Memorial day all’Università di SP di Firenze per ricordare Stefano Merlini, scomparso il 4.4.2021– Una lettera di Giuliano Amato.

Stefano Merlini, nato a San Giovanni Valdarno il 24 novembre 1938, laureato alla Sapienza a Roma, magistrato, professore ordinario di Diritto Costituzionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Firenze, già Sovraintendente del Maggio Musicale fiorentino e consigliere di amministrazione della Fondazione “Paolo Grassi”, è scomparso a Marina di Pietrasanta il 4 aprile 2021.

Il 6.12.2023 nell’aula magna di Scienze Politiche a Firenze, per iniziativa della autorevole compagine accademica fiorentina di costituzionalisti formatisi attorno a Paolo Barile di cui Stefano Merlini è stato parte, si è svolta una partecipata conferenza per ricordare appunto lo stesso Stefano Merlini, scomparso il 4.4.2021. Vi ho preso parte in memoria di un indimenticabile amico, membro insieme a me del cda della Fondazione Paolo Grassi e compagno nella vita di Francesca Grassi.  
Lo avevo ricordato, tra i miei congedi, che considero “atti dovuti”, con pensieri che sono al seguente link : https://stefanorolando.it/?p=4398
Naturalmente – nello spirito dei costituzionalisti fiorentini, sempre animati civilmente – oltre a pensieri di memoria sulla persona, la giornata ha avuto un tema di discussione dedicato all’attualità: la forma di governo e la riforma costituzionale. Con una tavola rotonda  che è stata introdotta dal prof. Ugo De Siervo già presidente della Corte Costituzionale.
Ha aperto l’incontro il prof. Roberto Zaccaria, che è stato accolto due anni fa nel cda della Fondazione “Paolo Grassi” in continuità a Stefano Merlini, e che ha portato un  vivo ed efficace contributo agli orientamenti e alle trasformazioni della Fondazione.
Un panel di relatori – con il coordinamento del prof. Paolo Caretti – ha poi ricordato Stefano Merlini come studioso di diritto costituzionale e come appassionato di musica e teatro e già sovraintendente del Maggio Musicale Fiorentino.
Lo stesso Roberto Zaccaria ha chiamato all’inizio dei lavori  Francesca Grassi per leggere  una bella lettera di Giuliano Amato che qui è riprodotta integralmente

In ricordo di Stefano Merlini

Giuliano Amato

I miei ricordi di Stefano vanno indietro, molto indietro ed è facile capire il perché. Eravamo coetanei, entrambi del 1938, e siccome ci siamo conosciuti quando eravamo giovani studiosi, la strada che abbiamo percorso trovandoci e ritrovandoci più volte è necessariamente assai lunga.

La prima volta fu forse sui campi da tennis. Non ricordo l’anno, era quando Paolo Barile guidava la squadra dei giovani costituzionalisti fiorentini, Maccanico quella dei giovani studiosi romani e fra le due squadre ci furono almeno due piccoli tornei. Non ricordo però incontri diretti fra Stefano e me. Più avanti nel tempo, di sicuro ci vedevamo nei due periodi nei quali ho insegnato a Firenze, prima negli anni’70 alla facoltà fiorentina di giurisprudenza, poi negli anni ’90 all’Istituto Europeo. E successivamente in tante delle occasioni legate ai nostri comuni interessi. In comune, infatti, avevamo non solo la disciplina, il diritto costituzionale, ma la particolare attenzione alle forme di governo; in più, la passione politica.

Gli anni fiorentini mi hanno lasciato il ricordo non solo del professore, ma anche del sovrintendente del Maggio musicale. In entrambi i ruoli emergevano le tre qualità che in lui si univano come in pochi altri: la signorilità, la gentilezza, l’autorevolezza.

Furono queste qualità che gli permisero, negli ultimi anni della sua vita, di coordinare con successo, e non era facile, il lavoro di diecine di colleghi volto a celebrare il centesimo anniversario dalla nascita di due grandi italiani a cui era legato, Paolo Barile e Carlo Azeglio Ciampi.

Nel primo io fui coinvolto solo alla fine, partecipando al convegno conclusivo e quindi al volume, pubblicato nel 2019, “Il potere e le libertà. Il percorso di un costituzionalista”.

Nel secondo ebbi un ruolo più continuativo e ammirai davvero la sua capacità di coinvolgere in più seminari di discussione  e poi di seguire le tante e pluri-impegnate personalità che parteciparono all’opera, uscita nel 2021 in due volumi col titolo “Carlo Azeglio Ciampi, 1920 2020”.

Eppure, era già malato e si veniva aggravando.

Dette anche, in ragione di ciò, una prova di coraggio.

Lo stesso coraggio che continuava a manifestare come studioso e che emerge nel suo stesso contributo all’ultima opera, quella su Ciampi: coraggio nel sottolineare la continuità fra i governi Amato e Ciampi, contrastando così la vulgata a lungo radicata a sinistra, secondo cui ci sarebbe stata  fra i due la cesura fra il vecchio (un governo di pentapartito)  e il nuovo (un governo sostenuto dal partito ex comunista); e coraggio non minore  nella critica, documentata e serrata, delle dimissioni, accettate ma mai effettivamente date, del governo Ciampi. Questo era Stefano. Non sono molti quelli che lasciano di sé un ricordo come il suo, e che destano in chi li ricorda un sentimento raro quando è rivolto a persone scomparse. La nostalgia.

Francesca Grassi mi manda l’ultima fotografia fatta in una occasione di iniziativa comune, intitolandola “i due Stefani”, e non trovo posto migliore che questo per condividerla.

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