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Umberto Eco (Alessandria 5 gennaio 1932, Milano 19 febbraio 2016)

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Linkiesta, 21 febbraio 2016

Umberto Eco e lo Stellone
Attrazione per il locus e conoscenza del globus nel panorama culturale di Umberto Eco. Ma anche un rapporto attento alla Nazione.
 
 
 
Stefano Rolando
 
Le legittime e preziose paginate di molti giornali italiani per la scomparsa di Umberto Eco – a coronamento di tanto, ma anche deprivandoci di altro – sono carichi dei suoi “luoghi” in una cornice globale, che è quella della sua creatività, in cui si staglia, come ricorda Vittorio Sgarbi, il vasto sapere di un umanista occidentale.
A Milano, la città assume un contorno molto forte di memoria vivente di un illustre “milanese adottivo”, per il quale il Consiglio comunale decreterà certamente l’ingresso nel Famedio. Così anche il “suo” Piemonte originario lo ricorda (a buon diritto per il tanto Piemonte che c’è in parte dei suoi libri) e così anche Bologna ricorda la sua centralità accademica innovativa (con Il Dams e con il pionieristico “prodotto” teorico-professionale in materia di editoria che era il suo master).
 
Ma lo sguardo testimoniale di chi scrive vorrebbe qui – almeno per gli anni che precedono il berlusconismo, argomento non secondario di una certa refrattarietà di Eco da Roma – cogliere il senso di “essere italiano” per un italiano diventato e rimasto a lungo icona internazionale, appunto in rappresentanza dell’Italia.
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Sergio Ristuccia (5 gennaio 2015)
E' scomparso questa mattina Roma Sergio Ristuccia.
Aveva recentemente festeggiato i suoi 80 anni e aveva già respinto due assalti di un insidioso tumore. Il terzo è stato fatale. 
Un intellettuale laico che comprendeva il nesso tra istituzioni e imprese. Fu segretario generale della Fondazione Olivetti. E fu segretario generale della Corte dei Conti. A lungo presidente del Consiglio italiano delle Scienze sociali.
Ci siamo conosciuti alla fine degli anni settanta nella stanza di Massimo Fichera, allora vicedirettore generale della Rai.
E siamo rimasti serenamente amici fino ad oggi.
Non l'ho mai visto "contro". Mi ha scritto continui messaggi affettuosi durante una simbolica campagna fatta nel 2010 nelle liste radicali in Lombardia per protestare contro lo scempio delle istituzioni.
Ha diretto una bella rivista che si chiama appunto "Queste Istituzioni" per mantenere una tradizione impossibile: quella delle riforme (progettate, dette, raccontate, pubblicate, combattute) delle nostre istituzioni.
Costretto alla fine all'on line. Ma senza rinunciare alla vastità delle riflessioni e delle proposte.
Lo ricordo ripubblicando (dai Quaderni della Fondazione Olivetti) questo dialogo a tre (lui, Stefano Sepe e io) al ForumPA del 2009 per presentare la sua biografia di Adriano Olivetti. Un bellissimo libro.
 
 
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Per Giampiero Spagnolo (20 novembre 2014)
Stefano Rolando per Giampiero Spagnolo
Milano, Cimitero di Lambrate – Sala multiconfessionale e per riti laici, 20 novembre 2014
 
Innanzi tutto un grande abbraccio a Giampiero e a tutti i suoi cari.
Francesco mi chiede di parlare e lo faccio con il pensiero a quasi tutta la nostra vita.
Quando eravamo giovani, anzi giovanissimi, il nostro stacco generazionale era marcato, una “generazione” di liceali ci divideva, lui era uscito, io entravo. Anche se era lo stesso liceo.
Poi, nella vita,  quello stacco si è rapidamente e facilmente ricomposto. Stesse appartenenze, stesse passioni, stessi riferimenti, comuni dibattiti con le polemiche e le convergenze di cui siamo stati capaci. E alla lunga queste storie si vedono con il cannocchiale rovesciato. Perché altri sentimenti crescono. Quelli della memoria, quelli degli affetti familiari, quelli dei cambiamenti.
Il nostro sguardo si fa benevolo verso la nostra gioventù, ed è importante che non diventi rancoroso con il presente. E Giampiero ha avuto molte cose buone per conservare la sua serenità.
Infatti ha avuto molti riferimenti morali, civili e affettivi. Mi viene in mente ora, direi per primo, suo padre, una figura eretta, un uomo con la schiena dritta, un vecchio socialista. Ma naturalmente tutti i suoi. Poi è stato un grande riferimento – come lo è stato per me – la famiglia Acht. E poi – fatemelo dire – il suo liceo. E ben inteso il suo modo di “sentire” eticamente la professione di architetto. La sua città. Molti amici, molti dei quali non mancano oggi all’appuntamento. Ma certamente la sua di famiglia, sua moglie Paola, i suoi figli Francesco e Valentina, il suo e le sue nipoti, Ariel, Emma e Bianca.  Tutto ciò – malgrado gli acciacchi di salute che ci hanno preoccupato nel corso degli ultimi anni e malgrado i capelli bianchissimi da tempo – gli ha conservato fino ad oggi quell’aria da eterno ragazzo che le foto ci mostrano.
Se penso ora a questi snodi – persone, immagini, situazioni – dico anche che tutta la nostra vita pare lunga e piena,  ma essa è anche solo un fazzoletto. Ho sentito in questi giorni il commento di un matematico alla radio, che parlava dell’impresa della navicella spaziale in arrivo a una lontana cometa e per la prima volta ho sentito un dato che non conoscevo, la stima convenzionale nella scienza sulla durata dell’universo. 14 miliardi di anni. Anche se poi magari Margherita Hack ci direbbe che questo riguarda un universo perché forse ce ne sono un altro e poi un altro e poi un altro. Ecco che allora davvero la nostra vita ci pare ancora di più un lampo. Un lampo beve.
E allora questi momenti di commiato – pur se nel caso, davvero, c’è stato uno strappo prematuro – si possono fare solo se non li pensiamo come una patologia, ma come una fisiologia. Tutto passa e passa presto. Anche se il pensiero di chi perde un padre, un marito, un fratello, un amico fatica ad accettare questa fisiologia.
E il commiato ci fa riandare a tutte le pagine della memoria e del ricordo di chi salutiamo. Pagine che teniamo in evidenza, quasi in mano. Per renderci possibile l’addio.
Anch’io rivado ora a quelle pagine, a quei ricordi e ne cito qui uno per tutti. Forse uno dei primi.
Ragazzi, io certamente, perché non avevo ancora la patente, cioè avevo meno di 18 anni. Sandro Pertini – che fu nella nostra vita uno dei riferimenti più importanti – tornava a Milano per celebrare in pubblico il 25 aprile. Tornava sempre volentieri a Milano, dove era stato clandestino e capo della rivolta e della liberazione della città. Ebbene il questore di Milano – che era stato il suo carceriere fascista al confino - disse in un comunicato, come per cancellare quella storia, che sarebbe andato a prendere l’allora vicepresidente della Camera dei Deputati alla Stazione Centrale. Pertini rispose con un comunicato che il questore se ne poteva stare a casa perché alla Stazione Centrale sarebbero venuti a prenderlo “i suoi amici”. Ebbene, i “suoi amici” eravamo Giampiero e io. Lui armato di una 500 blu, che curava meticolosamente (e qui, a Lambrate, voglio ricordare Sandra, la sorellina di Paola, che lo prendeva in giro per questo e per i suoi librettini con cui segnava i chilometri fatti, i percorsi fatti, la benzina acquistata). Voi non ci crederete, ma la cosa che impegnò la nostra discussione verso la Stazione fu se Pertini doveva stare “davanti o dietro”! Vi rendete conto…Come sempre avrebbe deciso lui e non noi. Ma su questo particolare continueremo per anni a ricordarci con orgoglio di quella giornata che volle dire per noi molto nel resto della vita.
Anche a nome vostro stringo Giampiero in un grande abbraccio.
 
 
 
Giampiero Spagnolo (16 novembre 2014)

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Se ne andato – dopo tribolazioni di salute ma con speranze di uscire indenne dall’ospedale di Varese dove era in osservazione – il mio amico (da 50 anni!) Giampiero Spagnolo, architetto, marito di Paola Acht e padre di Francesco e Valentina Spagnolo. Una sorta di famiglia allargata.
Lo ricordo qui con una sua pagina di ricordi. Scritta in onore di Sandro Pertini con memorie e spunti della “milanesità” di Sandro Pertini, cose che hanno fatto parte della nostra vita.


Giornale Sentire
25 aprile 2008 - Omaggio a Sandro Pertini

'Il mio amico Sandro' - Ritratto privato di uomini di altri tempi: Pertini, settimo Presidente della Repubblica, nonno degli italiani
di GIAMPIERO SPAGNOLO
 
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Mariella Gramaglia (17 ottobre 2014)

Apprendo, tornato in Italia da una conferenza all'estero, della scomparsa di Mariella Gramaglia.
Una amicizia trentennale, una persona speciale, radicata e libera, valoriale e anticonformista.
Ha aiutato il prossimo, ha posato lo sguardo su microcosmi leggendovi macrocosmi, ha interpretato la politica con l'etica del civismo.
Ha scritto cose molto belle.
Addoloratissimo.

 
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