetta poi le regole costituzionali attorno al funzionamento delle istituzioni. L’ar.92 della Costituzione prevede che il Presidente del Consiglio proponga al Capo dello Stato la nomina dei ministri. Oltre a questo preciso potere l’articolo 93 chiarisce più ampiamente il ruolo: «Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri». E’ la prima volta infatti che si vedono i partiti scrivere “il programma di governo” – che una volta da loro eventualmente sottoscritto sarà una carta blindata – e che loro chiamato “contratto” senza avere nemmeno portato al capo dello Stato la proposta di nomina del premier e quindi immaginando che, in spregio all’art. 93, l’eventuale incaricato assumerà quel programma non “dirigendo la politica del Governo” ma attuando l’esecuzione delle parti contrattualizzate dai partiti. Si rende così chiaro che a capo dell’esecutivo gli italiani avranno un mezzo invalido politico che non solo non ha preso parte a delineare la “programmazione dei contenuti” ma che non sarà nemmeno autorizzato ad avere idee su cosa fare a fronte delle emergenze e soprattutto delle materie non previste dal “contratto”.
  4. In queste condizioni – a cui si sommano infiniti altri dettagli non accettabili per chi rispetta le regole generali della democrazia parlamentare del Paese (tra cui i richiami di entrambi i partiti al prevalere della procedura di legittimazione degli accordi nelle forme di una finta democrazia diretta fatta di piattaforme privatistiche o di incontrollati gazebo nelle piazze) – cresce l’irritazione civile e la preoccupazione per le sorti della qualità della nostra democrazia.
  5. Il ricostituito Partitodiazione rivendica la storia maestra degli italiani che hanno, nel pluralismo reale della riconquistata libertà, cacciato il fascismo, ristabilito le regole, prodotto la Costituzione, assunta la responsabilità della Repubblica e restituito all’Italia l’onore di stare nel consesso internazionale con il pieno e massimo rispetto. Il fondato timore è che la tendenza in atto riduca questo patrimonio morale e riapra una nostra crisi reputazionale soprattutto in quella Europa in cui il “contratto di governo” vorrebbe mandare i ministri ad alzare la voce per ottenere soddisfazione attorno a interessi del Paese.
  6. Il ricostituito Partitodiazione opererà con tenacia e determinazione per ridurre divergenze superate dai fatti nell’ambito di tutte quelle forze politiche che si dichiarano contrarie all’evolvere della politica del “tanto peggio tanto meglio”, matrice di ogni massimalismo e di ogni populismo, per creare condizioni di recupero di consenso delle italiane e degli italiani attorno agli inalienabili valori che per generazioni hanno cercato di impedire a sprovveduti e ad avventurieri di far prevalere la demagogia.
  7. Nella coscienza degli errori fatti anche da partiti che si richiamano alla storia della nostra democrazia e quindi nella speranza che il quadro in atto porti ad una rigenerazione politica e morale capace di rendere chiaro un obiettivo: smetterla di fornire alibi al travestimento spacciato per dirittura e all’opportunismo spacciato per un servizio ai cittadini. Per ora, in questa prospettiva e nel giustificato allarme per la situazione, dichiariamo il nostro spirito di “emergenza repubblicana”.

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