Le città in Europa controcanto comunicativo ai propri stati

Lettera da Le Havre in occasione di Cap Com, Forum-Salone della comunicazione territoriale e urbana francese.

(su Linkiesta, 7 dicembre 2017 – http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2017/12/07/le-citta-in-europa-controcanto-comunicativo-ai-propri-stati/26356/)

Stefano Rolando

Le Havre, 7 dicembre 2017 – L’anziano tassista che mi porta dalla stazione verso il centro, dietro l’ Hotel de Ville, nella zona commerciale, tra Perrey e Saint Francois, mi dice che gli inglesi hanno bombardato Le Havre anche dopo che i tedeschi se ne erano andati, tanto per sistemare meglio il futuro rapporto tra i porti concorrenti nella Manica. Gli dico che anche Milano ha conosciuto i bombardamenti inglesi che premevano su Roma per ottenere l’ armistizio unilaterale da parte italiana. Lui dice “rasa al suolo al 70%”, io non mi metto nella disputa, ma vedendo l’accostamento di case ottocento o primo novecento con palazzine moderne, riconosco la logica della ricostruzione “rapida” che per definizione non può essere filologica che fu appunto quella di Milano.

Rilevante la riorganizzazione commerciale e civile dei Docs, un grande spazio con numerosi bacini d’acqua interni, che sta al cuore della dimensione portuale della città che costeggia la foce della Senna. Qui dentro – scelta conclusiva degli eventi per il cinquecentenario della città – si svolge l’ annuale Cap Com, Forum-Salone dei comunicatori territoriali francesi. Francia profonda, provinciale e sdrammatizzata, giovanile e senza cravatta, che permette a un trentenne di essere capo di qualcosa, direttore di qualcosa, di dare del tu a colleghi e superiori, di non tirarsela anche se sei tu il premiato dell’anno.

La rassegna dei prodotti assomiglia a questa generazione. Non c’è ne’ aggressività ne’ ideologia. La politica come sempre conta negli indirizzi e nelle scelte ma l’ autonomia creativa si sente rispettata. A me – che intervengo alla Remise de Prix al termine dell’ evento – tocca premiare la direzione comunicazione della città di Nancy, stesse dimensioni di Le Havre, verso l’est, città gemellata a Padova, settecentesca con un centro storico patrimonio Unesco.

Nancy prevale nel settore della “comunicazione istituzionale” con un documento di rendicontazione dell’ascolto della città in materia di progettazione a medio termine. Semplice e leggibile la sintesi dei dati, alla portata di tutti. Ma dietro c’è un robusto lavoro di ascolto di cittadini, imprenditori, operatori. Metodo Macron. L’intervistato ritrova la sua opinione nei più semplici documenti prodotti dalla comunicazione pubblica. In questo caso il direttore della com non è un trentenne, e’ nato in Francia nel ’62, figlio di emigrati italiani, dal Friuli, del primissimo dopoguerra. Fabio Purino e’ contento per il riconoscimento che gli viene da un italiano e così ci scambiamo qualche parola a fine cerimonia. Si unisce anche Jean Blaise, temprato e famoso regista e animatore culturale, presidente della giuria di Cap Com. A entrambi chiedo come mai in tutta questa rassegna, settore per settore, non c’è traccia della tensione provocata in Francia, da Parigi a Nizza, dal terrorismo. Blaise spiega che potrebbe sembrare “rimozione politica”, in realtà è una tendenza di fondo che nasce nella Francia laica di quasi tutti i territori, di non modificare niente dello stile di vita francese come il terrorismo di matrice fanatico-religiosa avrebbe voluto imporre. Purino dice che naturalmente il tema della sicurezza e’ diventato in tutto il territorio nazionale e nelle città in particolare il punto focale delle iniziative e dei budget. “Ma senza produrre ne’ allarmismo ne’ sensazionalismo, dunque concentrato sulle misure di contrasto non sulla comunicazione”.

E con i capi di Cap Com la conversazione si sposta sul rapporto negli indirizzi della comunicazione pubblica degli Stati e quelli degli operatori territoriali e urbani. “Il protagonismo professionale – dice Dominique Megard , fondatrice e animatrice formativa dell’organizzazione – si è nettamente spostato sul livello territoriale, perché è stimolato dalla domanda continua dei cittadini e quindi tende a stare su un oggetto reale e corrispondente a bisogni”. E Bernard Deljarrie, consigliere delegato di Cap Com, ritrova in questo ambito professionale e creativo una metafora della risposta di base dei francesi alla dinamica tradizionalmente verticale, solenne, parigina, dello Stato centrale (ancora largamente centralizzato).

Sono qui a Le Havre (come e’ già avvenuto in passate edizioni) in rappresentanza del Club di Venezia, che presiedo e che quest’anno è arrivato a 31 anni di iniziativa. E così il discorso va verso la necessità di un dialogo a dimensione europea proprio tra questi due livelli di esperienza, quella nazionale e quella territoriale. Argomento che avevo già sollevato proprio a Venezia a metà novembre, presente ai lavori il sottosegretario alle Politiche europee del governo italiano Sandro Gozi, immaginando una iniziativa proprio in collaborazione con Cap Com. E la risposta positiva arriva ora, scegliendo l’ occasione del trentennale di Cap Com che nel 2018, a dicembre, sara’ a Lione. Una delle ormai tante città europee che si caratterizza per una comunicazione vivace all’ insegna di una politica attenta alla identita’ competitiva, alla politica di brand e quindi ad una attrattivita’ turistico-culturale che in ogni paese deve vedere necessariamente più convergenti Stati e Territori.

I due premi più importanti della giuria di quest’anno, nell’edizione di Le Havre, sono andati proprio in questa direzione. Uno all’università di Strasburgo (che è per definizione un’istituzione urbana con dimensione nazionale e sguardo al mondo) per l’importanza dell’accompagnamento critico delle esperienze di comunicazione pubblica. L’ altro al territorio della Bretagna per una bellissima campagna di promozione turistica in sostanza rivolta con simpatica (e interessata) critica ai parigini per il loro modo intossicato di vivere: “Passez all’ Ouest”.

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