La comunicazione in Europa: più città, più cittadini, più imprese

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Rivista italiana di comunicazione pubblica

Pubblicato da Stefano Rolando23 novembre

Club di Venezia
Venezia 23-24 novembre 2017
Sala delle Colonne, Fondazione Biennale di Venezia

Opening statement
Stefano Rolando
Presidente del CdV

Caro Sottosegretario di Stato, caro Sandro Gozi,
cari Colleghi e Amici,
in apertura di questa sessione, nel 31° anno di vita del CdV, di nuovo a Venezia città con cui confermiamo il nostro “patto” di riceverci nella sua internazionalità, nel suo appartenere a diverse culture e diverse sensibilità dell’Europa, antica Serenissima aperta ai mari e al mondo, moderna capitale della mobilità turistica e culturale, metafora del tema della salvaguardia del nostro patrimonio – quello culturale materiale e simbolico – e nodo di molte relazioni est-ovest e nord-sud che costituiscono gli scorrimenti di un’Europa a volte veloci, a volte lenti, a volti funzionanti, a volte in difficile comunicazione.

Quest’anno abbiamo un programma denso e con molti contributi.
Devo per primo dare il buon esempio e limitare il mio saluto a pochi concetti.
Ecco le tre cose che vorrei proporvi a cornice di una discussione sulle “scommesse oggi della comunicazione pubblica in Europa”.

1. Il primo tema deriva proprio da una considerazione sulle città. Il CdV nasce e si sviluppa come raccordo della comunicazione istituzionale degli stati membri dell’Unione; e come luogo informale di dialogo tra le dinamiche nazionali e quelle delle istituzioni comuni ovvero le ormai numerose realtà che articolano la governance europea. Resteremo legati a questa formula perché essa contiene elementi di forza dell’attuale Europa e alcuni aspetti oggi conflittuali che cercano soluzioni, tra cui quella comunicativa costituisce il nostro tema. Tuttavia cresce il pensiero sul ruolo delle città, che raccolgono le maggiori energie identitarie e attrattive, quindi di racconto e di attrattività di cui oggi l’Europa dispone in una chiave antica e modernissima. Il rapporto con le città riguarda moltissimi temi del nostro lavoro: la politica degli eventi, la produzione della conoscenza, la sperimentazione delle nuove forme di integrazione e di multietnia, i luoghi della vita e purtroppo del rischio, il centro dei sentimenti dell’arte, dello sport, dello spettacolo. La comunicazione europea oggi non può confinare la questione delle città e dei territori come problema “locale”. Presa nell’insieme essa è una rappresentazione potente della specificità della nostra identità europea che i giovani – molto coinvolti nella mobilità – riconoscono come ambiti di un patrimonio comune che appartiene loro. Noi non ne abbiamo mai discusso a fondo. E nel 2018, “Anno europeo del patrimonio culturale” largamente custodito nelle mostre città, propongo che lo si faccia.

2. Il secondo tema riguarda la problematica della cittadinanza, in un momento in cui la vicenda migratoria sta ponendo nuovi elementi, in parte acutizzando conflitti, ma anche aprendo opportunità. Lo sforzo delle istituzioni UE – e in particolare della Commissione – di costruire una politica sulle convenzioni attorno al protagonismo dei cittadini mi pare fermo. Diciamo declinante. Ma alcuni paesi sembrano invece rilanciare questo strumento – che ebbe il primo serio impulso nel vertice europeo di Milano del 1985 e poi nel Trattato di Lisbona – e mi riferisco in particolare alla Francia per iniziativa recente del presidente Macron. Nel pregevole numero di Convergences che si deve all’impegno e alla dedizione di Vincenzo e Philippe, mi sono permesso di dedicare al tema del protagonismo dei cittadini il mio contributo, a cui rimando senza farvi perdere tempo qui.
Incoraggiati da dati demoscopici (Parlameter 2017) un po’ più ottimistici, credo che dobbiamo provare a immaginare che il destino dell’Europa – soprattutto il destino politico dell’Europa – non sia una materia delegata dai cittadini; che se pensano al loro Comune di appartenenza si sentono azionisti, se pensano al loro Stato si sentono abbastanza azionisti, se pensano all’Europa dimostrano di privilegiare la delega oppure la protesta. La protesta è legittima soprattutto se la delega è sostituita da un pensiero responsabile. Questo è un filone comunicativo importante, perché in realtà continua ad essere più declamatorio che sfidante. E in questo contesto il nostro ruolo di comunicatori pubblici quali “trait d’union” tra le autorità politiche e i cittadini continuerà ad essere determinante.

3. Il terzo tema riguarda l’impresa. Essa produce lavoro, essa genera consumi, essa genera innovazione. Quando le istituzioni ragionano insieme alle imprese, quando fanno piani condivisi, quando si sforzano di leggere insieme il percorso dal passato al futuro, noi parliamo di “sistema paese”. E quando diciamo “fare sistema” diciamo una condizione ormai essenziale per tutti di affrontare i rischi e le scommesse. Vorrei che nel 2018 uno dei nostri incontri fosse di dialogo tra comunicazione istituzionale e comunicazione di impresa, magari con due squadre in dialogo, per i paesi che ci stanno a mettere in campo persone che ragionano su questo tema. E’ finita l’epoca della contrapposizione. Siamo in tutto il mondo dentro al tema della “convergenza”. Ma il nostro tavolo lo devo mostrare. E su questo quindi vi invito a fare una proposta organizzativa per il prossimo anno.

Certamente Sandro Gozi ricorderà meglio di me l’agenda politica aperta e che guarda al 2018.

 

Certamente molti di voi metteranno sul tavolo, come sempre, opinioni oneste e diverse.Credo che il CdV debba fare uno sforzo per immaginare la prospettiva e non solo per descrivere l’attualità.Buon meeting a tutti. Grazie a voi e ai traduttori. E grazie a Venezia.

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