Dopo i mondiali di calcio: nazionalisti o globalisti?

Ho visto la manifestazione oceanica trasmessa in diretta dalla piazza “reale” di Bruxelles attraverso la piazza “virtuale” di Facebook di festeggiamento per il terzo posto della squadra belga.

https://www.facebook.com/RTBFSport/videos/10157740704153916/UzpfSTU0NTI3MTE1OToxMDE1NTQyNjY0MzA1NjE2MA/

Una domanda naturale si ripropone: grazie al calcio, insomma, siamo tutti più globalisti o più nazionalisti?

Potrebbero essere scomodate molte teorie. Ed è giusto che la sociologia ci lavori su. Leggeremo.

Ma intanto entrambe le risposte sembrano vere.

Tutti – residenti e immigrati – vogliono appartenere a qualcosa che esprima un “successo”.

Come è stato a Milano, dopo quasi due secoli di immigrazioni, quando l’etica del lavoro ha livellato gli autoctoni e gli immigrati, fino a rovesciare l’attaccamento identitario, soprattutto sostenuto da questi ultimi (il modello Abatantuono) nel segnalare che il “successo” della città l’avevano prodotto tutti insieme e tutti insieme volevano appartenere a quel cambiamento.

Questo avviene dappertutto. Neri e meticci alzano a Bruxelles voci che rianimano l’identità belga, apparentemente sfiorita dietro alle separazioni tra fiamminghi e valloni e che ha quasi portato alla neutralizzazione dello Stato e tempo fa addirittura all’impossibilità di formare un governo.

Ma al tempo stesso nei giocatori che vengono da famiglie africane, arabe, turche, eccetera, si legge un legame oggi non dichiarato ma impresso nella metabolizzazione emozionale, che li rende uguali e diversi, platealmente, che li lascia uguali e diversi, che rende evidente a tutti (e soprattutto a chi crede solo nella rappresentazione nazionalista e sovranista di una Nazione e di un Popolo) che essi sono uguali e diversi.

Ma dal momento che quella diversità è parte importante del successo,  il negoziato culturale che si apre diventa  delicato, complesso, interessante.

Qui l’Europa mi pare che debba e possa lavorare politicamente all’opportunità. Senza cadere nella retorica della vecchia sinistra terzomondista, ma neanche immaginando che il vecchio ordine etnico-gerarchico passata la festa si ripristini paro-paro.

 

 

Una signora che si firma Pat Lugo, nata a Udine, DAMS Bologna, libera consulente, sposata con Marco Loprieno, residente a Bruxelles, ha letto questa nota (attraverso Luca Beltrami Gadola) e ha replicato su FB (pagina pubblica di Stefano Rolando) facendo queste riflessioni (15.7.2018 h.17.30).

 

Interessante riflessione, che però meriterebbe qualche ulteriore considerazione immediata (anche prima dell’analisi approfondita di sociologi etc.). 🤔 Vivo a BXL da oltre vent’anni e, al netto delle evidenti contraddizioni sotto agli occhi di tutti, mi sembra di poter dire che è esattamente a causa di queste stesse contraddizioni che i Belgi sono i meglio attrezzati in Europa per fronteggiare le complessità della contemporaneità. 👏 Mi spiego: nascono e crescono con la frontiera in testa (linguistica, ma non solo). Non c’è un solo momento nella loro vita in cui non si debbano confrontare con il limite/opportunità del non essere unici ‘in casa propria’ (per adottare un lessico salviniano). Al contrario, sono in costante modalità negoziale con l’altro/l’altra comunità.🤨 Questo dà luogo, da una parte, a un’architettura istituzionale che rasenta la pura follia (almeno dal punto di vista di un’expat come me): 5 parlamenti, linee di budget separate tra le 3 comunità (fiamminghi, valloni e minoranza germanofona) per tutte o quasi tutte le attività: dalla cultura all’educazione, dall’informazione alla giustizia… 😮 Dall’altra – non sempre consapevolmente – l’incertezza data da questo negoziato permanente si traduce in una sorta di training salutare (forse per questo è stato possibile amministrare la cosa pubblica per oltre un anno e mezzo SENZA un governo) 😮 e un certo distacco divertito… Raramente si prendono troppo sul serio, sono spesso autoironici (dal cinema alla letteratura ve ne è ampia testimonianza)… 😎 Persino nel calcio, come si è visto ieri, la festa per il 3° posto si è declinata in chiave di un orgoglio ecumenico, unificatore, più che nazionalista: sulla Grande Place tutte le comunità – autoctone e non – festeggiavano unitissime. 😍Insomma, qui la deriva sovranista mi sembra più complicata, persino tra gli xenofobi dell’N-V-A…🤔 La satira, cmq, ha approfittato largamente della Coppa del Mondo per sbugiardare il Théo locale, beccandolo sull’ottusità di certe chiusure, vista la comune fede calcistica, ahah! 🤣 In Italia, qualcun altro è volato a Mosca per gufare la Francia in chiave sovranista… 😡 già finito l’idillio con Marine? 🤔

 

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