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Il Libro

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  Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per poterli esprimere. Mostrati ai tuoi amici e sarai amato per quanto meriti.” (Gabriel García Márquez)

 
Prefazione

FATEMI DIRE
Prima di entrare nelle pagine di questo libro, fatemi dire. Fatemi fare un atto di correttezza. Per non indurre in tentazione. E neppure per dovere poi, con parole in fuga, correre dietro a smarrimenti o a delusioni. Fra poco, nell’introduzione, spiegherò meglio titolo e sottotitolo. Vorrei proporre l’idea che una generazione (sono del ’48 e nel 2008 passo un traguardo di tappa, ma per “generazione” si intende i “nati dopo la guerra”, almeno entro i primi degli anni cinquanta) possa fare un bilancio di se stessa, proprio quando l’intero paese di bilanci ne fa parecchi. Innanzi tutto quello dei sessant’anni della Costituzione, quello dei quarant’anni del ’68 e quello dei vent’anni della perestroika che avviò l’anno dopo in Europa la fine del comunismo. Oltre ai settant’anni dalle “leggi razziali”, ai cinquant’anni dal pontificato di papa Giovanni; ai trent’anni da tante cose (il ritorno della Spagna alla democrazia, il “caso Moro”,l’avvio del pontificato di Giovanni Paolo II e della presidenza Pertini). E ad abundantiam, ai dieci anni dal primo governo di un postcomunista, Massimo D’Alema. Per i cultori dell’antipolitica ricordo che fu lo stesso anno in cui Marco Pantani vinse sia il Giro che il Tour.

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Scheda

Il libro – che l’autore definisce di giornalismo di ricerca – propone un percorso di vita e di scrittura concepito come testimonianza generazionale in ordine alla partecipazione a temi significativi del nostro tempo. La formazione, la politica,  il cambiamento degli scenari mondiali e nazionali, la questione dell’identità italiana, i diritti collettivi e individuali, il ruolo dell’informazione, della cultura e della comunicazione, le responsabilità della classe dirigente.
Un percorso sollecitato dalla concentrazione nell’anno 2008 di tante scadenze e ricorrenze (che stanno appunto occupando i media italiani e internazionali) che riaprono dibattiti e, in fondo, una discussione sul modo di trattare la memoria del passato prossimo.
Sono centotrentacinque brani in forma diversa (articoli, brevi saggi, colloqui, pagine di annotazione inedita e personale, racconti). Essi appartengono all’esperienza collaterale (di tipo prevalentemente giornalistico e divulgatorio, più che alla stretta esperienza professionale, manageriale e istituzionale condotta) di qualcuno che – definendosi  “né leader né gregario, né ribelle né reazionario” – ha avuto responsabilità in aziende e in istituzioni, ha conosciuto anche da vicino rilevanti personalità, ha cercato di intercettare fin dalla più giovane età il rapporto tra gli eventi e il diritto di critica e comunque sempre il diritto di opinione.

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