Iniziativa dell’UCSI per far parlare i candidati (e con i candidati) al CdA RAI. Breve commento e la scaletta (come era progettata) del mio intervento.

 

 

In treno da Roma a Milano, 16.7.2018, sera) – Mentre con velocità giornalistica Key4Biz dà questa sera notizia che il popolo della piattaforma Rousseau martedì 17 luglio (cioè domani) voterà cinque candidati prescelti dal Movimento Cinquestelle – né troppo giovani né troppo anziani; né troppo noti né troppo misteriosi; né troppo reputati né troppo stravaganti; né carichi di storie, né privi di qualche nesso; insomma a misura di una RAI-IKEA – così da indicare ai loro parlamentari la gerarchia delle inclinazioni della “rete”, la storica UCSI (che associa da decenni giornalisti di ispirazione cattolica,  presieduta da Flaminio Piccoli nel dopo-riforma della Rai degli anni ’70, poi affrancatasi da stretti collateralismi) ha avuto il coraggio di invitare tutti i candidati al CdA della Rai (raggiungibili) a discutere  insieme ad altri operatori (per lo più della Rai o già della Rai, con la moderazione di Andrea Melodia, al centro della piccola fotografia) attorno a ciò che passa per la testa di certa gente quando avverte il senso civico di mettersi a disposizione di un passaggio storico della vita del servizio pubblico radiotelevisivo. 

Perché storico? Perché lo scontro tra appartenenze e competenze è dichiarato (pur come tante altre volte) al centro degli indirizzi parlamentari sulla governance e nessuno sa oggi o può dire se prevarrà il coraggio o l’ipocrisia; nessuno sa oggi o può dire se siamo alla vigilia di un rilancio o di un affondamento; nessuno sa oggi o può dire se il cambiamento porterà sintonia con una società italiana più azionista della Rai oppure con un piratesco assalto di nuovi lottizzatori travestiti da candidati mascherati. 

Se avverrà in un modo sarà un passaggio storico. E se avverrà, al contrario, nell’altro modo sarà ugualmente un passaggio storico. 

Nessun giudizio è dunque ora possibile sui cinque dignitosi è sostanzialmente sconosciuti  operatori che aspettano il verdetto della rete, tenuto conto che nessuno di loro ha accolto l’invito di una storica associazione con le radici nella prima Repubblica per fare un po’ di conoscenze al di là della partita che stanno giocando. 

Per la verità non ha superato il 5% degli “aventi diritto” quel parterre  della via in Lucina, dietro al Parlamento, dove nelle viscere conventuali della famosa Chiesa che si apre sulla parallela piazza, si è fatta “una certa” ascoltando – per dirla con uno di loro, Beppe Sangiorgi – una sequenza di discorsi di passioni non sopite di difensori  (chi più tecnico, chi più sociale, chi più radicale, chi più disilluso, nel caso una donna con un interessante profilo di carriera), di una Rai metafora di un punto di equilibrio europeo del fare televisione diciamo così valoriale. 

Sono venuto apposta a Roma per non far mancare il mio modesto contributo alla formazione di quel 5%. Ricordando, all’inizio del breve intervento, che lasciando volontariamente la Rai, dove mi ero formato  come dirigente d’azienda nella prima metà degli anni ’80, per affrontare altre esperienze nelle istituzioni, poi in altre imprese delle comunicazioni e poi nel sistema universitario, avvertii il dolore di un braccio tagliato, ma conquistai il diritto, che la comunità professionale della Rai allora per lo più si negava, come credo ancora oggi in buona parte si neghi, di parlare nella vita anche di altro oltre che di Rai. 

A buoni conti, la succinta riduzione a braccio di una noterella, che aveva una sua piccola progettazione, può avere reso un po’ evaporate le mie intenzioni. E sempre per onor di firma, nell’immaginazione che questa scelta del Parlamento avvenga, malgrado la piccola coraggiosa intenzione dell’UCSI, in un sostanziale cono d’ombra delle conoscenze, pubblico nei miei personali coni d’ombra la scaletta degli argomenti che avevo predisposto. A futura memoria. 

SR

 

 

LA SCALETTA

Argomenti intenzionali

per una breve esposizione nell’ambito dell’iniziativa promossa a Roma da UCSI il 16.7.2018

 

Penso che un argomento di cornice generale dovrebbe essere costituito dal ruolo fondativo del servizio pubblico radiotelevisivo nell’ambito dell’etica pubblica delle comunicazioni.

Oggi – ma  come sempre del resto – esso è da configurare:

  • sia nel quadro della non acquiescenza alle tendenze propagandistiche della comunicazione politica (di ogni tendenza e certo non limitato alla contingenza) ;
  • sia nel quadro del contrasto alle fakenews originate (a livello nazionale e internazionale) da interessi viziati sia politici che economici.

I due principali fattori che debbono poi ricombinarsi negli orientamenti di fondo della Rai nel triennio 2018-2021 riguardano le strategie vocazionali e le strategie competitive.

  • Le strategie competitive andranno regolate da una immediata ricognizione della mappa dei soggetti nazionali e internazionali che stanno intercettando il cambiamento della domanda e, con metodo, stabilendo piani competitivi globali e mirati. Con annessa focalizzazione sulle strategie formative degli ambiti di responsabilità interne mirate a questo quadro operativo. Non sarà sufficiente indicare il recupero delle quote di mercato (e in particolare del possibile recupero della crisi di fruizione delle fasce giovanili) ma un vero e proprio riposizionamento che tenga conto dell’intera matrice socio-anagrafica e dell’articolazione tecnologica delle fruizioni.
  • Le strategie vocazionali (rapporti di coerenza con dipendenti, comunità professionale, fruitori, istituzioni, rete di imprese e società italiana) potrebbero utilizzare come paradigmi generali i punti qui di seguito indicati (uniti ad altri individuati in un dibattito che appare ora spento).
  1. Una ragione costituzionale – Cosa si deve intendere modernamente e principalmente per unità nazionale? Tema della “massa critica narrativa” verso la fruizione interna e tema del ruolo strategico del territorio non ghettizzato nell’autorappresentazione.
  2. Una prima ragione geopolitica – Riqualificare lo scambio produttivo e distributivo con l’Europa rilanciandoci come soggetto produttivo di area sovrannazionale (anche nei poli produttivi di Milano e Napoli) e passando nei rapporti con l’Europa audiovisiva dalla rappresentanza alla sinergia produttiva (utilizzare un canale per acquisizioni e partecipazioni internazionali).
  3. Una seconda ragione geopolitica – Risolvere il problema della estrema sottovalutazione della diaspora italiana nel mondo sviluppando finalmente la rappresentazione dei suoi caratteri.
  4. Una ragione sociale – L’altra faccia della medaglia di questo approccio è rappresentata dal contributo al racconto del nesso con i paesi di maggiore fonte migratoria per l’Italia (come i grandi paesi europei hanno fatto negli ultimi cinquant’anni), per noi leva di facilitazione dei processi di coesione.
  5. Una ragione industrialeLa crossmedialità obbliga a modificare processi produttivi e pedagogia della fruizione programmando le ricadute di interesse per l’azienda e per il paese.
  6. Una ragione culturale – Riposizionare il rapporto con le lingue, con la predisposizione allo studio delle materie scientifiche e con le stimolazioni di accesso alla conoscenza in forma programmata e valutabile.
  7. Una seconda ragione culturale nei nuovi processi di alfabetizzazione – Aprire un tavolo di concertazione strategica con il sistema della scuola italiana, al di là delle produzioni di servizio, ma nel quadro delle strategie di fondo per i processi di nuova alfabetizzazione dei giovani e delle generazioni con gravi carenze cognitive.
  8. Una missione di promozione del civismo – Innestare e accompagnare processi ed esperienze di democrazia partecipativa per spostare equilibri di etica pubblica dall’egocentrismo alla comunicazione di pubblica utilità.
  9. Una nuova cultura delle relazioni istituzionali – Per il sostegno al riorentamento di leggi di sistema nell’ambito delle comunicazioni superando la divisione ripiegata sulle rendite di posizione.
  10. Una politica del personale – Amministrativo, creativo e giornalistico con stabile sostituzione del turnover sulla base di concorsi comprendenti anche soglie di idoneità.

 

Stefano Rolando

I documenti della presentazione di candidatura al link http://stefanorolando.it/?p=758

 

 

Key4biz (per la penna di Angelo Zaccone Teodosi) ha raccontato in dettaglio l’incontro promosso ieri a Roma con i candidati al CdA Rai che hanno accettato l’invito di tre associazioni (Adp Rai, Infocivica e UCSI) di confrontarsi (sentiment civile e spunti aziendali).

ilprincipenudo. Cda Rai, chi c’era e cosa si è detto nell’unico incontro pubblico tra i candidati

 

1 thought on “Iniziativa dell’UCSI per far parlare i candidati (e con i candidati) al CdA RAI. Breve commento e la scaletta (come era progettata) del mio intervento.”

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