Lettere dall’America – Alabama n.5/2018 – Perchè Trump rischia di essere rieletto tra due anni

Caro Stefano,

non so se in luglio molti leggono il tuo blog. Ti mando comunque 250 parole su un episodio vissuto in seno al comitato esecuticvo democratico della contea di Madison (l’equivalente americano della sezione di un partito qualsiasi in provincia di Teramo).

Un abbraccio. Paolo

 

 

Stalinismo in gonnella?

Paolo Giacomoni (15 luglio 2018)

 

La settimana scorsa, alla riunione mensile de Comitato esecitivo del Partito Dmocratico della Contea di Madison, di cui sono membro, c’è stata una discussione, neanche tanto agitata, sul come distribuire gli aiuti finanziarii ai vari candidati alle elzioni del prossimo novembre. Alla fine della discusione si è alzata una signora, membro del Comitato Esecutivo Democratico dello Stato del’Alabama per dirci che invece di discutere dovremmo darci da fare per far eleggere il più gran numero possibile di candidati Democratici.

A parte il tono, che avrebbe potuto essere quello centralista-democratico di un “culo di pietra” venuto a mettere ordine in una cellulla deviazionista del defunto Partito Comunista, la cosa raccapricciante è che la signora in questione ha aggiunto che il Comitato Esecutivo della Contea di Madison dovrebbe fare le cose giuste secondo gli statuti del Partito Democratico dell’Alabama, cioè essere composto da un nucleo duro di 30 membri, esattamente metà uomini e metà donne, circondato da una polpa molle composta da un numero imprecisato di persone, di cui il 30% devono appartenere alla minoranza etnica. Siccome ho dovuto chinarmi per raccogliere la mia mascella che mi era caduta a terra per la sorpresa, non ho avuto il tempo per chiederle se, per appartenere al Comitato Esecutivo, il sesso e l’etnia sono più importanti delle opinioni politiche e delle qualità umane dei membri.

Per capire perchè Trump rischia di essere rieletto tra due anni, raccomando a tutti di complementare le informazioni condensate in questo mio aneddoto con quanto si può desumere dalla lettura degli articoli sul Partito Democratico USA apparsi nel numero del 14 luglio 2018 di The Economist.

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