Il prima e il dopo della storia. Opinabilità e retroscena.

Cristoforo Colombo (1451-1506)

Niccolò Machiavelli (1469-1527)

Galileo Galilei (1564-1642)

Dal Gabinetto Viessieux di Firenze un clamoroso ritrovamento.

Che è al vaglio degli studiosi ma anche del ministro Sangiuliano , che pare abbia assicurato il raddoppio del finanziamento di Stato agli istituti culturali più reputati d’Italia per coloro che comprovino che i grandi della storia e del pensiero aiutano “a priori” ma anche “a posteriori” gli ardimentosi. Sarebbe questa una caratteristica del genio italico, che avrebbe dunque  molte testimonianze da portare a galla.

La questione che è oggi sul tavolo del ministro riguarda Nicolò Machiavelli, il fiorentinissimo autore del Principe, ovvero Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, vissuto tra il 1469 e il 1527.

L’istruttoria rende tuttavia più complicata la questione.

Nel 1502 Cesare Borgia, che mirava ad assoggettare Firenze, in razzie fatte in Toscana nella sua espansione, si impossessò dello studio (finora inedito) che il Machiavelli intitolò “Del modo di aggirare li venti e le maree, per iscoprire mondi inaspettati”.

Il perfido Borgia fece tenere in custodia – perché se ne istruisse insieme ad altri documenti – questo testo a Piero de’Medici, messo a capo della missione militare espansiva, fin dalla conquista di Arezzo. Il Vissieux documenta ora che questo carteggio finì nella mani della famiglia Ammannati, della quale era parte Giulia Ammannati, la madre di Galileo Galilei (nato a Pisa nel 1564).

Sarebbe dunque provato che i racconti di Cristoforo Colombo influenzarono gli studi del Machiavelli e attraverso il Borgia finirono a Galileo.

Ma si aprirebbe ora la questione del perché il ministro Sangiuliano abbia riscritto questa tortuosa storia al contrario: cioè, da Galileo a Colombo. C’è chi propende per l’eccesso di impegni. C’è chi propende per una disattenzione della segreteria. Ma la questione ha avuto un suo approfondimento appunto al Gabinetto Vissieux grazie alla meticolosa ricostruzione del prof. Talarico Occhipinti che ne ha parlato sabato 22 giugno al seminario “Stranezze della Storia”.

Avrebbe sostenuto il ricercatore che dall’età di Leonardo da Vinci la scrittura politica e diplomatica  fiorentina, nel quadro torbido dei tempi, avesse preso l’uso frequente di scrivere in forma leonardesca da destra a sinistra – non come in uso da sinistra a destra – cosa che ha prodotto più volte il ribaltamento delle date della storia e il trasferimento delle gesta degli antenati agli eredi e viceversa.

Questo dunque – attorno a una rilettura dei rapporti tra destra e sinistra –  l’aggiornamento della complessa vicenda, entrata, come stiamo raccontando, nell’agenda della ricerca scientifica italiana. E nella morbosa curiosità dei giornalisti, che aspettano rivelazioni ma non studiano la storia. Oggi, per esempio, dicono che ci sarebbe un errore di stampa. Voleva dire Tolomeo, non Galileo.

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